Buruscio

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Un rajah hunza con alcuni membri della tribù (XIX secolo).

I buruscio o bruscio o hunza[1] sono una popolazione che vive nelle valli pakistane settentrionali di Hunza, Nagar e Yasin. Ci sono anche oltre 300 buruscio a Srinagar, India[2]. In questa zona, prevalentemente costituita da musulmani, si parla il burushaski[3], una lingua non in relazione, a quanto pare, con nessun'altra.[4] Geneticamente sono in parte vicini alle popolazioni dell'Est Asiatico, facendo supporre che almeno qualcuno dei loro antenati abbia avuto origine nel nord dell'Himalaya.[5]

Hunza[modifica | modifica sorgente]

Bandiera di Hunza.[senza fonte]

Il popolo hunza (o hunzakut) discende dal principato di Hunza e vive a fianco dei wakhi e degli shina. I wakhi abitano nella parte superiore dell'Hunza localmente chiamata Gojal e nelle regioni confinanti situate in Cina, Tagikistan e Afghanistan, e anche a Gizar e nel distretto di Chitral del Pakistan. La popolazione parlante lo shina vive nella parte meridionale dell'Hunza. Essi provengono da Chilas, Gilgit, e altre aree pakistane di lingua shina. I buruscio-hunza, secondo quanto viene riportato da Ralph Bircher[6], contavano circa 10.000 abitanti (almeno fino a qualche decennio fa), sparsi in circa 150 villaggi situati a un'altitudine che oscilla tra i 1660 e i 2450 m. sul livello del mare. La conformazione del territorio rendeva questo popolo abbastanza isolato dai popoli circostanti, a causa delle vie di comunicazione impraticabili e pericolose se non addirittura assenti. Gli hunza abitano molto al di sopra della valle omonima, sui loro terrazzi (mesas) spesso fortemente soscesi e impervi, non esenti dal rischio di frane, con strapiombi di 600-900 metri. Dal territorio degli hunza è possibile osservare i vicini nagir separati da un profondo grande canyon che rende ancor più difficile le vie di comunicazione.[6]

Fino a pochi decenni or sono gli hunza erano governati da un mir (corrispondente al nostro re); il loro capoluogo era Balbit conosciuta anche come Karimabad. Lo stato principesco di Hunza venne abolito il 25 settembre del 1974.

Gli hunzakut e la regione di Hunza ha uno dei più alti tassi di alfabetizzazione in confronto agli altri distretti similari pakistani ed è una delle maggiori attrazioni turistiche del Pakistan; molti pakistani e turisti stranieri viaggiano per la regione per godere dei paesaggi pittoreschi e delle sue sbalorditive montagne. Il distretto possiede molte attrattive moderne ed è abbastanza progredito rispetto allo standard asiatico. La leggenda locale ci racconta che questi hunza potrebbero essere stati associati con il regno scomparso di Shangri-La.

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Burushaski.

La lingua hunza attualmente resta ancora senza possibilità di poter essere collegata ad altre lingue limitrofe e non, esistenti o estinte. Secondo Lorimer questa lingua si è evoluta separatamente da almeno 5000 anni a questa parte e comunque lo stesso linguista ammette di non essere riuscito nemmeno a completare un sufficiente vocabolario nei suoi 15 mesi di permanenza, aggiungendo inoltre che avrebbe avuto bisogno di almeno altri dieci anni per poterlo fare.[7]

Religione[8][modifica | modifica sorgente]

Appartenenti formalmente alla corrente musulmana degli ismailiti, gli hunza, come osservava Lorimer, sono molto diversi dagli stessi popoli limitrofi, non avendo nessuna pratica che si manifesti esteriormente, né rituali, né preghiere, né templi, oggetti di venerazione o pellegrinaggi, né tantomento si può trovare qualche parvenza di mullah o gerarchia religiosa. La religione e la preghiera vengono vissute intimamente. Lo stesso Lorimer racconta che soltanto dopo tre mesi scoprì per puro caso che un certo contadino, per nulla distinguibile dagli altri, era in realtà un khalifa (prete laico). Non vi è, almeno apparentemente, traccia di superstizione, né di credenze riguardanti il malocchio, la magia, come avviene invece per i popoli vicini, dai quali si distinguono ancor più per il fatto che le donne non portano il velo ed hanno parità di diritti.

Usi e costumi, arte e letteratura[modifica | modifica sorgente]

Gli hunza sono soliti festeggiare i grandi eventi nel giorno del solstizio d'inverno con danze e musica eseguita dai béricho, musicisti di origine indiana. L'arte come la letteratura è pressoché assente. Come ogni civiltà contadina ci sono diverse festività e riti propiziatori legati alla semina e al raccolto come quella che si celebra il 6 febbraio per la semina dell'orzo. Non manca il carnevale che si celebra all'inizio di febbraio. Gli hunza sono inoltre delle appassionati e abili giocatori di polo.

Gli Hunza e Alessandro Magno[modifica | modifica sorgente]

La leggenda riguardante i burusci racconta che essi discendono dal villaggio di Baltir, fondato da un soldato abbandonato dall'armata di Alessandro Magno — una leggenda che è comune a molta parte dell'Afghanistan e Pakistan settentrionale.[9] Tuttavia, l'evidenza genetica sostiene soltanto una componente genetica balcanica tra i pashtun afghani,[10] e non tra i burusci.[11]

Gli hunza e la Macedonia[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008 l'Istituto Macedone per le Ricerche Strategiche "16.9" organizzò un ricevimento del principe hunza Ghazanfar Ali Khan e della principessa Rani Atiqa, considerati discendenti dell'armata di Alessandro.[12] La delegazione hunza venne accolta all'aeroporto di Skopje dal primo ministro Nikola Gruevski, il capo della chiesa ortodossa macedone, l'arcivescovo Stefano, e dall'allora sindaco di Skopje Trifun Kostovski.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il nome hunza era riservato inizialmente al fiume che divideva le popolazioni dei buruscio da quella dei nagir, mentre l'etnonimo hunza viene attribuito ai buruscio dalle popolazioni limitrofe. - Ralph Bircher, op. cit., p. 32.
  2. ^ http://repositories.lib.utexas.edu/bitstream/handle/2152/2777/munshis96677.pdf?sequence=2
  3. ^ Ralph Bircher parla di lingua hunza piuttosto che di burushaski, poiché quest'ultima è anche la lingua (poco diversificata) dei nagir e dei più distanti yasin che differiscono moltissimo sia per quanto concerne la cultura, gli usi e costumi, che per le condizioni fisiche e ambientali.
  4. ^ (EN) Lingua burushaski, Enciclopedia Britannica online
  5. ^ (EN) Worldwide Human Relationships Inferred from Genome Wide Patterns of Variation - Science 22 febbraio 2008:Vol. 319. no. 5866, pp. 1100 - 1104 DOI: 10.1126/science.1153717
  6. ^ a b Ralph Bircher, op. cit., pp. 32-33.
  7. ^ Ralph Bircher, op. cit., p. 34.
  8. ^ Ralph Bircher, op. cit., pp. 56-62.
  9. ^ (EN) Un dizionario etno-storico della Cina. Westport, Conn.: Greenwood Press, 1998. ISBN 0313288534.
  10. ^ (EN) evidenza cromosomica Y riguardo a un limitato contributo greco alla popolazione pathan del Pakistan, European Journal of Human Genetics (2007) 15; pubblicato online il 18 ottobre 2006
  11. ^ (EN) Y-Chromosomal DNA Variation in Pakistan - Am. J. Hum. Genet. 70:1107–1124, 2002, pg. 117
  12. ^ Alexander’s ‘descendants’ boost Macedonian identity - FT.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (SV) D.L.R. Lorimer, la lingua burushaski, 4 voll., Institutett for Sammenligende Kulturforskning, Oslo, 1935, (Leipzig, Otto Harrasowitz).
  • (EN) E.O. Lorimer, Language hunting in the Karakoram, Londra, George Allen & Unwin.
  • (EN) G.T. Wrench, M.D.T. e Wheel o health, a study of very health people. The C.W. Daniel Company Ltd. Londra. W.C. 1. 1938. Brigadier General Sir George Cookrill, Pioneer Explorationa in Hounza and Chirral, in the "Himalaya Journal", Vol. XI (1939), p. 15-41, Campell Secord and the MICHAEL VYVYAN, Reconnaissance of Rakaposhi and the Kunyang glacier, in "The Himalayan Journal", Vol. XI (1939), pag. 156-164 (resoconti di McCarrison riproposti da Wrench, uno dei suoi allievi).
  • (EN) Clark, John. Hunza: Lost Kingdom of the Himalayas, New York, Funk & Wagnalls Company, 1956.
  • (EN) Tobe, John H. (1960). Adventures in a Land of Paradise. Emmaus, Pa.: Rodale Books.
  • (IT) Ralph Bircher e Giovanna Ponticelli, Gli hunza, un popolo che ignorava la malattia, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1980, ISBN 88-89264-07-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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