Amperometria

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L'amperometria è una particolare misura voltammetrica effettuata a potenziale imposto, in cui la corrente misurata è proporzionale alla concentrazione dell'analita elettroattivo.

La principale applicazione di questa tecnica è quella di rivelazione del punto finale nelle titolazioni, si parla quindi di titolazione amperometrica. Altri usi sono rappresentati dai sensori amperometrici e dai rivelatori cromatografici.

La misura della corrente senza imporre una differenza di potenziale dall'esterno è detta invece galvanometria.

Applicazioni dell'amperometria[modifica | modifica wikitesto]

Sensori amperometrici[modifica | modifica wikitesto]

Un'importante applicazione è quella dei sensori a ossigeno che misurano la corrente che passa tra due elettrodi con ddp di circa 0,6 ÷ 0,8 V.

Il più noto è il sensore di Clark formato da un catodo di platino e un anodo di Ag/AgCl:
Reazione catodica: O2 + 2H2O + 4e → 4OH
Reazione anodica: Ag + Cl → AgCl + e

L'immobilizzazione di enzimi su elettrodi inerti permette di utilizzare reazioni enzimatiche redox per creare dei biosensori amperometrici.

Rivelatori in cromatografia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di mettere a punto delle celle elettrochimiche che lavorano in flusso e che vengono poste, ovviamente, a valle della colonna cromatografica. Le celle vengono realizzate in tubi isolanti dove gli elettrodi (di lavoro, di riferimento e controelettrodo) sono porzioni della superficie interna. I materiali per gli elettrodi solitamente utilizzati sono: platino, oro, mercurio, argento e carbone vetroso.
Il tipo di misura può essere ricondotto ad una misura voltammetrica idrodinamica.

A seconda dei composti che vengono eluiti si adottano varie condizioni sperimentali; può essere variata la composizione degli elettrodi, la loro posizione, l'elettrolita di supporto e il potenziale applicato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]