Villa del Ferlaro

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Villa del Ferlaro
Villa del Ferlaro del principe Carrega.jpg
La villa agli inizi del XX secolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàCollecchio
Indirizzovia Monte Coppe Sotto 2
Coordinate44°43′37.9″N 10°13′24.7″E / 44.727194°N 10.223528°E44.727194; 10.223528Coordinate: 44°43′37.9″N 10°13′24.7″E / 44.727194°N 10.223528°E44.727194; 10.223528
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1828 - 1831
Stileneoclassico
Area calpestabile4000 m²
Realizzazione
Costo300 000 lire parmigiane
ArchitettoPaolo Gazola
CommittenteMaria Luisa d'Asburgo-Lorena

La villa del Ferlaro è un edificio dalle forme neoclassiche, situato all'interno del parco naturale regionale dei Boschi di Carrega in via Monte Coppe Sotto 2 nel territorio comunale di Collecchio, ma in adiacenza all'abitato di Sala Baganza, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVI secolo il territorio del Ferlaro[1] e dell'adiacente Montecoppe apparteneva, unitamente ai boschi adiacenti, ai conti di Sala Baganza Sanvitale,[2] ma nel 1612 fu confiscato al conte Alfonso dal duca di Parma Ranuccio I Farnese, per la sua presunta partecipazione alla congiura dei feudatari che comportò la condanna a morte di numerosi nobili del Parmense.[3]

Nei decenni seguenti le vaste terre furono in parte frazionate e alienate; il Ferlaro e parte di Montecoppe furono acquistati dai Fedolfi, che vi costruirono un casino di caccia e un oratorio privato, mentre la restante parte di Montecoppe fu comprata dal monastero di Santa Teresa di Parma.[2]

La duchessa Maria Amalia, moglie del duca Ferdinando di Borbone, nel 1775 incaricò l'architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot della costruzione, sul luogo di un preesistente edificio, del neoclassico Casino dei Boschi, al centro della grande tenuta di caccia farnesiana adiacente al Ferlaro; la residenza estiva ducale fu completata nel 1789.[4] Il monastero di Santa Teresa fu soppresso da Napoleone agli inizi del XIX secolo e tutti i suoi beni furono confiscati dal governo; parte di Montecoppe pervenne quindi, dopo la sua incoronazione, alla duchessa Maria Luigia,[2] che nel 1819 acquistò inoltre i boschi e il Casino e incaricò l'architetto Nicola Bettoli dell'ampliamento dell'edificio.[4]

Nel 1827 gli eredi del capitano Pietro Fedolfi alienarono la tenuta del Ferlaro e di Montecoppe alla duchessa,[5] che si rivolse all'architetto Paolo Gazola per la costruzione di una residenza più defilata per i suoi due figli Albertina e Guglielmo di Montenuovo, avuti dal marito morganatico Adam Albert von Neipperg;[2] l'antico Casinetto Fedolfi fu completamente ricostruito tra il 1828 e il 1831 e trasformato in una grande villa neoclassica.[6]

Pietro Mazza, Casino Ferlaro, dipendenza del Casino dei Boschi, 1828-1831

Negli stessi anni Maria Luigia incaricò il giardiniere Carlo Barvitius della realizzazione, all'interno del bosco e della tenuta, di un grandioso parco all'inglese, ricchissimo di piante monumentali e percorso da strade alberate, per collegare a Collecchio e Sala Baganza il Casino, il Ferlaro e i numerosi edifici di servizio, tra cui le stalle e caseifici di Montecoppe Alto e Basso; tra le due ville fu inoltre creato un maestoso viale di cedri; i lavori, avviati nel 1827, furono completati nel 1832.[7]

Nel 1835 la duchessa donò alla Camera ducale di Parma l'immensa tenuta[6] di oltre 2 000 ettari,[8] che alla sua morte nel 1847 passò ai duchi Borbone; dopo l'Unità d'Italia, la proprietà pervenne ai Savoia, che nel 1870 la cedettero in gran parte all'ingegner Severino Grattoni come compenso per la progettazione e direzione dei lavori del traforo ferroviario del Frejus.[9]

Nel 1881 la vedova dell'ingegnere alienò la tenuta ai principi Carrega di Lucedio, provenienti da Genova.[9]

Nella prima metà del XX secolo la grande proprietà fu suddivisa fra gli eredi; il Ferlaro toccò al marchese Giacomo, che nel secondo dopoguerra avviò nella villa un laboratorio di ceramica; dopo alcuni anni spostò la sede a Collecchio, nel grande edificio posto a fianco dell'ingresso del parco, ma nel 1966 suo figlio Azzolino la alienò ad Angelo Alinovi.[10] La villa con parte del parco fu invece acquistata dall'imprenditore Renzo Salvarani, che verso il 1980, a causa del fallimento dell'industria di famiglia, donò una porzione della tenuta al Comune di Collecchio, mentre rivendette la villa a privati.[11]

L'edificio fu in seguito completamente restaurato e da allora fu utilizzato per cerimonie, sfilate o manifestazioni, ma nel 2016 fu nuovamente messo in vendita.[12]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'ampio parco si sviluppa in posizione pressoché pianeggiante ai piedi delle colline, all'interno del parco naturale regionale dei Boschi di Carrega e contemporaneamente ai margini dell'abitato di Sala Baganza; nel mezzo è collocata la villa, che si allunga in direzione est-ovest parallelamente ai due viali di accesso, tra cui quello monumentale a occidente, affiancato da cedri, che raggiunge il Casino.[7]

Villa[modifica | modifica wikitesto]

La villa si sviluppa su un corpo principale a pianta rettangolare, da cui si allunga verso ovest una più bassa ala porticata, che si conclude nella cappella.[13]

L'edificio padronale, interamente intonacato, è caratterizzato dalla presenza di due facciate d'ingresso, differenti fra loro, ma entrambe suddivise simmetricamente in tre parti, con una porzione centrale disposta su tre livelli fuori terra e due ali sviluppate su due piani.[14]

Il prospetto principale a sud presenta al centro il portale d'ingresso delimitato da cornice, affiancato da due finestre; al livello superiore è collocato nel mezzo un balcone in aggetto, su cui si affaccia una portafinestra, sormontata da timpano triangolare, mentre ai lati, oltre due coppie di lesene con capitelli ionici, sono poste due più piccole portefinestre analoghe; all'ultimo piano si aprono tre ampie finestre a lunetta ad arco a tutto sesto incorniciate, mentre a coronamento si eleva oltre il cornicione il frontone a gradoni. Le due ali presentano due ordini di finestre delimitate da cornice e sormontate da architrave in aggetto, divise da una sottile fascia marcapiano.[15]

La facciata nord è caratterizzata dalla presenza, al livello terreno della porzione centrale, di un porticato retto da colonne con capitelli dorici, a sostegno del balcone balaustrato del primo piano, su cui si aprono tre portefinestre; all'ultimo livello sono collocate tre finestre a lunetta, delimitate da cornici modanate; le due ali, in aggetto, si elevano su due ordini di aperture incorniciate.[15]

La lunga ala ovest si sviluppa su un unico livello sormontato da terrazzo, su cui si innalza nel mezzo un ulteriore corpo a un piano; la facciata sud presenta un porticato ad arcate a tutto sesto, retto da pilastri;[15] il primo piano è decorato su entrambe le facciate con una serie di lesene collegate da arcate semiaggettanti a tutto sesto, che inquadrano le aperture ad arco.[14]. All'estremità occidentale aggetta la struttura contenente gli ambienti di servizio e la cappella; a coronamento si eleva un alto camino a guglia, in stile neogotico.[15]

All'interno la villa, modificata più volte nei vari passaggi di proprietà,[7] contiene numerosi saloni coperti da volte ornate con affreschi e stucchi;[15] vi si trova inoltre un'ampia sala per ricevimenti capace di ospitare fino a 300 persone.[16]

Parco[modifica | modifica wikitesto]

Il parco all'inglese si estende su una superficie di 18 ettari, ove si alternano zone a prato attorno alla villa a fitte boscaglie, abitate da caprioli, lepri e fagiani, nella porzione occidentale; tra le piante si trovano numerosi esemplari secolari di ippocastani, cedri, abeti e pini neri.[12]

A nord della villa i vialetti ad andamento circolare, affiancati da gruppi di conifere, raggiungono la confluenza del rio Valline nel rio Manubiola.[7]

A ovest, oltre al viale dei Cedri, si allunga un secondo viale in rettifilo, che raggiunge e supera il lago dei Pini; da quest'ultimo si sviluppa verso nord una carraia rettilinea, diretta al caseificio di Montecoppe.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dal dialetto parmigiano ferla, col significato di "stampella", dalla forma della confluenza del rio Valline nel rio Manubiola.
  2. ^ a b c d Il caseificio di Montecoppe... pag.2, su www.museidelcibo.it. URL consultato il 2 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2017).
  3. ^ Botta, p. 229.
  4. ^ a b Casinetto dei Boschi di Carrega, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  5. ^ Fedolfi Pietro, su www.parmaelasuastoria.it. URL consultato il 2 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2016).
  6. ^ a b Residenze ducali di Sala Baganza, su marialuigia2016.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  7. ^ a b c d e Villa del Ferlaro, su www.ilparcopiubello.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  8. ^ Touring Club Italiano, p. 37.
  9. ^ a b Descrizione, su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 2 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2018).
  10. ^ L'atélier del Ferlaro dove nasce l'arte della ceramica, su www.viviltaro.it. URL consultato il 2 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2017).
  11. ^ Maria Chiara Perri, L'erede mancato dell'impero Salvarani: "Vi racconto la mia verità sul fallimento", in parma.repubblica.it, 23 ottobre 2012. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  12. ^ a b Da Maria Luigia all'agenzia immobiliare: in vendita la Villa del Ferlaro a Collecchio, in parma.repubblica.it, 9 giugno 2016. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  13. ^ Città di Sala Baganza, p. 6.
  14. ^ a b Corazza Martini, p. 8.
  15. ^ a b c d e Molossi, pp. 612-613.
  16. ^ Sale ricevimenti Villa del Ferlaro, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 3 febbraio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Città di Sala Baganza, in paginepiù (Reggio Emilia, Gruppo Editoriale Martini), GuidaPiù Sala Baganza, 2001-2002.
  • Touring Club Italiano, Itinerari - Parma e Piacenza, Milano, Touring Editore, 2005, ISBN 9788836531363.
  • Carlo Botta, Storia d'Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1789, Volume Terzo - Tom. V-VI, Lugano, Tip. di G. Ruggia e C., 1835.
  • Giacomo Corazza Martini, Castelli, Pievi, Abbazie: Storia, arte e leggende nei dintorni dell'Antico Borgo di Tabiano, Roma, Gangemi Editore, 2011, ISBN 978-88-492-7071-6.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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