Blocco delle attività amministrative negli Stati Uniti d'America

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Il blocco delle attività amministrative, in lingua inglese chiamato government shutdown, è la particolare procedura del sistema politico statunitense, che coinvolge il settore esecutivo ogni qual volta il Congresso non riesce ad approvare la legge di rifinanziamento delle attività amministrative. Prevista dall'Antideficiency Act, la procedura prevede che, senza l'approvazione dei relativi stanziamenti, siano essi annuali o a breve termine, le attività governative non essenziali debbano essere sottoposte ad un «arresto» (shutdown) fino all'approvazione di un rifinanziamento da parte del Parlamento.

L'inizio dell'anno fiscale, e quindi il termine entro il quale il Congresso deve approvare i piani di spesa per le principali attività amministrative, è il 1º ottobre.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Lincoln Memorial, chiuso al pubblico durante il blocco delle attività amministrative del 2013

Secondo il principio della separazione dei poteri dettato dalla Costituzione degli Stati Uniti, il Congresso esercita un potere esclusivo sulla gestione del bilancio federale. Tutti gli stanziamenti che formano la spesa pubblica devono quindi essere approvati da entrambi i rami del Parlamento, Camera dei Rappresentati e Senato, prima della promulgazione da parte del Presidente. Le proposte di legge entrano in vigore anche senza la firma del Presidente, il quale può tuttavia esercitare un diritto di veto che obbliga il Parlamento a ridiscutere il documento emanato. Il veto del Presidente può essere superato con una nuova approvazione da parte di almeno due terzi dei membri delle camere. Quando il Congresso non riesce ad emanare la legge di bilancio e il rifinanziamento delle varie attività amministrative prima della fine del periodo fiscale in corso, queste vengono sottoposte ad uno shutdown, ovvero ad una procedura di sospensione, fatta eccezione per le attività giudicate «essenziali».

La procedura di blocco delle attività amministrative, in accordo con la sezione 9 dell'articolo 1 della Costituzione, la quale enuncia il principio secondo il quale le spese pubbliche devono essere direttamente legate ai relativi stanziamenti previsti dalla legge, è prevista dall'Antideficiency Act. Tale legge, volta a prevenire spese in eccesso rispetto gli stanziamenti varati dal Congresso e indebitamenti da parte dei vari enti governativi, prevede che in caso di mancata copertura finanziaria possono essere continuate solo le attività legate alla sicurezza della vita umana o alla tutela della proprietà[1]. Una prima versione di tale legge risale al 1870, che venne poi emendata più volte nel corso degli anni, assumendo l'attuale nome nel 1884. Gli ultimi emendamenti furono approvati nel settembre del 1982.

Il primo blocco delle attività amministrative si verificò nel 1976, seguito da altri cinque shutdown tra il 1977 e il 1979. Gli effetti provocati a tali blocchi furono tuttavia minimi, poiché i vari enti pubblici applicavano le disposizioni dell'Antideficiency Act meno rigorosamente, riducendo in parte le attività non essenziali, ma continuando regolarmente la maggior parte delle operazioni. Tra il 1980 e il 1981, tuttavia, il procuratore generale Benjamin Richard Civiletti pubblicò due interpretazioni di tale legge, le quali offrivano una ri-lettura molto più rigida dell'Antidefiency Act. Secondo Civiletti, per evitare di ricadere nell'illegalità, gli enti pubblici dovevano cessare completamente le proprie attività in caso di una temporanea mancata copertura finanziaria, eccetto che per offrire servizi per i quali vi sia un «...ragionevole e articolabile legame con la sicurezza della vita umana o la tutela della proprietà»[1]. Da allora, gli enti pubblici si adeguarono alla sua interpretazione per i successivi shutdown. Annualmente l'Ufficio per la gestione e il bilancio emana una circolare con le linee guida, che i vari dipartimenti della pubblica amministrazione devono seguire in caso di shutdown[1].

A partire dal 1976, durante la presidenza di Gerald Ford, un blocco delle attività amministrative si è verificato 18 volte, con una durata massima di tre settimane. L'ultima, dal 1º al 17 ottobre 2013, sotto la presidenza di Barack Obama, è stata provocata da uno stallo raggiunto sul dibattito tra democratici e repubblicani su un possibile definaziamento o rallentamento della riforma del sistema sanitario, il Patient Protection and Affordable Care Act, noto anche come Obamacare, e un possibile aumento del tetto del debito pubblico.

Il blocco delle attività amministrative è una procedura tipica degli Stati Uniti d'America. Negli altri sistemi parlamentari, infatti, governo e parlamento sono solitamente controllati dalle stesse forze politiche; un'eventuale mancata approvazione del bilancio può determinare nuove elezioni, ma non compromette la regolare esecuzione dei servizi pubblici[2].

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Durante un blocco delle attività amministrative il personale giudicato non essenziale dei vari dipartimenti della pubblica amministrazione viene mandato in congedo non retribuito. Tuttavia, anche se non previsto dall'Antideficiency Act, storicamente il Congresso provvede a disporre un pagamento retroattivo per i lavoratori interessati[1].

Tra i vari servizi pubblici interessati: parchi pubblici, musei e monumenti vengono immediatamente chiusi ai visitatori; viene sospesa l'ammissione di pazienti presso il centro di ricerca medica National Institutes of Health; il CDC vede ridotta la sua capacità di controllo; dopo dieci giorni molti processi civili vengono sospesi e rinviati; la NASA vede ridotto al minimo il numero di impiegati, volti a supportare solo le missioni in corso; vengono sospesi alcuni servizi di assistenza ai veterani e tributaria; molte richieste di finanziamento di piccole imprese e privati che prevedono agevolazioni statali vengono ritardate[3][4].

Tra i servizi che non vengono invece coinvolti: i servizi postali, di riscossione dei tributi, di assistenza medica, i servizi prestati dalle forze di polizia, militari e vigili del fuoco, il controllo del traffico aereo e i servizi meteorologici[3][4].

A causa del government shutdown del 2013, più di 700.000 dipendenti pubblici si ritrovarono in congedo non retribuito, molti dei quali furono richiamati in servizio prima del termine del blocco[4][5]. Come da tradizione, il Congresso dispose un successivo pagamento retroattivo per compensare i lavoratori interessati[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Clinton T. Brass, Shutdown of the Federal Government: Causes, Processes, and Effects (PDF) in The Washington Post, Congressional Research Service, 18 febbraio 2011. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  2. ^ (EN) Anthony Zurcher, US Shutdown Has Other Nations Confused and Concerned in BBC News, 1º ottobre 2013. URL consultato il 17 ottobre 2013.
  3. ^ a b (EN) What's Affected by a Government Shutdown?, USA.gov. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  4. ^ a b c (EN) What services are affected when the US government shuts down in The Guardian, 1º ottobre 2013. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  5. ^ (EN) 5 things to know about government shutdown Thursday in USA Today, 10 ottobre 2013. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  6. ^ (EN) Eric Yoder, What ending the shutdown would mean to federal employees in Washington Post, 16 ottobre 2013. URL consultato il 17 ottobre 2013.

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