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Vicente Antonio García de la Huerta

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Vicente Antonio García de la Huerta.

Vicente Antonio García de la Huerta (Zafra, 19 marzo 1734Madrid, 12 marzo 1787) è stato un poeta e drammaturgo spagnolo. Viene considerato il più importante autore spagnolo di opere drammatiche del Settecento[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Trascorse la sua infanzia a Zamora, ma ben presto si trasferì a Salamanca per proseguire la sua carriera scolastica e iscriversi alla università locale.

Nel 1757 raggiunse Madrid, dove assunse un impiego alla Real Biblioteca.

Si sposò con Gertrudis Carrera y Larrea e grazie alla protezione del duca di Alba, entrò in tre accademie: l' Academia Española de la Lengua, della Historia e delle Artes de San Fernando.

Dopo il 1766 ebbe qualche contrasto con le autorità iberiche e fu costretto, per qualche anno, ad un esilio parigino, ma quando cambiò l'aria dell'ambiente letterario e della corte, rientrò in patria.

Negli ultimi anni di vita assunse la direzione della Biblioteca Nacional de España.

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

García de la Huerta è noto, conosciuto ed apprezzato per il dramma eroico Raquel (1777), che i critici letterari definiscono come una delle opere più significative del Settecento in Spagna. Il lavoro, composto in endecasillabi, è caratterizzato da uno stile e da un gusto risalente a modelli nazionali dell'età aurea, in contrasto evidente con la corrente neoclassica che si ispirava alla tragedia francese.[2] L'opera descrisse l'amore fatale tra il re Alfonso VIII e una ebrea di Toledo, Raquel, famosa per la sua ambizione di potere. Questa relazione mise in gravi difficoltà il monarca e si risolse con la tragica morte della donna.

García de la Huerta scrisse anche importanti liriche (ad esempio Obras poéticas, in due volumi, composta nel 1778 e Poesías del 1786), egloghe, canti epici, raccolte critiche di autori del secolo d'oro, tra le quali Theatro Hespanol in 16 volumi che suscitò molte polemiche perché non incluse autori fondamentali del calibro di Lope de Vega e Tirso de Molina,[3] esaltando invece la figura di Pedro Calderón de la Barca, traduzioni come Zaire di Voltaire e la riduzione dell'Elettra di Sofocle.

Nei suoi lavori sostenne il teatro spagnolo e la tradizione, opponendosi invece alle innovazioni contemporanee e all'influenza letteraria francese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vicente García de la Huerta nella Enciclopedia Britannica, britannica.com. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  2. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5 pag.171
  3. ^ Vicente Antonio García de la Huerta, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 6 agosto 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jesús CAÑAS MURILLO, García de la Huerta y la tragedia neoclásica, Madrid, Gredos, 2003, pag.1577-1602.
  • Philip DEACON, García de la Huerta, Raquel y el motín de Madrid de 1766, Madrid, 1976, pag. 369-387.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN51698945 · ISNI: (EN0000 0001 0900 2561 · LCCN: (ENn83011369 · GND: (DE118958488 · BNF: (FRcb11997236z (data) · CERL: cnp00402420
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