Witold Pilecki

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Witold Pilecki

Witold Pilecki (Olonec, 13 maggio 1901Varsavia, 25 maggio 1948) è stato un militare polacco.

Durante la seconda guerra mondiale è stato uno degli organizzatori della resistenza ad Auschwitz.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pileki fotografato nella prigione di Varsavia nel 1947.

Nato nella regione della Repubblica di Carelia, proveniva da una famiglia della nobiltà polacca. Nel 1910 si stabilì a Vilnius. Nel 1918 si arruolò nell'Esercito polacco raggiungendo il grado di tenente di cavalleria. Nel 1939 partecipò alla Battaglia di Varsavia; dopo la capitolazione della città fu un membro attivo della resistenza polacca al nazismo.

L'internamento ad Auschwitz

Nel settembre 1940, con il permesso dei suoi superiori, si fece arrestare dalla Gestapo e fu internato nel campo di concentramento di Auschwitz per organizzarvi una rete di resistenza e inviare un rapporto sulla situazione nel campo. Un anno dopo Pilecki riuscì a far filtrare il suo rapporto all'esterno. Il 18 marzo 1941 giunse sui tavoli dell'Ufficio VI dello Stato maggiore dell'esercito polacco in esilio, che lo girò immediatamente agli inglesi. Essi però giudicarono il documento “esagerato”[1].

Pilecki rimase ad Auschwitz quasi mille giorni. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1943 riuscì avventurosamente ad evadere. In autunno trasmise a Londra un dettagliato rapporto su tutto quello che aveva visto (Raport W o Raport Teren S). Parlò del lavoro forzato, del vitto insufficiente, delle sadiche punizioni e della persecuzione degli ebrei. Ma anche questa volta il governo britannico non si mosse[1]. Nel 1944 Pilecki partecipò alla Rivolta di Varsavia. Alla fine della guerra (1945) raggiunse in Italia il generale Władysław Anders, protagonista della liberazione della penisola insieme all'Armata britannica.

L'arresto nella Polonia comunista

Poiché la Polonia era sottoposta a un violento processo di sovietizzazione, con sistematici arresti, incarcerazioni, fucilazioni e deportazioni dei resistenti polacchi dei vari movimenti patriottici, e soprattutto degli aderenti all'Armia Krajowa, Pilecki si offrì volontario per tornare in patria ed evitare lo smantellamento della resistenza che, già antinazista, era adesso anticomunista[2]. Infiltrò i servizi di sicurezza, inviò diversi rapporti al governo legittimo, fin quando gli venne ordinato di tornare in Italia, perché le sue identità fittizie erano state scoperte. Ma in Polonia aveva la moglie e i due figli Andrzej e Zofia, e allora chiese e ottenne di poter rimanere[3]. Venne arrestato poco dopo e giudicato in un processo-farsa, manipolato e dall'esito già scritto. La sentenza fu di condanna a morte.
Fu giustiziato con un colpo alla nuca in una cella della prigione di Varsavia il 25 maggio 1948; il suo corpo fu sepolto in un luogo segreto[4]. Ai familiari fu imposto di non ricordare il congiunto. Dal 1948 al 1989 le informazioni riguardanti l'attività di Witold Pilecki furono censurate.[5]

Dopo la caduta del muro di Berlino Pilecki è stato riabilitato (1990).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Marco Patricelli, L'eroe che svelò Auschwitz e non fu creduto, in La Verità, 25 gennaio 2018.
  2. ^ Marco Patricelli, Il volontario, Roma, Laterza, 2010, p. 247 e ss., ISBN 9788842091882.
  3. ^ Marco Patricelli, cit., p. 251.
  4. ^ Marco Patricelli, cit., pp. 252-268.
  5. ^ Da "Aleteia"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN22951843 · ISNI (EN0000 0001 0718 148X · LCCN (ENno2003001410 · GND (DE119452006 · BNF (FRcb16514925v (data)