Elettrodo di riferimento

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Apparato per la misurazione del potenziale di elettrodo:
1) elettrodo di lavoro
2) elettrodo ausiliario
3) elettrodo di riferimento.

Un elettrodo di riferimento è un elettrodo che presenta un potenziale di elettrodo ben determinato e stabile, indipendente dall'intensità di corrente che attraversa la cella elettrochimica in cui è inserito.[1] Si dice a tale proposito che l'elettrodo di riferimento è "idealmente non polarizzabile".

Gli elettrodi di riferimento sono utilizzati per la misura del potenziale elettrochimico a partire dal potenziale di cella, che è pari alla differenza di potenziale tra l'elettrodo di lavoro e l'elettrodo di riferimento.

Esempi di elettrodi di riferimento[modifica | modifica sorgente]

I più comuni elettrodi di riferimento sono:

Requisiti degli elettrodi di riferimento[modifica | modifica sorgente]

La stabilità degli elettrodi di riferimento è solitamente ottenuta utilizzando un sistema redox i cui costituenti sono a concentrazione costante.

La costanza della concentrazione della soluzione elettrolitica nella quale è immerso l'elettrodo di riferimento è in genere assicurata utilizzando:

Altro requisito essenziale degli elettrodi di riferimento è l'essere non polarizzati.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ IUPAC Gold Book, op. cit.
  2. ^ Potenziali di giunto
  3. ^ http://siba.unipv.it/chimica/DIDATTICA/Pesavento/SCICHIM/12-Correntecella.pdf

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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