Assassin's Creed: Embers

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Assassin's Creed: Embers
Assassin's Creed Embers.png
Shao Jun
Titolo originale Assassin's Creed: Embers
Paese di produzione Francia, Canada
Anno 2011
Durata 21 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.32:1
Genere animazione
Regia Laurent Bernier
Soggetto Alexandre Amancio, Jean Guesdon, Corey May, Louis-Pierre Pharand
Sceneggiatura Darby McDevitt
Produttore Louis-Pierre Pharand
Produttore esecutivo Yves Guillemot, Serge Hascoet, Yannis Mallat, Sèbastian Puel
Musiche Jesper Kyd
« Non riesco a lasciarmi il passato alle spalle. »
(Ezio Auditore da Firenze)

Assassin's Creed: Embers è un cortometraggio d'animazione del 2011.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Anni dopo le sue avventure a Costantinopoli, l'Assassino Ezio Auditore, ormai anziano, si è stabilito in una villa nelle campagne toscane assieme alla moglie, Sofia Sartor, e i suoi due figli Flavia e Marcello.

Un giorno, nella sua dimora si presenta un'Assassina, Shao Jun, proveniente dalla Cina, in cerca di aiuto per salvare la sua gente e il ramo cinese dell'Ordine. Ezio si rifiuta di aiutarla, ma la lascia comunque rimanere. Il giorno dopo, Ezio trova Jun leggere le sue carte nel suo studio e arrabbiato la caccia. In seguito, resosi conto di esser stato troppo brusco, le permette di aiutarlo nella vendemmia, accompagnandolo a far compere a Firenze. Lì, Ezio aiuta Jun a comprendere il significato dell'essere Assassini. Terminate le compere, i due vengono intercettati da alcuni soldati dell'imperatore Jiajing e tuttavia eliminati da Jun. Tornati alla villa, quella notte Ezio e Jun vengono attaccati di nuovo da altri soldati. Sconfitti anch'essi, la mattina seguente Shao Jun decide di partire. Ezio le dà quindi uno scrigno misterioso, dicendole che l'avrebbe aiutata in futuro, solo nel caso perdesse la strada.

Tempo dopo, Ezio decide di accompagnare Sofia e Flavia a Firenze dopo aver terminato di scrivere una lettera. Arrivati, Ezio si siede su una panchina nelle vicinanze, mentre la moglie e la figlia acquistavano degli alimenti. Nel frattempo, un giovane si siede vicino Ezio, insultando le donne di Firenze. Ezio gli dice tuttavia che il suo problema non sono le donne di Firenze, ma viene colto da un malore. Vedendo ciò, il giovane stringe la mano di Ezio dicendogli di farsi coraggio, nel voltarsi il ragazzo mostra una cicatrice sulla guancia sinistra e dopo un misterioso scambio di sguardi consiglia a Ezio di riposarsi e si allontana. Ezio si gira quindi verso la moglie e la figlia, morendo serenamente. La lettera scritta poco prima di uscire era indirizzata alla moglie Sofia.

« Quand'ero giovane avevo la libertà ma non la vedevo; avevo il tempo, ma non lo sapevo; avevo l'amore, ma non lo provavo. Ci sono voluti molti anni per capire il significato di tutti e tre, e ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento. Amore, libertà e tempo, allora così disponibili, sono il nutrimento che mi permette di andare avanti. Specialmente l'amore, mia cara: per te, per i nostri figli, per i nostri fratelli e sorelle, e per il vasto e magnifico mondo che ci ha dato la vita e che continua a sorprenderci.

Con affetto infinito, mia Sofia.
Tuo per sempre, Ezio. »