Diari di Mussolini

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Con il termine diari di Mussolini ci si riferisce ad almeno due casi di falsificazione di documenti creati da falsari che sfruttarono testimonianze storiche che riportano l'uso di Mussolini di possedere un diario.

Falso del 1957[modifica | modifica sorgente]

Una prima falsificazione risale al 1957 quando Rosa e Amalia Panvini, madre e figlia, affermarono di aver reperito trenta volumi di diari il cui materiale fu autenticato anche da Vittorio Mussolini[1]. Sulle prime proprio l'elevato numero di volumi sembrò un elemento a favore dell'autenticità. I contenuti però si dimostrarono poco consistenti e di seconda mano.

Falso del 2007[modifica | modifica sorgente]

L'11 febbraio 2007 Marcello Dell'Utri annuncia di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto (di cui si rifiuta di rivelare il nome) cinque presunti diari manoscritti da Benito Mussolini, contenenti appunti dal 1935 al 1939. Alcuni storici quali Francesco Perfetti inizialmente furono possibilisti, altri come Giovanni Sabbatucci, Valerio Castronovo e Denis Mack Smith si esprimono al riguardo con scetticismo. Pochi giorni più tardi L'espresso annuncia, in seguito ad uno studio approfondito, il palese falso dei diari. Dopo diversi mesi di attenti studi condotti da uno dei più autorevoli storici del fascismo Emilio Gentile ed il presidente dei grafologi italiani Roberto Travaglini, che constatarono delle macroscopiche discrepanze storiche ed una calligrafia non riconducibile a Mussolini.

È stato fatto notare che questi diari non sono una novità: per la prima volta comparvero nel 1980, offerti in vendita al Times di Londra che li sottopose all'analisi di alcuni esperti ed alla fine li rifiutò. Nei primi anni 90 vennero proposti alla casa d'aste Sotheby's che ne certificarono la falsità, nel 1992 tentarono di venderli all'editore Carlo Feltrinelli che, fatti visionare da esperti rispedì al mittente i volumi, nel 2004 infine vennero proposti a L'espresso che fece effettuare l'analisi ai due esperti sopra citati e, appuratane la falsità, rifiutò l'acquisto.

Nel 2007 furono comprati da Marcello Dell'Utri il quale, nonostante l'opinione contraria di tutti gli storici e gli esperti in materia grafologica, continua a sostenerne l'autenticità. Il 27 maggio 2010 Silvio Berlusconi, intervenendo a un vertice dell'OCSE, ha citato un passo di questi diari spacciandoli come attendibili:

« Chi è nella posizione di capo del governo di potere vero non ne ha praticamente nulla. Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto un grande e potente dittatore, e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: "dicono che ho potere, non è vero, forse ce l'hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo devo essere contento[2]." »

Nel marzo 2011 i diari sono stati distribuiti gratuitamente dal quotidiano Libero in 30 fascicoli allegati. Sempre nel 2011, lo storico esperto di carte d'archivio Mimmo Franzinelli ha pubblicato con Bollati Boringhieri il libro Autopsia di un falso: i diari di Mussolini e la manipolazione della storia[3]. In questo saggio vengono rigorosamente analizzati punto per punto i "presunti diari", mettendo in evidenza le numerose incongruenze, gli anacronismi e gli errori macroscopici che ne caratterizzano il contenuto e si dimostra ulteriormente ed analiticamente la loro assoluta inverosimiglianza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frodi letterarie (in inglese)
  2. ^ Vedi: Corriere.it
  3. ^ Mimmo Franzinelli, Autopsia di un falso: i diari di Mussolini e la manipolazione della storia, Torino, Bollati Boringhieri, 2011. ISBN 978-88-339-2243-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]