Antonino di Sorrento

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Sant'Antonino di Sorrento
Statua Sant'Antonino abate.jpg
Abate benedettino ed eremita
Nascita dopo il 550
Morte 14 febbraio 625
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Basilica di Sant'Antonino, Sorrento
Ricorrenza 14 febbraio
Patrono di Campagna, Sorrento[1]

Antonino Cacciottolo, noto come sant'Antonino abate o sant'Antonino di Sorrento (Campagna, VI secoloSorrento, 14 febbraio 625), è stato un religioso italiano. Fu un benedettino, eremita e abate, patrono di Campagna e Sorrento.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque presumibilmente nella seconda metà del VI secolo nel casale S. Silvestro a Campagna. Figlio di Vitale Alessandro Catello (cognome modificato in Cacciottolo per derivazione dialettale) e Adelicia Maddalena De Berea, fra il 555 e il 556 divenne orfano di entrambi i genitori; accolto dai benedettini dell'abbazia di Santa Maria de Strada (o di Furano) di Campagna, vi rimase iniziando il suo noviziato fino alla fine del 500.

Entrò nel monastero benedettino di Montecassino, (sebbene alcune notizie di agiografi del Seicento e dell'Ottocento individuano il monastero presso la sua città natale), ma ben presto, in seguito all'assalto longobardo del 589 dovette riparare a Castellammare di Stabia, ospitato dal vescovo Catello, poi divenuto santo e patrono di questa città.

Divenuto uomo di fiducia del vescovo e poi vicario diocesano, chiese ed ottenne da Catello il permesso a ritirarsi sul vicino Monte Aureo essendo desideroso di un periodo di eremitaggio, subito raggiunto dallo stesso Catello; qui i due religiosi fondarono un eremo, che ben presto dovettero abbandonare in seguito ad accuse di apostasia e culti idolatrici che misero in allarme papa Sabiniano.

Dopo breve tempo i due furono prosciolti dalle accuse (grazie a papa Bonifacio III) e poterono riprendere le loro attività di ampliamento della chiesa sul monte che ben presto divenne meta di intensi pellegrinaggi dalla vicina città di Sorrento.

Antonino fu invitato dai sorrentini a trasferirsi in città, presso il monastero benedettino di Sant'Agrippino (618) di cui divenne ben presto abate, espandendo oltremodo la sua fama di santità anche per i numerosi miracoli di cui sarebbe stato protagonista.

Morì il 14 febbraio 625 ed il suo corpo fu messo in una cassa deposta nella muraglia del convento, avendo detto ai suoi seguaci, poco prima di spirare che non voleva essere seppellito «né dentro né fuori la città».

Da questo scaturì l'episodio noto come Miracolo della costa di Sant'Antonino: durante lavori di scavo delle mura un operaio sarebbe stato colpito ad un occhio da una costa del santo, rimanendo accecato ma, in seguito alla processione ordinata dal vescovo, ci fu la guarigione immediata del malcapitato.

Santuari[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Demartino, Vita di Sant'Antonino Abate. Principale patrono della città e dell'antica diocesi di Sorrento, 1901
  • Storia d'Italia. Le Regioni dall'Unità ad oggi. La Campania, Einaudi, 1990
  • Giulio Cesare Capaccio, Historia neapolitana, 1607
  • F. Gibbone, La vita del Santo Abate Antonino, 1885
  • Valentino Izzo, IL CALENDANNO: un anno ricco di storia, 2000
  • Valentino Izzo, Raccontare Campagna: Le Persone Illustri, 2005
  • Maurizio Ulino, Una confraternita viva dal XIII secolo. S. Maria della Neve della città di Campagna (13 dicembre 1258), Campagna (Sa), 2010. ISBN 978-88905205-0-1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il santo patrono. URL consultato il 25.05.2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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