36 Quai des Orfèvres

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36 Quai des Orfèvres
36 quais des orfevres.png
Una scena del film
Titolo originale 36 Quai des Orfèvres
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 2004
Durata 110 min
Colore colore
Audio Dolby Digital
Genere noir, drammatico
Regia Olivier Marchal
Soggetto Olivier Marchal
Sceneggiatura Olivier Marchal, Franck Mancuso, Julien Rappeneau, Dominique Loiseau
Produttore Grégory Barrey, Franck Chorot, Cyril Colbeau-Justin
Produttore esecutivo Hugues Darmois, Jean-Baptiste Dupont
Casa di produzione Gaumont
Fotografia Denis Rouden
Montaggio Hugues Darmois
Musiche Erwann Kermorvant, Axelle Renoir
Scenografia Ambre Fernandez
Costumi Nathalie du Roscoat
Trucco Laurent Bozzi, Turid Follvick, Alexis Kinebanyan, Joël Lavau, Benoît Lestang, Juliette Martin, Françoise Quilichini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

36 Quai des Orfèvres è un film del 2004 diretto da Olivier Marchal.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Robert Mancini, capo della polizia di Parigi, deve lasciare il suo posto per assumere la più importante posizione di direttore generale. Non volendo «lasciare la merda sotto i tappeti», a titolo di regalo di commiato, chiede ai suoi l'arresto di una feroce gang specializzata in rapine di furgoni portavalori, che da mesi imperversa nella capitale francese.

Tra i suoi due sottocapi, Léo Vrinks della sezione antirapina, e Denis Klein dell'antibanditismo, inizia allora una lotta senza esclusione di colpi per la conquista della poltrona vuota, in premio a chi centrerà il colpo richiesto.

Nella corsa alla successione Vrinks si fa raggirare da Silien, un informatore che, in licenza dal carcere, commette un omicidio sotto i suoi occhi assicurandosi l'impunità grazie ad informazioni preziosissime sulla gang imprendibile. Vrinks accetta il diabolico compromesso ignorando che una prostituta l'ha visto insieme all'assassino sul luogo del delitto.

Preparata meticolosamente la cattura della banda ricercata, Vrinks vede saltare tutto per colpa di un intervento intempestivo di Klein, frustrato e ubriaco, cui seguono, oltre alla fuga dei malviventi, l'uccisione dell'apprezzatissimo agente Eddy.

Nelle settimane successive la banda è comunque annientata ma Vrinks non ne beneficia perché Klein, intento a difendersi nell'indagine interna che lo riguarda, raccoglie la testimonianza della prostituta che incastra proprio colui che Mancini voleva come suo successore. In seguito la moglie di Vrinks, non ascoltando le raccomandazioni del marito ormai in carcere, si mette in contatto con Silien, l'assassino latitante all'origine delle loro sventure. La donna spera di avere un aiuto per scagionare il marito, ma quando fa salire Silien sulla sua auto, viene braccata da Klein che in maniera spietata la butta fuori strada determinandone la morte.

Dopo sette anni, Vrinks esce di prigione e, ancor prima di rivedere la figlia, pensa a come sistemare il suo passato. I vecchi componenti della sua squadra sono stati tutti estromessi o se ne sono andati per non restare sotto Klein. Quelli coinvolti nell'incidente che ha visto la morte di sua moglie, invece, hanno avuto destini più strani. Questo perché Klein ha dovuto coprire un'altra terribile nefandezza. La moglie di Vrinks, infatti, non risulta morta a causa dell'incidente ma per un colpo di pistola infertole da Silien, morto anche lui. E in realtà a sparare il colpo, sulla donna moribonda, fu Klein per esimersi dalle colpe di quello strano incidente stradale.

Intanto un vecchio componente della squadra di Vrinks, Titi, ora buttafuori di una discoteca, proprio a seguito di un battibecco avuto durante l'incontro con il redivivo capo, viene aggredito da degli avventori. Quando questi lo disarmano, scoprono un coltello appartenuto ad uno di loro, brutalmente picchiato, sequestrato e abbandonato nudo in un bosco anni prima, proprio su ordine di Vrinks, per vendicare il pestaggio di una prostituta sua informatrice ed amica. Titi viene così picchiato e lasciato in fin di vita. Risparmiato solo dopo aver rivelato il nome del capo che ordinò quel pestaggio anni prima.

Vrinks si presenta all'annuale serata di gala nella sede della polizia riuscendo a cogliere Klein appartato ed indifeso. Potrebbe ucciderlo ma capendo lo stato miserevole in cui si trova quell'uomo, sì potente ma roso da rimorsi e sensi di colpa, gli lascia la pistola perché si suicidi. Klein, ferito nell'orgoglio segue e insulta Vrinks fino in strada, quindi è affiancato da una moto con un killer che lo fredda a bruciapelo.

Erano gli uomini della banda che ha pestato Titi, il quale, in fin di vita, non ha dato loro il nome del suo capo ma quello di Klein, come responsabile dell'antico affronto. Giustizia è fatta.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Girato ed ambientato a Parigi, il film prende il titolo dall'indirizzo della sede della polizia della capitale, posta lungo la Senna.

Il film è dedicato alla memoria del comandante di polizia Christian Caron (vecchio collega del regista Olivier Marchal, ex poliziotto), ucciso in servizio nell'agosto del 1989.[1]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Il regista Olivier Marchal compare in un cameo nei panni di Christo, mentre sua moglie Catherine Marchal interpreta la poliziotta Eve Verhagen. La vera figlia di Daniel Auteuil, Aurore, interpreta inoltre Lola, la figlia di Léo Vrinks, nel periodo in cui ha diciassette anni.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La canzone utilizzata sui titoli di coda è Don't bring me down di Sia Furler, contenuta nell'album Colour the small one del 2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Borriello, I poliziotti di 36 Quai des Orfèvres a Roma in movieplayer.it, 18 gennaio 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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