Witold Pilecki

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Witold Pilecki
NascitaOlonec, 13 maggio 1901
MorteVarsavia, 25 maggio 1948
Cause della morteCondanna a morte mediante colpo di pistola alla nuca
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoPolonia
Forza armataEsercito polacco
ArmaCavalleria
GradoTenente di Cavalleria
GuerreSeconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Varsavia
Rivolta di Varsavia
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Witold Pilecki

Witold Pilecki (Olonec, 13 maggio 1901Varsavia, 25 maggio 1948) è stato un militare polacco. Durante la seconda guerra mondiale entrò nel lager di Auschwitz per organizzare un tentativo di rivolta armata fra i prigionieri e fece filtrare già nel 1942 le prime informazioni sui crimini nazisti. Tre anni dopo la fine della guerra fu condannato a morte e trucidato per ordine dei gerarchi comunisti polacchi, istigati dai sovietici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pilecki fotografato nella prigione di Varsavia nel 1947

Nato nella regione della Repubblica di Carelia (al confine con la Finlandia, ma sotto il dominio russo), proveniva da una famiglia della nobiltà polacca. Nel 1910 si stabilì a Vilnius. Nel 1918 si arruolò nell'Esercito polacco raggiungendo il grado di tenente di cavalleria.

Nel 1939 partecipò alla Battaglia di Varsavia. Devoto cattolico e convinto antinazista [1], dopo la capitolazione della città fu membro attivo della resistenza polacca contro il nazismo prendendo parte alle operazioni della Tajna Armia Polska, una formazione militare segreta e patriottica[2].

Agente sotto copertura ad Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 settembre 1940, con il permesso dei suoi superiori, si fece arrestare dalla Gestapo durante un rastrellamento a Żoliborz e fu internato nel campo di concentramento di Auschwitz sotto il falso nome di Tomasz Serafinski. Scopo della sua missione fu organizzare una rete di resistenza e raccogliere informazioni preziose da trasmettere agli alleati[2]. Appena giunto all'interno del campo di concentramento formò la Zwiazek Organizacji Wojskowych, un'organizzazione segreta composta da gruppi operanti ciascuno indipendentemente dall'altro per non essere scoperti dai carcerieri. Un mese dopo fece filtrare all'esterno il suo primo rapporto, che il 18 marzo 1941 giunse sui tavoli dell'Ufficio VI dello Stato maggiore dell'esercito polacco in esilio. Tutte le notizie contenute furono inoltrate dai polacchi ai britannici, che però giudicarono il documento “esagerato”[3]. Il 20 giugno 1942 altre importanti informazioni raccolte da Pilecki fuoriuscirono da Auschwitz grazie alla coraggiosa fuga di quattro prigionieri.

Pilecki rimase ad Auschwitz quasi mille giorni. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1943 riuscì avventurosamente a evadere. Scrisse il suo terzo e ultimo rapporto. Parlò del lavoro forzato, del vitto insufficiente, delle sadiche punizioni e della persecuzione degli ebrei e aggiunse: «Nulla è stato esagerato: anche la minima bugia profanerebbe la memoria di quelle degne persone che persero la vita laggiù»[2]. In autunno trasmise il rapporto a Londra (Raport W o Raport Teren S). Ma anche questa volta il governo britannico non si mosse[3]. Nel 1944 Pilecki partecipò alla Rivolta di Varsavia. Alla fine della guerra (1945) raggiunse in Italia il generale Władysław Anders che comandava il II Corpo polacco, protagonista della liberazione nella penisola insieme alle armate britannica e statunitense.

L'arresto nella Polonia comunista[modifica | modifica wikitesto]

Poiché la Polonia era sottoposta a un violento processo di sovietizzazione, con sistematici arresti, incarcerazioni, fucilazioni e deportazioni dei resistenti polacchi delle diverse formazioni patriottiche, e soprattutto degli aderenti all'Armia Krajowa, Pilecki si offrì volontario per tornare in patria ed evitare lo smantellamento della resistenza che, già antinazista, era adesso anticomunista[4]. Dopo essersi infiltrato nei servizi di sicurezza, inviò diversi rapporti al governo legittimo. Quando le sue identità fittizie furono scoperte gli venne ordinato di tornare in Italia. Ma in Polonia aveva la moglie e i due figli, Andrzej e Zofia: chiese e ottenne di poter rimanere in patria[5].

Venne arrestato poco dopo e giudicato in un processo-farsa, manipolato e dall'esito già scritto: la sentenza fu di condanna a morte. Fu giustiziato con un colpo alla nuca in una cella della prigione di Varsavia il 25 maggio 1948; il suo corpo fu sepolto in un luogo segreto[6].

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

Ai familiari fu imposto di non ricordare il congiunto. Dal 1948 al 1989 le informazioni riguardanti l'attività di Witold Pilecki furono censurate.[7] Dopo la caduta del muro di Berlino, Pilecki è stato riabilitato (1990).

La «Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa» chiede a tutti gli Stati membri di celebrare ogni 25 maggio la memoria di Pilecki, un eroe che si oppose ad ogni tipo di totalitarismo.[8]

Il rapporto[modifica | modifica wikitesto]

La prima pubblicazione del Rapporto Pilecki si è avuta nell'anno 2000. Una traduzione in inglese è stata pubblicata nel 2012 con il titolo The Auschwitz Volunteer. Beyond Bravery, tradotto in italiano nel 2014 col titolo Il volontario di Auschwitz (traduzione di Annalisa Carena, Piemme, ISBN 978-88-566-3366-5).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Elliot Ackerman , The Remarkable Story of the Man Who Volunteered to Enter Auschwitz and Try to Tell the World About It, in Time, 26 Luglio 2019.[1]
  2. ^ a b c Vincenzo Grienti, Pilecki ad Auschwitz per svelare l'orrore, in Avvenire, 19 settembre 2020.
  3. ^ a b Marco Patricelli, L'eroe che svelò Auschwitz e non fu creduto, in La Verità, 25 gennaio 2018.
  4. ^ Marco Patricelli, Il volontario, Roma, Laterza, 2010, p. 247 e ss., ISBN 9788842091882.
  5. ^ Marco Patricelli, cit., p. 251.
  6. ^ Marco Patricelli, cit., pp. 252-268.
  7. ^ Da "Aleteia"
  8. ^ leggi disposizione numero 11

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN22951843 · ISNI (EN0000 0001 0718 148X · LCCN (ENno2003001410 · GND (DE119452006 · BNF (FRcb16514925v (data) · NDL (ENJA001206611 · WorldCat Identities (ENlccn-no2003001410