Vespa crabro

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Calabrone
Vespa crabro Ifroz.jpg
Calabrone, maschio
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Hymenopteroidea
Ordine Hymenoptera
Sottordine Apocrita
Sezione Aculeata
Superfamiglia Vespoidea
Famiglia Vespidae
Sottofamiglia Vespinae
Genere Vespa
Specie V. crabro
Nomenclatura binomiale
Vespa crabro
Linnaeus, 1761
Sottospecie

vedi testo

Il calabrone (Vespa crabro Linnaeus , 1761) è il più grosso Vespide europeo. Con il termine calabrone vengono spesso erroneamente identificati anche l'ape legnaiuola (Xylocopa violacea) e il bombo terrestre (Bombus terrestris).

Il calabrone è la più grande delle vespe europee e nordamericane. Potenzialmente pericolosi per l'uomo, i calabroni sono soliti realizzare i loro nidi attorno ad aree abitate, con il caratteristico metodo di utilizzare fibre vegetali per creare nidi di carta. Possono essere particolarmente aggressivi nei confronti del loro nido, anche se di norma come gli insetti rispetto ad animali più grandi tendono a fuggire. Sono insetti carnivori e come tali si nutrono di altri insetti tra cui diverse altre specie di api e vespe.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'adulto è glabro, di colore bruno rossiccio con macchie e strisce gialle, di estensione variabile a seconda della sottospecie.

La femmina può raggiungere i 5 cm di lunghezza, mentre il maschio e operaie misurano 2-2,5 cm. I calabroni vivono in nidi esternamente a forma di sfera, costruiti con legno impastato alla loro saliva. Le colonie sono costituite da circa 300-500 esemplari.

Calabroni intorno al nido.

Pur essendo un insetto prevalentemente diurno, il calabrone svolge anche attività parzialmente notturna e lo si può trovare attivo anche in autunno inoltrato.

Nei confronti dell'uomo è tendenzialmente indifferente (a differenza della vespa comune, per esempio, che spinta da curiosità può ronzare intorno, aumentando di fatto le possibilità di puntura); tuttavia, se si può sostare vicino ad un albero da frutta in presenza di calabroni con una certa tranquillità, questi insetti possono diventare molto aggressivi se provocati o in vicinanza del nido. Gli individui di genere femminile sono dotati di pungiglione, le cui punture (conseguenti a una reazione difensiva dell'animale) possono essere molto dolorose per gli esseri umani. Come nel caso di vespe e api, il veleno inoculato ha effetti solo locali e transitori per la maggior parte delle persone, ma può provocare nei soggetti allergici reazioni anafilattiche anche mortali.

Ciclo vitale[modifica | modifica wikitesto]

In primavera, una fondatrice di calabrone si sveglia dall'ibernazione ed inizia a costruire alcune cellette in un luogo riparato e difficile da individuare. Inizia così a deporre le uova che, finché non si svilupperanno, sarà lei ad accudire.

Inizialmente il nido si presenta come una semisfera vuota rivolta verso il basso e di pochi cm di diametro, nell'interno della quale risiedono le prime cellette con le larve all'interno. In questa fase è la regina che le nutre ed espande il nido.

Un alveare dei calabroni in costruzione

In circa un mese, le larve crescono, si chiudono nella loro cella secernendo un opercolo di seta e completano la metamorfosi emergendo come vespe adulte, operaie incapaci di riprodursi e più piccole della regina. Nate le prime vespe operaie, la regina si occupa della sola deposizione delle uova. La regina, nutrita dalle operaie, andando di cella in cella, depone uova e controlla che le larve siano tutte sue figlie. Le operaie svolgono tutti i lavori: nutrici, toelettatrici, cercatrici di cibo, guardiane, eccetera. Il nido di vespa crabro, se costruito all'esterno o in sufficiente spazio, può assumere una forma ovale o sferica della circonferenza di un pallone da calcio, ma spesso allungata fino a circa 60 cm di altezza, al cui interno ci sono più piani orizzontali di cellette contenenti la covata, mediamente 8 piani con centinaia di celle ciascuno. Se costruito all'interno di cavità o sottotetti può assumere ragguardevoli dimensioni, anche prossime al metro di altezza, ma "spalmato" nello spazio disponibile. Il materiale da costruzione per il nido è una solida fibra vegetale, viene ottenuto bagnando con la saliva alcune schegge di legno dei rami giovani di vari alberi a corteccia morbida, fino ad ottenere una pasta modellabile, che, una volta indurita, sarà solida e dall'aspetto cartaceo. Infatti i nidi di V.crabro hanno consistenza cartacea, sebbene siano relativamente impermeabili e molto resistenti.

Calabrone, particolare della testa, vespa operaia

Dalle prime operaie e dal primo piano di cellette, la colonia cresce sempre di più. La fondatrice, ora regina, subisce un aumento del volume addominale a fronte della necessità di deporre un numero di uova sempre maggiore. Le operaie di un nido maturo in agosto possono essere svariate centinaia. In fine estate - inizio autunno, la regina cessa provvisoriamente di deporre le uova per lasciare alla sua prossima covata lo spazio necessario per crescere. L'ultima covata del nido, è però particolare. Non darà vita ad altre operaie, perché composta da larve di vespe aploidi maschi, nate da uova non fecondate, e vespe di sesso femminile che svilupperanno in nuove future fondatrici causa il maggior apporto di cibo da parte delle numerose operaie e la diminuzione dei feromoni di dominanza prodotti dalla regina originale. Appena l'ultima covata è dischiusa, attorno a settembre, comincia il declino del nido. Le nuove regine ed i maschi, ora molto numerosi a dispetto delle operaie, a ridosso dell'inverno avviano il periodo degli accoppiamenti. Ogni femmina fertile copula con un maschio preferibilmente di un'altra colonia, dopodiché inizia ad accumulare grasso corporeo tramite liquidi zuccherini per prepararsi ad affrontare la stagione fredda. Se tutto andrà bene, le femmine fecondate saranno le regine dell'anno successivo.

Nel frattempo, la vecchia regina, ormai troppo anziana per deporre altre uova nel nido, si allontana dal suo regno e muore di vecchiaia, seguita nei giorni successivi da tutte le sue operaie dalla più vecchia alla più giovane atorno al mese di novembre. I maschi e l'ultima nidiata di vespe (larve di maschi o ultime femmine ritardatarie) possono sopravvivere sino all'arrivo dell'inverno, periodo che in ogni caso non riescono a superare. Per la carenza di manodopera operaia, le ultime larve deperiscono per inedia, non più curate. Questa è la principale causa, assieme ai resti di cibo in decomposizione, del forte odore di marcio e ammoniaca caratteristico delle colonie mature, che si può avvertire aprendo un nido sviluppato. Odore che presagisce la fine imminente della colonia.

Del nido, in inverno inoltrato, non resta che l'involucro cartaceo e le cellette abbandonate, spesso saccheggiate da formiche o utilizzato come rifugio invernale da altri insetti come rincoti, coccinelle o qualunque altro insetto che in fase di adulto svernante cerchi rifugio. Non di rado, alcune femmine fecondate possono passare l'inverno sul nido, assieme agli altri animali ospiti.

I siti di ibernazione preferiti per le future regine sono di rado intercapedini di manifattura umana, il nido stesso o più di frequente tronchi d'albero marci o rifugi sottoterra.

Calabrone ripiegato

Nido[modifica | modifica wikitesto]

Gli individui di questa specie vivono in tipici nidi di carta, che consistono di un peduncolo all'interno, di un rivestimento esterno e di un solo foro di entrata e di uscita. I materiali sono di derivazione vegetale che sono tagliate con le mandibole, masticate e poi modellate a formare il nido dalle operaie. Questi pezzi non sono di forma uniforme, ma sono attaccati tra loro molto saldamente così da costituire uno strato unico.[1]

Nido di vespa crabro

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il nido stesso è formato da una mistura di polpa di carta creata dalle vespe operaie con parti di alberi o materiale vegetale mischiati con la saliva, oltre a fango ed altre derivazioni simili. Questo "cemento" è inoltre reso repellente all'acqua e consente alla colonia di sviluppare una barriera contro gli agenti atmosferici esterni. I materiali e le tecniche di costruzione così come i luoghi possono variare a seconda della nidificazione.[1]

Composizione chimica e fisica[modifica | modifica wikitesto]

Minerali come titanio (Ti), ferro (Fe) e zirconio (Zr) sono comunemente presenti nel suolo e pertanto si ritrovano anche nella composizione del nido del calabrone. Il peso del nido più grande mai trovato era di 80.87 grammi dal momento che la struttura si presenta estremamente leggera. Le celle interne sono di norma comprese tra i 4 ed i 5 mm di lunghezza e gli 8-9 di diametro. L'esatta composizione di nidi ritrovati nella Turchia settentrionale ha portato allo studio più approfondito della loro composizione: ossigeno, carbone e nitrogeni sono gli elementi principali, mentre vi sono state trovate tracce di silicio (Si), calcio (Ca), ferro (Fe) e potassio (K), ma non alluminio (Al), magnesio (Mg) o sodio (Na), dimostrando proprio che i calabroni si basano su ciò che trovano attorno al nido e quindi utilizzano il suolo locale. La percentuale di materiali vegetali è il 23% mentre il 77% è costituito da saliva di calabrone.[1]

Relazioni con l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Specie tutelate e protezione[modifica | modifica wikitesto]

Proprio perché spesso incute terrore, la V. crabro è vittima di continue distruzioni dei nidi e quindi si presenta come una specie potenzialmente a rischio. Alcuni paesi europei sono giunti a tutelare addirittura la specie, come nel caso della Germania dove è illegale incendiare dei nidi di calabrone secondo una legge del 1º gennaio 1987, rischiando di incorrere in una multa.[2]

Problemi associati[modifica | modifica wikitesto]

I calabroni europei sono carnivori e come tali mangiano diverse altre specie di insetti, molti dei quali sono considerati infestanti e quindi in questo senso essi apportano un beneficio a giardini e coltivazioni. Ad ogni modo, essi risultano dannosi nella misura in cui sono soliti nutrirsi anche di api domestiche, compromettendo la riproduzione della specie, danni ai nidi, la produzione di miele e soprattutto l'impollinazione dei fiori.[3]

Veleno e punture[modifica | modifica wikitesto]

Il calabrone, pur tendendo a non attaccare naturalmente l'uomo, può rappresentare in molti casi una minaccia concreta. L'insetto, in caso di puntura, riesce ad iniettare nel corpo dell'uomo solo una dose minima di veleno che, nel caso di altri insetti sarebbe fatale, ma nel caso dell'uomo non comporta particolari problemi, a meno che non si verifichi una pericolosa reazione anafilattica o se il numero di punture è superiore a una, in quanto il quantitativo di veleno in circolo aumenta. Normalmente il veleno del calabrone ha effetti sul sistema di respirazione e può quindi compromettere il corretto funzionamento delle vie respiratorie con fiato corto o addirittura con soffocamento. Nei casi più gravi può rendersi necessaria una tracheotomia. Certe reazioni a seguito di punture di calabroni possono essere mortali.

Nelle punture ordinarie, la sensazione di dolore che si avverte subito dopo la puntura, è data essenzialmente dal pungiglione (che deve essere rimosso) e dall'infezione che crea nei primi strati di pelle il veleno iniettato, mentre il gonfiore successivo è la reazione naturale del corpo a questo problema.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La Vespa crabro è catalogata come appartenente al genere Vespa, un gruppo caratterizzato da specie eusociali. Questo genere è una sottofamiglia delle Vespinae, che sono note per masticare il loro cibo per nutrire i piccoli della loro specie e costruire i nidi con materiali simili alla carta, derivati in realtà da fibre vegetali. Secondo recenti studi filogenetici, sono strettamente imparentati con la Vespa dybowski.[4]

Sono state descritte le seguenti sottospecie di Vespa crabro[5][6]:

In Italia ed Europa centrale è diffusa la sola sottospecie germana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Bagriaçik, N., Determination of some structural features of the nest paper of Vespa orientalis Linneaus, 1771 and Vespa crabro Linneaus, 1758 (Hymenoptera: Vespinae) in Turkey, in Archives of Biological Sciences, vol. 63, nº 2, 2011, pp. 449–455, DOI:10.2298/ABS1102449B.
  2. ^ Hornets are worthy of protection!, vespa-crabro.de.
  3. ^ http://www.ca.uky.edu/entomology/dept/entfacts.asp
  4. ^ Perrard, A., Pickett, K. M., Villemant, C., Kojima, J., Carpenter, J, Phylogeny of hornets: a total evidence approach (Hymenoptera, Vespidae, Vespinae, Vespa), in Journal of Hymenoptera Research, vol. 32, 2013, pp. 1–15, DOI:10.3897/JHR.32.4685.
  5. ^ Bequaert J., 1931 - The Color Forms of the Common Hornet,
    • Vespa crabro Linnaeus PDF [1]
  6. ^ BioLib

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