Centro sociale

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Un centro sociale è sede di un gruppo, di un movimento o di una o più associazioni che propongono attività culturali, aggregative, ludiche o politiche, in cui si ritrovano privati cittadini anche solo con lo scopo di socializzare o semplicemente per passare il tempo in compagnia.

I centri politici[modifica | modifica wikitesto]

I centri sociali rappresentano inoltre un fenomeno di aggregazione politica extraistituzionale nato nell'alveo culturale della sinistra extraparlamentare. I primi centri sociali, nati come luogo di aggregazione di militanti politici, nascono alla fine degli anni settanta sulla base dell'esperienza dei circoli del proletariato giovanile.[senza fonte]

Il fenomeno è cresciuto nel corso degli anni ottanta e novanta tanto da divenire endemico su tutto il territorio nazionale ed identificativo del mondo della controcultura giovanile politicamente schierata. Prassi consuetudinaria dei centri sociali è quella della cosiddetta "riappropriazione (o liberazione) degli spazi", che consiste nell'occupazione (abusiva) di stabili spesso dismessi. In tempi più recenti gli enti locali hanno cominciato a legalizzare alcuni centri sociali occupati affidandoli agli occupanti stessi (oppure ad assegnare stabili ad associazioni senza dimora che ne fanno uso), in modo da responsabilizzarne i "gestori".

L'attivismo nato nell'area dei centri sociali di questo tipo si è conquistato nel tempo un certo peso sulla scena politica nazionale, tanto che la locuzione "centri sociali" è entrata a far parte del linguaggio politico corrente, in quanto identificativa della militanza di estrema sinistra riconducibile a queste realtà. Durante gli anni duemila, sebbene centri sociali politicamente posizionati dal centrodestra all'estrema destra fino all'area fascista esistano fin dagli anni ottanta[1], hanno cominciato ad acquisire peso politico anche i centri sociali di questa parte politica, grazie ad una maggiore capacità comunicativa ed all'abbassamento delle tensioni politiche proprie dei decenni precedenti.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda i centri sociali di sinistra si parla di Centri Sociali Autogestiti (CSA) oppure, nel caso di centri occupati, di Centri Sociali Occupati Autogestiti (CSOA o CSO). In alcuni casi è possibile trovare la denominazione Centro Popolare Occupato (CPO).

Per quanto riguarda invece i centri sociali di destra o di orientamento neofascista si parla genericamente di centri sociali di destra oppure, nel caso di quelli facenti parte del circuito relativo a CasaPound Italia, di Occupazioni Non Conformi (ONC) ed Occupazioni a Scopo Abitativo (OSA).[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Domenico Di Tullio, Centri sociali di destra: occupazioni e culture non conformi, Castelvecchi, Roma, 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., "Centri sociali: geografie del desiderio: dati, statistiche, progetti, mappe, divenire", Shake edizioni underground, Milano, 1996, ISBN 88-86926-01-4
  • Enrico Caniglia, "Identità, partecipazione e antagonismo nella politica giovanile", Rubbettino Editore srl, 2002, ISBN 88-498-0393-1
  • Carlo Branzaglia, Pierfrancesco Pacoda, Alba Solaro, "Posse italiane: centri sociali, underground musicale e cultura giovanile degli anni '90 in Italia", Tosca editore, 1992, ISBN 88-7209-022-9
  • Domenico Di Tullio, Centri sociali di destra: occupazioni e culture non conformi, Castelvecchi, Roma, 2006, ISBN 88-7615-105-2
  • AA. VV. Area 19, Società Editrice Barbarossa, 2008.
  • Nicola Antolini Fuori dal cerchio, Elliot, 2010. ISBN 9788861921405
  • Claudio Calia Piccolo Atlante Storico Geografico dei Centri Sociali Italiani, BeccoGiallo, Padova, 2014, ISBN 978-8897555827

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