Aragonite

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Aragonite
Aragonite 2 Enguidanos.jpg
Classificazione Strunz V/B.04-10
Formula chimica CaCO3
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico
Sistema cristallino rombico
Gruppo puntuale 2/m 2/m 2/m
Gruppo spaziale Pmcn
Proprietà fisiche
Densità 2.95 g/cm³
Durezza (Mohs) 3.5-4
Sfaldatura distinta pinocoidale
Frattura subconcoide
Colore incolore o bianca, gialla, rosa, viola, grigia, blu, bruna, bruna-rossastra o verde
Lucentezza vitrea o madreperlacea
Diffusione Molina de Aragón (Spagna), Ba-stennes (Francia), Horschenz e Podrecany (Boemia), Sicilia (Girgenti), val Malenco, Cogne, monte Ramazzo, monte Somma (Napoli), Etna, Stati Uniti, Messico, Marocco, Namibia, Inghilterra, Scozia, Austria, Germania
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L'aragonite è un minerale costituito da carbonato di calcio neutro (CaCO3) e appartiene al gruppo dell'aragonite.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal comune spagnolo Molina de Aragón, dai cui giacimenti provenivano i primi esemplari classificati.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Cristalli di Aragonite all'Antro del Corchia

L'aragonite, carbonato di calcio, cristallizza nella classe rombica bipiramidale, ha formula CaCO3. È un polimorfo della calcite a maggiore densità, dovuta alla maggiore coordinazione del calcio, ha il suo campo di stabilità a pressione più alta e a temperatura più bassa. L'habitus dei cristalli è generalmente prismatico: frequenti i geminati pseudoesagonali di tre individui.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

L'aragonite di origine inorganica generalmente si presenta in cristalli sottili e allungati, riuniti in ciuffi soprattutto all'interno di fratture, microfratture, porosità, diaclasi e cavità di rocce gessose (gesso, CaSO4+2H2O) o calcaree. L'aragonite può essere incolore o bianca, gialla, rosa, viola, grigia, blu, bruna, bruna-rossastra o verde e varia dal trasparente al translucida con lucentezza che cambia da vitrea a resinosa. L'aragonite si trova in ambiente sedimentario, è minerale costituente principale, o in combinazione con altri, delle parti dure di moltissimi organismi marini come, per esempio conchiglie di molluschi e loro perle, scheletro di cnidari come i coralli ed altri ancora. Si possono formare anche in depositi fumarolici ed in cavità vulcaniche.

Giacimenti minerari nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Famosi sono i geminati tripli pseudoesagonali, di colore grigio o rossastro, trovati a Molina de Aragón (Spagna). Bei cristalli provengono da Bastennes (Francia), da Horschenz e Podrecany (Boemia) e dalla Sicilia (Girgenti). L'aragonite è, inoltre, segnalata nelle litoclasi alpine di numerose località italiane (val Malenco, Cogne, monte Ramazzo) e nelle lave del monte Somma (Napoli) e dell'Etna. Si trovano anche giacimenti negli Stati Uniti, in Messico, nel Marocco (da quest'ultimo ultimamente se ne esportano massicce quantità), nella Namibia, in Inghilterra, Scozia, Austria, Germania.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Werner

Scoperto dal mineralogista e padre della geologia storica Abraham Gottlob Werner nel 1797, questo minerale deve il nome alla regione spagnola dell'Aragona. In realtà il primo campione classificato proveniva precisamente da Molina de Aragón, nell'attuale Provincia di Guadalajara. Nel 1971 venne scritto un articolo riassuntivo su American Mineralogist, (volume 056, pp. 758) relativo a questo minerale.

Altre caratteristiche ed utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Polimorfo di calcite (trigonale) (stessa composizione chimica ma differente struttura) e vaterite (esagonale), viene detta nicolsonite (quando contiene Zn) e tarnowitzite (quando contiene Pb); reagisce facilmente all'attacco con acidi, è fortemente birifrangente, è fluorescente e fosforescente. Molto impiegato nell'industria edilizia per la produzione di cementi, è oggi utilizzato anche per la produzione di oggetti ornamentali; i campioni esteticamente più belli sono molto richiesti dai collezionisti. Minuscoli cristalli di aragonite sono contenuti nel corpo umano nell'orecchio interno (otoliti del sistema vestibolare).

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