Bertholletia excelsa

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Bertholletia excelsa
Brazilnut1.jpg
Noce del Brasile
Stato di conservazione
Status iucn2.3 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Lecythidales
Famiglia Lecythidaceae
Genere Bertholletia
Specie B. excelsa
Classificazione APG
Ordine Ericales
Famiglia Lecythidaceae
Nomenclatura binomiale
Bertholletia excelsa
Humb. & Bonpl.
Nomi comuni

Noce del Brasile,
Noce amazzonica,
Castagno del Pará

La Bertholletia excelsa, comunemente nota come noce del Brasile o noce amazzonica (nome commerciale brazil nut) è un grande albero amazzonico che produce forse l'unica specie nel mercato mondiale di frutta secca ottenuta esclusivamente in aree naturali, senza coltivazione.

La noce si ottiene dai grossi frutti della pianta, un grande albero appartenente alla famiglia delle Lecythidaceae caratterizzato da frutti a forma di capsula legnosa. La famiglia delle Lecythidaceae è di diffusione pantropicale ma la maggior parte delle specie sono diffuse nel neotropico, specialmente del bacino amazzonico.

L'albero della noce del Brasile cresce principalmente nell'amazzonia meridionale, tra Perù, Brasile e Bolivia.

L'albero della Bertholletia excelsa, localmente noto come almendro o castaño, può arrivare a misurare più di 50 metri di altezza ed è quindi uno di quegli alberi definiti emergenti nella foresta tropicale. I grandi frutti legnosi, noti in botanica come pixidii, delle dimensioni di una noce di cocco, sono maturi tra dicembre e marzo, periodo che corrisponde alla stagione di maggiori precipitazioni piovose. La pioggia gonfia l'epicarpo spugnoso del frutto che per il peso e l'azione del vento, cade al suolo. Dopo alcuni giorni, per gli effetti di microrganismi ed insetti, le parti spugnose sono rimosse restando il grosso guscio legnoso del frutto. Questo frutto in natura è aperto solo dall'aguti, un grosso roditore della foreste o, in periodo più lungo, dalle termiti. All'interno della capsula legnosa sono contenute a forma di spicchio in media tra 12 e 20 semi, le noci vere e proprie, anch'esse protette da un guscio legnoso.

La raccolta e l'uso[modifica | modifica wikitesto]

La noce del Brasile viene raccolta durante il periodo piovoso, dicembre-marzo, da raccoglitori locali che si trasferiscono temporaneamente nella foresta, spesso con le famiglie, per la raccolta del frutto. Ogni raccoglitore ha un sentiero o un settore di foresta che percorre periodicamente per raccogliere le capsule cadute. Con abilità e l'uso di un machete le capsule sono aperte e gli spicchi legnosi estratti e raccolti in aree apposite (payoles). Da qui verranno trasportati attraverso la foresta con mezzi rudimentali verso un centro di raccolta principale da cui, normalmente con delle imbarcazioni fluviali, raggiungono gli stabilimenti di trasformazione. In questi stabilimenti, noti come beneficiadoras, la noce viene essiccata e aperta dal lavoro a cottimo di intere famiglie durante vari mesi. Inscatolata sotto vuoto, viene, quindi, per la quasi totalità, esportata verso Europa e nordamerica.

Nonostante il nome commerciale di noce del Brasile (o in alcuni casi, noce amazzonica), il principale produttore mondiale è la Bolivia, nei dipartimenti di Beni e Pando dove il frutto è conosciuto come almendra o castaña del Beni. Nelle cittadine di Riberalta e Cobija si trovano i principali stabilimenti mondiali di trasformazione.

In Italia la noce del Brasile è poco nota e normalmente commercializzata ancora con il guscio. La maggior parte della produzione viene inviata in Europa per l'industria alimentare. Dato però anche l'alto contenuto di grassi, la noce è utilizzata anche per la produzione di olio commestibile. La noce del Brasile contiene, tra gli altri minerali, anche buone quantità di selenio.

Per togliere il guscio alle noci brasiliane, metterle in forno per 15 minuti a 200 °C, oppure surgelarle. Dopo uno "shock termico", è facile schiacciarle e sgusciarle.

Conservazione e futuro[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni aspetti ambientali e sociali vanno considerati nella produzione della noce del Brasile. Nonostante la raccolta avvenga senza danneggiare gli alberi, durante l'epoca del raccolto migliaia di raccoglitori e le loro famiglie si trasferiscono nelle aree forestali. Molte di queste famiglie hanno come principale fonte proteica alimentare la carne di animali selvatici. Dopo l'epoca della raccolta o estrazione molte specie di mammiferi e uccelli si trovano in condizione critica di conservazione. È stata segnalata per esempio l'estinzione locale della scimmia ragno (Ateles paniscus) per l'impatto delle attività venatorie di sussistenza. La noce del Brasile non può venir in questo modo considerato un prodotto a tutti gli effetti ambientalmente sostenibile.

Va considerato un altro aspetto, più legato all'ecologia della pianta. Tale aspetto è dato dalla stretta relazione tra gli impollinatori e l'albero; la noce del Brasile produce frutti solo in aree naturali. Per quanto l'albero possa venire coltivato con relativa facilità in presenza di clima appropriato, l'assenza dell'insetto imenottero che lo impollina, (tale insetto è esclusivamente selvatico e adatto solo all'ambiente forestale), rende impossibile la fecondazione dei fiori e quindi la produzione di frutti.

Infine l'aspetto sociale: raccoglitori e lavoratori degli stabilimenti di trasformazione, indigeni o meticci da generazione residenti in aree periforestali (la maggior parte dei meticci, noti come caboclos in Brasile e camba in Bolivia, risiede in queste aree dall'epoca dell'estrazione del caucciù), vengono pagati cifre molto basse e non godono di forme di assistenza sociale. Date anche le condizioni precarie dei luoghi di raccolta e lavoro, l'alta incidenza di gravi malattie tropicali, quali la malaria, leishmaniosi e febbre gialla, è facilmente intuibile l'impatto sulle condizioni di vita di questi lavoratori. Si tratta, infatti, del frequente paradosso di un prodotto del mercato mondiale che gode di prezzi elevati ma che produce pochi e settoriali benefici per le popolazioni locali che lo raccolgono.

Radioattività[modifica | modifica wikitesto]

Le noci del Brasile contengono piccole quantità di radio. Sebbene la quantità di radio, un elemento radioattivo, sia molto piccola, circa 1-7 pCi/g (40-260 Bq/kg), e la maggior parte di esso non venga trattenuta dal corpo, questa è 1.000 volte superiore che in altri alimenti. Secondo la Università Associate di Oak Ridge, questo non è dovuto a elevati livelli di radio nel terreno, ma all'apparato radicale molto esteso.[2]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Bertholletia excelsa in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Radioactivity of Brazil nuts.

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