Vasilij Grigor'evič Zajcev

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Vasilij Grigor'evič Zajcev
Vasilij Zajcev a Stalingrado, nel dicembre 1942.
Vasilij Zajcev a Stalingrado, nel dicembre 1942.
23 marzo 1915 - 15 dicembre 1991 (76)
Soprannome "Vasya"
Nato a Yeleninskoye, Impero russo
Morto a Kiev, Ucraina
Cause della morte Cause naturali
Luogo di sepoltura Mamaev Kurgan, Volgograd
Etnia Russa
Dati militari
Paese servito Flag of the Soviet Union.svg Unione Sovietica
Forza armata Red Army flag.svg Armata Rossa
Arma fanteria
Specialità cecchino
istruttore
mortaista
Unità 2º Battaglione
1047º Reggimento Fucilieri
Reparto 284a Divisione Fucilieri
62a Armata
Anni di servizio 1937 - 1945
Grado RA-SA A-armour F2Capt 1955.png Capitano
Ferite Ferito agli occhi
Guerre Seconda guerra mondiale
Battaglie Fronte orientale
Pubblicazioni Notes of a Sniper
Frase celebre "Non c'è terra per noi dietro il Volga"
Altro lavoro Direttore di fabbrica tessile

[1]

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Vasilij Grigor'evič Zajcev GSS (in russo: Василий Григорьевич Зайцев?; Yeleninskoye, 23 marzo 1915Kiev, 15 dicembre 1991) è stato un militare sovietico e cecchino che combatté nella seconda guerra mondiale. Il suo primo campo di battaglia fu Stalingrado, dove tra il 10 novembre e il 17 dicembre 1942 uccise 225 tra soldati e ufficiali della Wehrmacht e altri eserciti dell'Asse, tra cui 11 cecchini nemici.[1][2]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Vasilij Grigor'evič Zajcev nacque il 23 marzo 1915 a Yeleninskoye, un piccolo villaggio sugli Urali, da una famiglia di contadini. Crebbe imparando a cacciare le renne e i lupi in compagnia del nonno e del fratello minore Maksim.

Nel 1927, quando aveva 12 anni, uccise al primo colpo un lupo utilizzando un fucile Berdan, che a quell'epoca era a malapena in grado di portarlo sulla schiena.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937, all'età di 22 anni, si arruolò volontario nelle forze armate sovietiche e ha inizialmente servito nella Marina Sovietica come impiegato a Vladivostok con il rango di sottufficiale capo. Tuttavia, nel giugno 1941, con l'avvio dell'Operazione Barbarossa da parte del Terzo Reich, Zajcev venne trasferito in prima linea nell'Armata Rossa insieme agli altri suoi commilitoni volontari. Dopodiché il 22 settembre 1942 fu assegnato al 2º Battaglione, 1047º Reggimento Fucilieri della 284a Divisione Fucilieri, a quell'epoca parte della 62a Armata Sovietica di stanza a Stalingrado dal 17 settembre.

Servì nel 1047º Reggimento come cecchino insieme al suo compagno Nikolai Kulikov e prima del 10 novembre aveva già ucciso 32 soldati tedeschi della Wehrmacht con il fucile Mosin-Nagant d'ordinanza (triokhlinejka, fucile da tre linee, ovvero calibro 7,62). Si stima inoltre che i 28 cecchini da lui addestrati abbiano ucciso più di 3000 soldati nemici. Alcune fonti riportano che i risultati di Zajcev furono notevoli, ma non gli unici di questa portata: un soldato sovietico la cui identità è rimasta ignota, identificato solo col soprannome di Zikan, aveva ucciso 224 soldati alla data del 20 novembre.

Nell'ottobre 1942 Zajcev, ormai sotto l'attenzione dalla propaganda sovietica, continuò a restare sotto le armi nel corso della battaglia di Stalingrado, dove uccise in totale circa 242 tra soldati e ufficiali tedeschi, tra cui 11 cecchini nemici.[3] Nel gennaio 1943 fu ferito agli occhi da un attacco di mortaio[2] e venne curato dal dottor Volodimir Filatov, il quale fu in grado di ripristinare la sua vista. Dopodiché il 22 febbraio venne decorato con la medaglia Eroe dell'Unione Sovietica e poté continuare la guerra sul fronte del Nistro (o Dniestr) col grado di capitano. Nel 1943 divenne membro del Partito Comunista Sovietico e nell'aprile 1945 prese poi parte alla battaglia delle alture di Seelow, in Germania.

Secondo il generale Vasilij Ivanovič Čujkov (comandante supremo della 62ª Armata Sovietica a difesa di Stalingrado) i tedeschi, nel tentativo di ucciderlo, mandarono a Stalingrado il colonnello (Standartenführer) delle Waffen-SS Heinz Thorwald[4]. Si narra che Zajcev, dopo una caccia durata diversi giorni, abbia intravisto il suo cacciatore appostato sotto un'ampia lamina di ferro che costituiva la sua postazione di tiro; stando al racconto, Zajcev lo uccise in quel momento con il supporto di un cecchino suo compagno. La battaglia tra i due, seppure in forma alquanto romanzata, viene raccontato nel film Il nemico alle porte.

Il mirino telescopico del fucile di Thorwald, che si deduce sia stato il più importante dei trofei di caccia di Zajcev, è attualmente esibito presso il Museo dell'Armata Rossa di Mosca. È bene tenere presente che, tuttavia, l'intera storia rimane a metà tra realtà e fantasia, non essendovi mai state conferme ufficiali. Il duello non trova infatti alcun riscontro nelle fonti ufficiali militari sovietiche, dove pure ogni azione compiuta da alcuni cecchini è riportata con dovizia di particolari.

I tiratori che addestrò furono così trascinanti nella loro preparazione che di fatto segnarono l'inizio del "fenomeno dei cecchini" che diede tanto lustro alla 62ª Armata Sovietica. Si iniziò un ciclo di conferenze il cui scopo era la diffusione dell'esempio di Zajcev nella "filosofia" dei tiratori scelti, e soprattutto per scambiare e discutere idee sui principi di una specialità che, per lui, non si limitava alle capacità di tiro.

Anni post bellici e morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945, a guerra terminata, Zajcev si congedò con onore e si trasferì a Kiev, dove studiò facoltà di ingegneria tessile e divenne direttore in una fabbrica tessile locale.[2] Dopodiché si sposò con Zinaida Zaitseva e con lei ebbe quattro figlie.

Zajcev morì all'età di 76 anni a Kiev il 15 dicembre 1991, esattamente 10 giorni prima del crollo dell'Unione Sovietica. Inizialmente è stato sepolto a Kiev, nonostante la sua richiesta finale di essere sepolto a Volgograd.

15 anni dopo, il 31 gennaio 2006, Vasilij Zajcev fu seppellito al Mamaev Kurgan con i più alti onori militari; il suo ultimo desiderio era di essere seppellito vicino al monumento dei difensori di Stalingrado. La sua bara è stata inumata nei pressi di un monumento che riporta la sua più famosa citazione: "Non c'è terra per noi dietro il Volga."

Onorificenze e medaglie[modifica | modifica wikitesto]

  • Cittadino Onorario dell'Eroica Città di Volgograd (7 maggio 1980)
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
Ordine della Bandiera Rossa (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa (2)
Ordine della Guerra Patriottica di 1a Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Guerra Patriottica di 1a Classe
Medaglia per la difesa di Stalingrado - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la difesa di Stalingrado
Medaglia Per la Vittoria sulla Germania nella Grande Guerra Patriottica 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Per la Vittoria sulla Germania nella Grande Guerra Patriottica 1941-1945
Eroe dell'Unione Sovietica - nastrino per uniforme ordinaria Eroe dell'Unione Sovietica
— 22 febbraio 1943

Altri cecchini sovietici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Зайцев Василий Григорьевич su warheroes.ru. URL consultato il 7 luglio 2010.
  2. ^ a b c Henry Sakaida, Heroes of the Soviet Union 1941 - 1945, Osprey Publishing, 2004, p. 20
  3. ^ a b c Saarelainen 2008, p. 128
  4. ^ Maggiore Erwin König, nei testi russi, tedeschi, inglesi di Wikipedia
  5. ^ Henry Sakaida, Heroes of the Soviet Union 1941 - 1945, Osprey Publishing, 2004, p. 18
  6. ^ a b The Sniper Log Book su snipercentral.com. URL consultato il 7 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Zajcev a Mamaev Kurgan, Volgograd.
  • Antony Beevor, Stalingrado, Milano, Rizzoli, 1998.
  • Vasilij Čujkov, La battaglia di Stalingrado, Roma, Editori Riuniti, 1961.
  • (EN) Tapio Saarelainen, The Sniper Simo Häyhä, Tampere, Apali Oy, 2008, ISBN 978-952-5026-74-0.
  • David L. Robbins, Fortezza Stalingrado, Milano, Longanesi, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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