Arcibaldo (serie televisiva)

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Arcibaldo
All in the Family.JPG
immagine tratta dalla sigla della prima serie
Titolo originale All in the Family (stagioni 1-9)
Archie Bunker's Place (stagioni 10-13)
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1971-1983
Formato serie TV
Genere Sitcom
Stagioni 13
9 (All in the family)
4 (Achie Burker's Place)
Episodi 305 + 2 episodi pilota
209 (All in the family)
96 (Achie Burker's Place)
Durata 25 minuti ca. (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 4:3
Colore colore
Audio mono
Crediti
Ideatore Norman Lear
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 12 gennaio 1971
Al 4 aprile 1983
Rete televisiva CBS
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal aprile 1983
Al 1986
Rete televisiva Canale 5
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 23 gennaio 2013
Al in corso
Rete televisiva Fox Retro
Premi
Opere audiovisive correlate
Spin-off Maude (Una signora in gamba)
I Jefferson
Gloria
704 Hauser
Good Times
Checking In

Arcibaldo (titolo originale in lingua inglese All in the Family) è il nome italiano di una sit-com statunitense, prodotta dal 1971 al 1979. Al termine della nona stagione, gli autori apportano modifice sostanziali nella serie, che prende il nome di Archie Bunker's Place. Con la nuova denominazione (non recepita dalla televisione italiana) lo show andò in onda dal 1979 al 1983.

Nel 2002, la rivista TV Guide ha classificato Arcibaldo al 4º posto tra I migliori 50 spettacoli televisivi di tutti i tempi[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Archie e Lionel nel 4º episodio della serie

Creato dal grande autore e produttore televisivo Norman Lear, Arcibaldo fu un grandissimo successo, raggiungendo il primo posto nella Nielsen ratings (la classifica degli ascolti) dalla seconda alla sesta stagione, prima serie a raggiungere la vetta della classifica per 5 stagioni consecutive (record successivamente eguagliato da I Robinson e superato da American Idol).

Ispirato dalla sit-com britannica Till Death Do Us Part, Lear adattò la serie per il mercato americano, decidendo quindi di introdurci argomenti legati alla cronaca statunitense, aprendo la strada alla raffigurazione televisiva di temi precedentemente considerati non idonei per le commedie televisive, come il razzismo, il sesso, l'omosessualità, il ruolo delle donne, lo stupro, l'aborto, il cancro, la guerra del Vietnam, la menopausa e l'impotenza. Pur di non rinunciare a tutto questo, Lear nel 1975 sfidò la commissione di censura della Federal Communications Commission che aveva promulgato un codice che aveva vietato di parlare di argomenti inadatti ai minori nella fascia oraria tra le 20.00 e le 21.00, spostando la serie un'ora più avanti. Il grande successo di pubblico obbligò la FCC a riscrivere le regole.

Dopo 9 stagioni e 208 episodi l'attrice Jean Stapleton lascia la parte di Edith Bunker, moglie di Arcibaldo. Gli autori decidono di spostare la location principale dalla casa di Arcibaldo al suo bar, modificando il titolo della serie (cosa che in Italia non è avvenuta). Edith fa ancora qualche apparizione nel corso della prima stagione di Archie Bunker's Place, ma nella seconda il suo personaggio viene fatto morire.
A Maude, cugina di Edith, dalle forti idee femministe e protagonista di grandi scontri con il cognato, nel 1972 viene dedicato uno spin-off, Maude (trasmesso in Italia anche con il titolo Una signora in gamba), che andrà in onda dal 1972 per 6 stagioni.
Vicini di casa dei Bunker sono i Jefferson, famiglia di colore composta da George, capofamiglia, Louise, sua moglie, loro figlio Lionel e, sino alla quarta stagione, anche Henry, fratello di George. Mentre Edith e Louise diventano buone amiche, i rispettivi mariti si odiano apertamente, essendo l'uno l'alter-ego dell'altro. Come per Maude, anche alla famiglia di George e Louise sarà dedicato uno spin-off, il fortunatissimo I Jefferson, in onda dal 1975 per 11 stagioni.
Nel 1982 un episodio di Archie Bunker's Place fa da episodio pilota ad un terzo spin-off della serie: Gloria, inedito in Italia, che andrà in onda per una sola stagione e che ha per protagonista la figlia di Arcibaldo dopo la separazione con il marito Mike Stivic.
Nel 1994 è addirittura la casa di Arcibaldo, acquistata da una famiglia afro-americana, ad avere l'onore di una propria serie, 704 Hauser (dal nome dell'indirizzo), prodotta da Norman Lear, ma che ebbe scarso successo e che fu cancellata per scarsi ascolti dopo solo cinque episodi trasmessi (in Italia è inedita). Lear tentò invano la carta di una sitcom ancora più politicizzata dell'originale, in cui c'è però uno scambio delle parti: i genitori operai, liberal e di sinistra, si scontrano continuamente con le idee ultraconservatrici del figlio convivente.
Inoltre sono stati realizzati 2 spin-off di spin-off: Good Times (da Maude) e Checking In (da I Jefferson).

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista Arcibaldo Bunker, in braccio il nipotino Joey

La serie è incentrata sulla famiglia Bunker che vive in una casa situata al numero 704 Houser Street, nel Queens, New York. Nella casa convivono Arcibaldo (Archie Bunker), la moglie Edith, la figlia Gloria e il suo compagno (e futuro genero) Mike Stivic. Archie, cinquantenne taxista, gran lavoratore e molto attaccato alla famiglia, è però bigotto, razzista, pieno di pregiudizi nei confronti di tutti coloro che non sono simili a lui. A catalizzare la sua rabbia è soprattutto il futuro genero Mike, disoccupato, progressista e di origini polacche, definito dal capofamiglia testone (meathead nell'originale). Ma Archie ne ha per tutti: i Jefferson, i vicini di casa di colore; Frank e Irene Lorenzo (lui casalingo di origine italiana, lei meccanica d'origine irlandese), che vivono al di là della strada; Maude, cugina di Edith, tre volte divorziata e femminista. A prendersi cura di Archie, la moglie Edith, svitata ma tenera e pratica, che ha in Louise Jefferson la miglior amica (mentre i loro rispettivi coniugi, Archie e George, si odiano apertamente, essendo praticamente identici). Lionel, comparso già dal primo episodio Meet the Bunkers, è un buon amico di Mike e Gloria e riesce a tenere testa con una buona dose di sarcasmo alle considerazioni ignoranti di Archie. I continui scontri su questioni religiose, politiche, sociali e personali dominano la scena del telefilm che ha il grandissimo merito di essere la prima sitcom a portare alla ribalta i grandi temi che dominavano la scena negli anni settanta.

Cast[modifica | modifica sorgente]

I Bunkers & gli Stivics: in piedi, Gloria (Sally Struthers) e Michael (Rob Reiner); seduti, Archie (Carroll O'Connor) e Edith (Jean Stapleton) con il piccolo Joey.

Episodi[modifica | modifica sorgente]

Con i suoi 30 milioni di spettatori, All in the family, è stata in patria la serie televisiva più seguita degli anni settanta.

Stagione Episodi Prima TV originale Prima TV Italia Telespettatori Classifica ascolti[2]
Prima stagione 13 (+ 2) 1971 1983 N/A N/A
Seconda stagione 22 1971-1972 1983 34.000.000 1
Terza stagione 22 1972-1973 1984 33.300.000 1
Quarta stagione 24 1973-1974 1984 31.200.000 1
Quinta stagione 24 1974-1975 1984 30.200.000 1
Sesta stagione 24 1975-1976 1985 30.100.000 1
Settima stagione 25 1976-1977 1985 22.900.000 12
Ottava stagione 24 1977-1978 1985 24.400.000 4
Nona stagione 27 1978-1979 1985 24.900.000 11
Decima stagione 24 1979-1980 1986 22.900.000 13
Undicesima stagione 20 1980-1981 1986 21.400.000 12
Dodicesima stagione 28 1981-1982 1986 21.600.000 22
Tredicesima stagione 24 1982-1983 1986 18.300.000 23

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il primo titolo con cui la serie fu presentata in Italia, nell'aprile del 1983, era Tutti a casa; divenne Arcibaldo dall'autunno dello stesso anno.
  • L'inizio della sigla di apertura vede Arcibaldo e la moglie cantare davanti al pianoforte la canzone Those Were the Days. Una parodia del tema di apertura viene fatta nella sigla di apertura de I Griffin con Peter e Lois davanti al piano. Un'altra parodia è contenuta nell'episodio Il sassofono di Lisa de I Simpson, e un'altra ancora nell'episodio Rubare la prima base.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ TV Guide Names Top 50 Shows, Associated Press, 26 aprile 2002. URL consultato il 9 agosto 2011.
  2. ^ TV Ratings in ClassicTVHits.com. URL consultato il 27 marzo 2011.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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