Arcadia (poema)
L'Arcadia è un poema pastorale di Jacopo Sannazaro, scritto a partire dal 1480 e pubblicato nel 1504 a Napoli.
Circolò sotto forma di manoscritto prima della sua pubblicazione.
Indice |
Trama [modifica]
Narra le vicende di Sincero, un pastore sotto le cui vesti si nasconde il poeta, che a causa di una delusione amorosa e politica si allontana dalla città (Napoli, in questo caso) per vivere in un'Arcadia idealizzata, tra i pastori-poeti come negli Idilli del poeta greco Teocrito. Ma un sogno spaventoso (allegoria della caduta di Napoli sotto Carlo VIII nel 1494 col conseguente crollo della 'politica dell'equilibrio' voluta da 50 anni da Napoli stessa, Roma, Urbino e la Firenze di Lorenzo il Magnifico, morto quell'anno) lo induce a tornare a Napoli attraversando grotte e antri e, giunto in città, venire a conoscere la morte della donna amata.
Gli eventi sono sottolineati da immagini disegnate dietro l'influsso dei classici, dalla languida malinconia del poeta e dalle descrizioni elegiache del mondo perduto dell'Arcadia, che traspare dagli episodi di magia, di caccia e dalle splendide descrizioni naturalistiche, delicatissime.
Influenze letterarie [modifica]
Questa è stata la prima opera "pastorale" dell'Europa rinascimentale ad aver incontrato il successo internazionale, basti pensare alle 66 edizioni italiane nel Cinquecento e all'influenza esercitata sulla letteratura francese, spagnola, portoghese e inglese.[1] Ispirato in parte agli autori classici che descrissero il mondo pastorale (Virgilio, Teocrito, Ovidio, Tibullo) e in parte dall'Ameto di Giovanni Boccaccio, Sannazaro dipinse un narratore innamorato che parla in prima persona ("Sincero") che vaga per la campagna (Arcadia) ascolta le canzoni amorose o tristi dei pastori che incontra.
Dell'opera sono presenti due redazioni: la prima, composta fra il 1480 e il 1485, formata da un prologo, dieci prose e dieci testi poetici; la seconda, pubblicata nel 1504, include dodici prose e dodici parti poetiche.[1]
L'Arcadia si può definire un'opera innovativa sia per l'ispirazione lirica sia per la prosa: è originale il modo di richiamare le atmosfere interiori, la descrizione idealizzata del mondo pastorale focalizzata tramite il rapporto fra stati d'animo e il paesaggio. La prosa dell'Arcadia nasce da una fusione di influssi umanistici e volgari e si rivela quindi originale.
L'Arcadia di Sannazaro, insieme alla Diana dello spagnolo Jorge de Montemayor (Los siete libros de la Diana, 1559), opera che deve molto al lavoro di Sannazaro, ebbe un profondo impatto sulla letteratura di tutta Europa fino alla metà del XVII secolo. Anzi, l'Arcadia sarà da ritenersi davvero fra le opere che abbia più influenzato l'intero immaginario occidentale nei suoi sogni di altrove nel tempo e nello spazio: le fonti classiche infatti descrivono scarsamente questa regione della Grecia che doveva essere, anzi, desertica. L'averla trasformata in un luogo edenico e lussureggiante collocato alle origini della civlità tutta è vera invenzione del Sannazzaro e a lui va legittimamente attribuita, un'idea che passando per Montaigne, giunge diretta ai giusnaturalisti francesi e alla cultura settecentesca (il mito del buon selvaggio, lo stato di natura etc...). Nella letteratura italiana L'Arcadia ha avuto anche un altro pregio, sotto l'aspetto linguistico: nel passaggio dalla prima alla seconda redazione, indicate sopra, il poeta ha deciso di petrarchizzare fortemente il lessico costituendo cosi' il primo vero modello di una letteratura in prosa e poesia che, toscaneggiando fuori di Toscana, ambisse a collocarsi come 'italiana' in senso totale, superando la grande frammentazione linguistica della cultura quattrocentesca ed aprendo la strada al classicismo rinascimentale. Lo stesso il Sannnazaro lo faceva anche nelle sue 'Rime', di stretta osservanza petrarchesca, creando non solo un canzoniere splendido davvero, ma giungendo, con netto anticipo, alle stesse conclusioni letterarie ed estetiche sbandierate dal Bembo nelle Prose del 1525! Le Rime di entrambi questi poeti verranno stampate nel 1530, ma le due operazioni culturali e linguistiche andranno intese se non come separate (entrambi erano in forte contatto con la corte romana...) ma di certo indipendenti ed originali; anzi l'inizio dei lavori del Sannazaro (ben più vecchio del Bembo) è certo che risalgano a molto prima rispetto a quelli del Bembo per le sue Rime.
Dall'opera prese il nome l'omonima accademia, costituitasi a Roma alla fine del Seicento.
Bibliografia [modifica]
- Jacopo Sannazaro, Arcadia, Quaderni di Filologia e critica, a cura di Ganni Villani, Salerno Editrice, 2002, 144 pp. ISBN 978-88-8402-024-6
Note [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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