EMS VCS3

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Il VCS3 visto dalla parte dell'utilizzatore; in alto a sinistra, i tre oscillatori principali; in basso a sinistra, pannello patch; in basso a destra, il joystick. La tastiera non viene mostrata.

Il VCS3 (acronimo di Voltage Controlled for Studio with 3 Oscillators - in italiano Comandato in Tensione, per Studio, con 3 Oscillatori) è un sintetizzatore analogico con una flessibile architettura a voce semi-modulare. Venne prodotto inizialmente nel 1969 da Peter Zinovieff per conto della società londinese Electronic Music Studios. L'elettronica venne per la maggior parte progettata da David Cockerell e il caratteristico aspetto esteriore dell'apparecchio fu curato dal compositore elettronico Tristram Cary.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il VCS3 è stato praticamente il primo sintetizzatore "portatile" disponibile in commercio, in quanto i precedenti sintetizzatori (noti quelli prodotti da Moog Music, ARP Instruments e Buchla) venivano costruiti per l'utilizzo in studio e presentavano dimensioni alquanto proibitive. A contribuire alla sua diffusione è stato inoltre il prezzo di lancio: meno di £1000 in Gran Bretagna.

Inizialmente non nutriva di grande considerazione nel suo utilizzo come strumento melodico (a causa delle sue regolazioni considerate inaffidabili). Si è invece imposto come un generatore di effetti elettronici estremamente versatile.

Il VCS3, che utilizza la sintesi sottrattiva, possiede tre VCO (oscillatori controllati in tensione: l'aumento o la diminuzione della tensione in ingresso determina un aumento o una diminuzione della frequenza emessa), un generatore di rumore (bianco o rosa), due VCA (amplificatori controllati in tensione: l'aumento della tensione provoca un aumento dell'ampiezza del segnale visibile all'oscilloscopio), un modulatore ad anello (genera le frequenze somma e differenza dei due segnali in ingresso), due VCF (Voltage Controlled Filter) (filtro passa-basso controllato in tensione: la modifica della tensione di controllo cambia la frequenza di applicazione del filtro), un generatore inviluppo ADSR (genera un'onda singola dalla forma editabile che tipicamente viene utilizzato per regolare la velocità di attacco e rilascio del suono), un controller a Joystick, un riverbero controllato in tensione (era l'unico apparecchio esistente ad avere un riverbero controllato in tensione), e due amplificatori d'uscita stereo.

A differenza della maggior parte dei sintetizzatori modulari, che usano un cablaggio esterno per collegare i vari componenti del sistema, il VCS3 utilizza un sistema di puntine (pins) ad incastro per connettere tra loro i componenti, caratteristica tipica degli strumenti EMS.

Nel 1971 la EMS rilasciò una nuova versione del VCS3, il Synthi A, che a differenza dell'originale era montato su un telaio di masonite.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Il VCS3 fu largamente usato dai gruppi appartenenti al progressive rock, tra i quali Hawkwind, Brian Eno (con i Roxy Music), The Who, Area - International POPular group, Todd Rundgren, Kraftwerk, Tangerine Dream, Klaus Schulze e Pink Floyd nell'album Wish You Were Here e nell'album The Dark Side of the Moon (anche se nel famoso brano On the Run di quest'ultimo venne in realtà utilizzato un Synthi A).

Altro musicista che ha fatto largo uso del VCS3 è Jean Michel Jarre: tra i pochi strumenti con cui venne composto l'album Oxygène, figura il VCS3, utilizzato in particolare, per stessa dichiarazione di Jarre, al fine di creare suoni "caldi" ed "eterei".

In Italia, il primo ad utilizzarlo fu Franco Battiato, per l'Album Fetus, all'epoca vennero venduti solo 2 modelli, uno venduto ai "Pink Floyd" e l'altro proprio a "Franco Battiato".

Lucio Battisti ha costruito sui suoni del VCS3 l'intero album Anima latina del 1974, applicandolo anche a chitarra e voce. Nell'album, infatti, a livello sonoro è evidente l'influenza dei Pink Floyd e dei Tangerine Dream.

Musicisti che utilizzano il VCS3[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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