Cultura della vergogna

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L'espressione cultura della vergogna (in inglese shame culture) o civiltà della vergogna fu utilizzata per prima dall'antropologa americana Ruth Benedict in un saggio sulla cultura giapponese, intitolato "Il crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese"[1]. Il saggio fu pubblicato nel 1946, ma nacque da uno studio commissionato dal governo americano durante la seconda guerra mondiale.

La pubblicazione ha dato origine alla contrapposizione tra cultura della vergogna e cultura della colpa (guilt culture). Tale teoria ha trovato sia sostenitori che detrattori.[2]

L'espressione fu poi applicata da E. R. Dodds, nell'opera "I Greci e l'irrazionale", al modello sociale su cui si basa la civiltà omerica[3]. Infatti i grandi eroi, quali Achille o Agamennone, non si sentivano realizzati sapendo nella propria coscienza di essere gloriosi, e pieni di onori, ma dovevano sentirsi considerati tali dagli altri del gruppo. Solo in questo modo sapevano di esistere. Appare quindi ovvio capire che non bastava il sentimento interiore, ma il giudizio degli altri. Nel caso in cui un eroe avesse perso la pubblica stima, sarebbe potuto arrivare anche a uccidersi, come fece Aiace Telamonio. Si tenga conto che l'onore, da cui poi deriva la gloria, non è un concetto astratto, ma il risultato di atti e comportamenti concreti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedict Rith, Il crisantemo e la spada Modelli di cultura giapponese, Laterza, 2009.
    Benedict: Il crisantemo e la spada. URL consultato il 23 maggio 2014.
  2. ^ (EN) Millie R. Creighton, Revisiting shame and guilt cultures: A forty‐year pilgrimage. in Ethos, vol. 18, nº 3, 1990. URL consultato il 23 maggio 2014.
  3. ^ Eric Robertson Dodds, I Greci e l'irrazionale, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2009.