Vecchietta

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Autoritratto. Dettaglio di un affresco della Collegiata di Castiglione Olona

Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta (Siena, agosto 1410Siena, 6 giugno 1480), è stato un pittore, scultore e orafo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vecchietta nacque e visse a Siena. Prima delle scoperte documentarie di Carlo del Bravo nel 1970, si pensava fosse nato a Castiglione d'Orcia nel 1412. Fu battezzato l'11 agosto 1410. Risulta iscritto all'Arte dei pittori di Siena dal 1428, dopo il 1460 iniziò a occuparsi anche di scultura e successivamente ebbe anche incarichi di architetto e di ingegnere militare. Morì il 6 giugno del 1480 a Siena.

Gli artisti più importanti per la sua formazione sono stati: Sassetta, Jacopo della Quercia, ma anche i fiorentini Masaccio, Masolino e Donatello. Più tardi nella sua vita è stato il maestro di Francesco di Giorgio e Neroccio de' Landi.

Non si conoscono l'origine e il motivo del soprannome Vecchietta.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni studiosi ritengono che le prime opere in cui si può rintracciare un intervento del Vecchietta sono gli affreschi, commissionati dal vescovo Branda da Castiglione, nella cappella di Santa Caterina d'Alessandria nella Basilica di San Clemente a Roma (1428-1432 circa), ciclo normalmente attribuito per intero a Masolino da Panicale e dove un giovane Vecchietta avrebbe partecipato da apprendista. Difficile è però rintracciare i suo contributi.

Universalmente accettato è invece l'intervento dell'artista negli affreschi della Collegiata, dell'adiacente Battistero e del Palazzo Branda Castiglioni a Castiglione Olona, in provincia di Varese (1435-1439 circa). Qui il Vecchietta vi avrebbe lavorato sempre al seguito di Masolino e sempre su commissione del vescovo Branda da Castiglione, anche se, di nuovo, si possono fare solo delle ipotesi riguardo agli affreschi dipinti direttamente dal giovane artista.

Alcuni studiosi, tra cui Antonio Natali e Maria Beltramini, attribuiscono al senese anche il progetto della chiesa del Corpus Domini (la cosiddetta Chiesa di Villa), di fronte al Palazzo Branda Castiglioni.

Nel 1439 Vecchietta è attestato a Siena dove sono documentate sculture lignee per l'altare del Duomo oggi perdute.

In Santa Maria della Scala[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato a Siena nel 1439 fu impegnato per tutto il decennio successivo nell'ospedale di Santa Maria della Scala, tanto da essere conosciuto anche col soprannome di pittor dello spedale. Per il Pellegrinaio dell'ospedale il Vecchietta dipinse nel 1441 un affresco raffigurante il sogno della madre del Beato Sorore, il leggendario calzolaio fondatore dell'Ospedale e di cui la madre ebbe in visione la vocazione caritatevole prima ancora che nascesse. Gli altri affreschi della serie sono opera di Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia[1]

Più tardi, nel 1445, dipinse nella Cappella del Sacro Chiodo, nota anche come Sagrestia Vecchia, un armadio porta-reliquie (arliquiera) che ora si trova nella Pinacoteca Nazionale di Siena. Affrescò anche per intero lo stesso ambiente, dal 1446 al 1449, ove dipinse la volta con le figure del Cristo, evangelisti, Dottori e Profeti, le lunette delle pareti con gli Articoli del Credo e i riquadri sottostanti con Storie dell'Antico Testamento[2].

Altre opere pittoriche a Siena e Pienza[modifica | modifica wikitesto]

Madonna col bambino e Santi ed Annunciazione, Museo Diocesano di Pienza

A partire dal 1450, una serie di affreschi sono stati eseguiti per il Battistero del Duomo di Siena dal Vecchietta e dai suoi allievi. Essi includono rappresentazioni di quattro dei dodici apostoli (volta della prima campata della navata centrale), dodici articoli del Credo (le tre volte della seconda campata), l’Assunzione (arcone dell'abside), la Madonna in gloria tra angeli sull'arcone absidale e gli affreschi dell'abside in basso con l’Annunciazione, la Flagellazione di Cristo e l’Andata al Calvario (affrescata dopo le volte).

Nel 1457 eseguì inoltre, su commissione di Giacomo d'Andreuccio, il polittico raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Bartolomeo, Giacomo, Eligio, Andrea, Lorenzo e Domenico (adesso alla Galleria degli Uffizi a Firenze) e la Madonna della Misericordia, affresco nell'ufficio del sale del palazzo pubblico a Siena.

Poco dopo, nel 1460-63 circa, realizzò la tavola con l'Assunzione per il Duomo di Pienza, creata per il Papa Pio II Piccolomini, nonché la tavola composita con la Madonna col Bambino, santi e Annunciazione in deposito presso il Museo Diocesano della stessa città.

L'attività di scultore[modifica | modifica wikitesto]

Altare della Cattedrale di Siena con il ciborio del Vecchietta

Proprio in questi anni si intensificò l'attività di scultore, a scapito di quella di pittore, facendo ritenere che l'artista incontrò molto più successo e commissioni come scultore.

Per la Loggia della Mercanzia a Siena il Vecchietta scolpì le figure di San Pietro e San Paolo (1458-1462), che furono affiancate alle tre statue di Antonio Federighi nella stessa loggia ed elogiate dal Vasari[3] come

« scolpite con consumata grazia e maestria multa »

Vecchietta scolpì anche una statua d'argento di Santa Caterina da Siena, al momento della canonizzazione della santa nel 1461. Quest'opera scomparve dopo l'assedio di Siena nel 1555.

Al Museo nazionale del Bargello di Firenze è esposto il Monumento funebre di Mariano Sozzini il Vecchio (noto giurista senese), opera in bronzo realizzata all'indomani della sua morte sopraggiunta nel 1467 e collocata inizialmente nella chiesa di San Domenico.

Proprio in quell'anno il Vecchietta iniziò a realizzare il ciborio in bronzo per l'Ospedale di Santa Maria della Scala (1467-1472), opere che è considerata uno dei suoi maggiori capolavori e che fu apprezzata così tanto anche dai contemporanei che fu spostato, nel 1506, nella posizione più prominente della città, ovvero sull'Altare maggiore del Duomo di Siena.

Secondo Vasari[3],

« Questa colata,è ammirevole, ha acquisito grande fama e notorietà per lui a causa della proporzione e la grazia che mostra in tutte le sue parti, e chi osserva questo lavoro può ben vedere che il disegno è buono, e che l'artigiano è stato un uomo di giudizio e con la capacità di praticare  »

Degna di nota è anche la Risurrezione, bassorilievo in bronzo del 1472 della Frick Collection di New York.

Le ultime opere[modifica | modifica wikitesto]

Cristo Risorto, altare della chiesa dello Spedale di Santa Maria della Scala

Anche le ultime opere sono all'insegna dell'attività di scultore più che di pittore.

Per il suo stesso sepolcro che il Vecchietta aveva chiesto di allestire in una cappella della chiesa della Santissima Annunziata dello Spedale creò una figura in bronzo raffigurante il Cristo risorto (1476), che mostra l'influenza di Donatello. L'opera fu collocata sull'altare maggiore della chiesa, dopo che il ciborio venne spostato nel duomo.

L'unica opera pittorica prevenutaci da questi ultimi anni di attività artistica è un polittico firmato con la Madonna col Bambino affiancata dai santi Pietro, Lorenzo, Francesco, Paolo e due cherubini (1477-1478) conservato nella Pinacoteca Nazionale di Siena e realizzato per lo stesso sepolcro.

L'ultima opera è un complesso ligneo raffigurante la Dormitio Virginis (1477-1480 circa) realizzata per la chiesa di San Frediano a Lucca e conservata nel Museo Nazionale di Villa Guinigi della stessa città, con la figura dell'Assunta sovrastante completata dopo la morte del vecchietta da Neroccio di Bartolomeo de' Landi.

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, nella ricorrenza dei 600 anni dalla nascita del Vecchietta, il pittore romano Franco Fortunato ha dipinto in suo ricordo il drappellone per il palio di Siena del 16 agosto, vinto dalla Contrada della Tartuca. Sul drappellone spicca l'immagine dorata della Madonna Assunta che il vecchietta realizzò su una tavola nel 1451 presso il Duomo di Pienza, e che risulta la sua opera più importante al di fuori della città di Siena.

Lista delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito di Santa Maria della Scala
  2. ^ Sito di Santa Maria della Scala
  3. ^ a b Vasari, "Vite"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Bertelli, Masolino e il Vecchietta a Castiglione Olona, in "Paragone Arte", 1987, 451, p. 25-47.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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