Filosseno di Citera

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Filosseno di Citera (Citera, 435 a.C. circa – Efeso, 380 a.C. circa[1]) è stato un poeta ditirambico greco antico.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto schiavo del poeta Melanippide in seguito alla conquista ateniese dell'isola di Citera, fu successivamente suo allievo. Sappiamo che visse per un certo periodo alla corte di Dionisio di Siracusa e, secondo una leggenda, fu da quest'ultimo rinchiuso nelle latomie (cave di pietra trasformate in prigioni) per aver espresso giudizi severi sui tentativi poetici del tiranno[2].

Il Ciclope[modifica | modifica wikitesto]

Sappiamo dal lessico Suda che scrisse un'opera lirica sui discendenti di Eaco e ventiquattro ditirambi, dei quali ci sono noti solo alcuni frammenti. Uno di questi, intitolato il Ciclope, che rimane l'opera più celebre di Filosseno, rievocava l'avventura di Odisseo; qui però l'autore si staccava dalla tradizione omerica, introducendo un nuovo personaggio nella vicenda: la ninfa Galatea, di cui il ciclope s'innamorava perdutamente.

Questo motivo fu ripreso in seguito da Teocrito nell'omonimo idillio, ed Aristofane lo utilizzò in una sua commedia (il Pluto, 393 a.C.).

Il Ciclope è importante anche nella storia della musica greca, per il canto a solo che vi cantava Polifemo accompagnandosi con la lira.

Giudizi antichi[modifica | modifica wikitesto]

Antifane parlò di lui, in una commedia, come un "dio tra gli uomini"; Alessandro Magno portò con sé in Asia le sue poesie, ed i grammatici alessandrini lo inserirono nel Canone degli autori musicali da studiare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È il Marmor Parium a riferirci le sue date di nascita e di morte
  2. ^ Plutarco, Moralia, Fortuna e virtù in Alessandro Magno, II.1