Arcadia (poema)

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Arcadia è un prosimetro pastorale di Jacopo Sannazaro, scritto a partire dal 1480 e pubblicato nel 1504 a Napoli. Circolò sotto forma di manoscritto prima della sua pubblicazione.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Narra le vicende di Sincero, un pastore sotto le cui vesti si nasconde il poeta, che a causa di una delusione amorosa e politica si allontana dalla città (Napoli, in questo caso) per vivere in un'Arcadia idealizzata tra i pastori-poeti, come negli Idilli del poeta greco Teocrito. Ma un sogno spaventoso (allegoria della caduta di Napoli sotto Carlo VIII nel 1494 col conseguente crollo della 'politica dell'equilibrio' voluta da 50 anni da Napoli stessa, Roma, Urbino e la Firenze di Lorenzo il Magnifico, morto due anni prima) lo induce a tornare a Napoli. Attraversando grotte e antri, giunge in città dove viene a conoscenza della morte della donna amata.

Gli eventi sono sottolineati da immagini disegnate dietro l'influsso dei classici e della languida malinconia del poeta.

Stesura e forma[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1483, anno in cui Sannazaro, presumibilmente, concepì l'intero disegno dell'opera, il poeta napoletano aveva già composto delle egloghe (I, II e VI) che avrebbe inserito, successivamente, nell'Arcadia.[1]

Dell'Arcadia si hanno due fasi redazionali. La prima attestata da una tradizione manoscritta, costituita da un proemio e da dieci unità prosa-egloga, il cui titolo era Aeglogorum liber Arcadius inscriptus, poi scelse Libro pastorale nominato (intitulato) Arcadio[2].

Della prima redazione, terminata intorno al 1485-1486, si hanno diciannove codici, che furono diffusi nei principali centri culturali italiani. A Venezia, nel 1501, uscì, ad insaputa dell'autore, la prima stampa, ristampata, colma di errori e di forme vernacolari venete, nel 1502 ad opera di Bernardino Verceleso[3].

Dopo un numero imprecisato di anni Sannazaro revisionò l'opera. Il nuovo titolo, Arcadia, divenne definitivo e il prosimetro risultò composto da un Prologo, 12 prose inframezzate da 12 egloghe e un congedo A la sampogna.[4]

Solo nel 1504 Sannazaro, probabilmente, si decise a lasciar dare alle stampe, da parte dell'amico Summonte, l'Arcadia, opera della quale non era, tuttavia, ancora soddisfatto.[5]

Ogni prosa, come ogni egloga, si differenzia dalle altre. Ci sono prose più descrittive, altre più narrative e, allo stesso modo, sono presenti egloghe con le più diverse forme poetiche: frottola, canzone, barzelletta, madrigale,ecc.[6]

Influenze letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Questa è stata la prima opera "pastorale" dell'Europa rinascimentale ad aver incontrato il successo internazionale, basti pensare alle 66 edizioni italiane nel Cinquecento e all'influenza esercitata sulla letteratura francese, spagnola, portoghese e inglese.[7] Ispirato in parte agli autori classici che descrissero il mondo pastorale (Virgilio, Teocrito, Ovidio, Tibullo) e in parte dall'Ameto di Giovanni Boccaccio, Sannazaro dipinse un narratore innamorato che parla in prima persona ("Sincero") che vaga per la campagna (Arcadia) ascolta le canzoni amorose o tristi dei pastori che incontra.

Dell'opera sono presenti due redazioni: la prima, composta fra il 1480 e il 1485, formata da un prologo, dieci prose e dieci testi poetici; la seconda, pubblicata nel 1504, include dodici prose e dodici parti poetiche.[7]

L'Arcadia si può definire un'opera innovativa sia per l'ispirazione lirica sia per la prosa: è originale il modo di richiamare le atmosfere interiori, la descrizione idealizzata del mondo pastorale focalizzata tramite il rapporto fra stati d'animo e il paesaggio. La prosa dell'Arcadia nasce da una fusione di influssi umanistici e volgari e si rivela quindi originale.

L'Arcadia di Sannazaro, insieme alla Diana dello spagnolo Jorge de Montemayor (Los siete libros de la Diana, 1559), opera che deve molto al lavoro di Sannazaro, ebbe un profondo impatto sulla letteratura di tutta Europa fino alla metà del XVII secolo. Anzi, l'Arcadia sarà da ritenersi davvero fra le opere che abbia più influenzato l'intero immaginario occidentale nei suoi sogni di altrove nel tempo e nello spazio: le fonti classiche infatti descrivono scarsamente questa regione della Grecia che doveva essere, anzi, desertica. L'averla trasformata in un luogo edenico e lussureggiante collocato alle origini della civlità tutta è vera invenzione del Sannazzaro e a lui va legittimamente attribuita, un'idea che passando per Montaigne, giunge diretta ai giusnaturalisti francesi e alla cultura settecentesca (il mito del buon selvaggio, lo stato di natura etc...).

In Italia la sua influenza, storicamente, più evidente è la nascita dell'omonima accademia, fondata nel 1690. Sino all'Ottocento l'Arcadia è stata considerata dalla tradizione classicista un modello fondamentale, ma in epoca romantica decadde rapidamente. Nel '900 è stata rivalutata e considerata un capolavoro dell'umanesimo meridionale.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura italiana l'Arcadia ha avuto anche un altro pregio, sotto l'aspetto linguistico: nel passaggio dalla prima alla seconda redazione, indicate sopra, il poeta ha deciso di petrarchizzare fortemente il lessico costituendo così il primo vero modello di una letteratura in prosa e poesia che, toscaneggiando fuori di Toscana, ambisse a collocarsi come 'italiana' in senso totale, superando la grande frammentazione linguistica della cultura quattrocentesca ed aprendo la strada al classicismo rinascimentale. Ugualmente Sannazaro fece lo stesso anche per le sue Rime, di stretta osservanza petrarchesca, creando non solo uno splendido canzoniere, ma giungendo, con netto anticipo, alle stesse conclusioni letterarie ed estetiche sbandierate da Bembo nelle Prose del 1525. Le Rime di entrambi questi poeti verranno stampate nel 1530, ma le due operazioni culturali e linguistiche andranno intese se non come separate (entrambi erano in forte contatto con la corte romana...), di certo indipendenti ed originali; anzi l'inizio dei lavori di Sannazaro (ben più vecchio del Bembo) è certo che risalga a molto prima rispetto a quello del Bembo per le sue Rime.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Gajetti, Edipo in Arcadia - Miti e simboli nell'Arcadia di Sannazaro, Napoli, Guida, 1977.
  • Gianfranco Folena, La crisi linguistica del quattrocento e l'"Arcadia" di I. Sannazaro, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1952.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marina Riccucci, Il neghittoso e il fier connubio. Storia e filologia nell'Arcadia di Jacopo Sannazaro, Liguori Editore, Napoli 2001,p.5
  2. ^ Ivi., pp.3-4
  3. ^ Vittore Branca (a cura di), Dizionario critico della letteratura italiana, UTET,Torino, 1995, p.300
  4. ^ Riccucci, p.5
  5. ^ Branca, p.301
  6. ^ William J. Kennedy, Jacopo Sannazaro and the uses of Pastoral, University Press of New England, Hanover-London 1983, p.97
  7. ^ a b "Le muse", De Agostini, Novara, Vol.I, pag.323-324

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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