Babrio

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Babrio (in greco: Βαβρίας, Babrìas) (fine II secolo – prima metà del III secolo) è stato uno scrittore romano di favole in lingua greca.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di lui non ci sono noti dati biografici precisi. Forse di origine romana (il suo nomen sarebbe Valerius), visse probabilmente in Siria, dove le sue favole per la prima volta divennero popolari. Poiché le fonti si riferiscono a lui come "figlio del re Alessandro", molti sono stati i tentativi di definire la sua identità in modo più specifico, con il risultato che la sua data di nascita è stata collocata nel tempo fra il III secolo a.C. e il III secolo d. C. Oggi pare probabile indicare il II secolo d. C. come periodo della sua attività. L'Alessandro citato dalle fonti potrebbe essere stato anche Alessandro Severo (222-235), alla cui corte erano riuniti molti letterati. Il "figlio di Alessandro", peraltro, è stato ipotizzato che non sia Babrio stesso, ma un certo Branco nominato nelle favole e di cui Babrio forse era il tutore. Tale ipotesi, tuttavia, trova l'opposizione di chi pensa che Branco sia un nome di pura finzione letteraria. Comunque non vi è cenno di uno scrittore di nome Babrio prima del III secolo d.C., e l'analisi stilistica dei suoi testi confermerebbe la sua appartenenza a questo periodo.

Il primo critico a fare uscire Babrio dallo status di semplice nome è stato Richard Bentley, nella sua Dissertation on the Fables of Aesop. Attraverso un'accurata analisi delle favole esopiche in prosa, riprodotte in diverse raccolte fin dal tempo di Massimo Planude, Bentley individuò tracce di versificazione e riuscì a estrarre alcuni versi che attribuì a Babrio. Thomas Tyrwhitt (De Babrio, 1776), proseguì le ricerche di Bentley e per molto tempo gli sforzi degli studiosi furono rvolti alla ricostruzione dell'originale struttura metrica delle favole.

Nel 1842 il greco Minoïde Mynas scoprì un manoscritto di Babrio nel monastero di S. Laura sul Monte Athos, manoscritto ora al British Museum. Il manoscritto conteneva 123 favole sulle 160 che si suppone fossero originariamente. Sono ordinate alfabeticamente ma si interrompono alla lettera O. Sono scritte in versi coliambici. La versificazione è corretta ed elegante, lo stile piacevole; la struttura narrativa delle favole segue quella delle favole in prosa. La genuinità di questa raccolta è normalmente accettata dagli studiosi.

Nel 1857 Minas dichiarò di aver trovato sul Monte Athos un altro manoscritto contenente 94 favole e una prefazione. La copia originale è tuttora al Monte Athos, ma una copia, ora al British Museum, è stata pubblicata da George Cornewall Lewis nel 1859. Sembra tuttavia che tale raccolta sia un falso. Altre sei favole sono state portate alla luce da P. Knoll da un manoscritto vaticano e sono state pubblicate da A. Eberhard, Analecta Babriana, 1879.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni
  • Boissonade (1844)
  • Lachmann (1845)
  • Schneider (1853)
  • Eberhard (1876)
  • Gitlbauer (1882)
  • Rutherford (1883)
  • Knoll, Fabidarum Babrianarum Paraphrasis Bodleiana (1877)
  • Feuillet (1890)
  • Desrousseaux (1890)
  • Passerat (1892)
  • Croiset (1892)
  • Crusius (1897).
  • Mantels, Über die Fabeln des B. (1840)
  • Crusius, De Babrii Aetate (1879)
  • Ficus, De Babrii Vita (1889)
  • J Weiner, Quaestiones Babrianae (1891)
  • Conington, Miscellaneous Writings, II, 460-491
  • Marchiano, Babrio (1899)
  • Fusci, Babrio (1901)
  • Christoffersson, Studia de Fabvlis Babrianis (1901).
Traduzioni
  • In inglese: Davies (1860)
  • in francese: Levêque (1890)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 19646296 LCCN: n84133329

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