Unione radiofonica italiana

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Società anonima unione radiofonica italiana
StatoItalia Italia
Forma societariasocietà anonima
Fondazione27 agosto 1924 a Torino
Fondata da
Chiusura17 novembre 1927
SettoreMedia
Prodottitrasmissioni radiofoniche

L'Unione radiofonica italiana, in acronimo URI, è stata una società anonima italiana fondata a Torino il 27 agosto 1924. Fu l'emittente radiofonica che svolse, in esclusiva, il servizio di radioaudizioni circolari. L'URI è l'antesignana dell'odierna RAI Radiotelevisione Italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione[modifica | modifica wikitesto]

L'8 febbraio 1923 venne pubblicato il regio decreto n. 1067, che affidava allo Stato l'esclusiva sulle radioaudizioni circolari da esercitare tramite società concessionaria[1]. In conseguenza del regio decreto sorsero in Italia alcune società con l'obiettivo di ottenere tale concessione. Le concorrenti erano tre, tutte legate ai produttori anglosassoni di apparecchi radiofonici.

Una era la «Società italiana radio audizioni circolari» (SIRAC), rappresentante per l'Italia della Radio Corporation of America[2].

Una seconda società in lizza era la «Società anonima radiofono - Società italiana per le radiocomunicazioni circolari» (Radiofono), fondata nel settembre 1923 dall'inglese Marconi Company[2].

Il terzo concorrente era l'ingegner Luigi Ranieri, che già eserciva L'Araldo Telefonico e il Radio Araldo, ed era legato alla Western Electric[2].

Le trattative si prolungarono per un anno, ma alla fine sembrava che il ministro delle Poste Giovanni Antonio Colonna di Cesarò volesse dare la concessione a Ranieri[2].

Tuttavia, all'inizio del 1924 Di Cesarò si dimise dal governo e il suo posto fu preso da Costanzo Ciano, che avrebbe preferito dare la concessione a Marconi[2].

Ranieri riuscì a ottenere almeno che si svolgesse una prova tecnica. La Radiofono, il 20 marzo 1924, installò a Centocelle una stazione di prova, ma il 23 marzo non riuscì a trasmettere un discorso pronunciato da Benito Mussolini al teatro Costanzi di Roma, forse a causa di interferenze elettriche.[3], mentre le trasmissioni del Radio Araldo furono adeguate[2].

In questa situazione, il 3 giugno 1924 il ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano indirizzò una lettera alle società che avevano fatto richiesta per la concessione invitandole a trovare un accordo.

Venne raggiunto un compromesso con la nascita dell'URI. Ma, a sorpresa, il Radio Araldo non aveva i capitali sufficienti per partecipare e rinunciò[2]. Così l'URI venne costituita il 27 agosto 1924 dalla Radiofono e dalla SIRAC mediante la sottoscrizione di un capitale sociale di 1.400.000 lire (82,9% della Radiofono e 17,1% della SIRAC)[1]. Presidente della società venne nominato Enrico Marchesi, proveniente dalla FIAT, dove aveva ricoperto per parecchi anni l'incarico di direttore amministrativo. Il Vice presidente era Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi che, forte dell'invenzione della radio, stava cercando di creare un modello che ricalcasse quello adottato in altri Paesi.

Le trasmissioni[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sua prima stazione trasmittente di San Filippo in Roma, prodotta dalla Marconi, il 6 ottobre, alle ore 21:00, Ines Viviani Donarelli, dallo studio romano di palazzo Corrodi, lesse il primo regolare annuncio della neonata radio:

« URI (Unione Radiofonica Italiana). 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d'onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto "Opera 7", I e II tempo.[4] »

Il programma, della durata di un'ora e mezza, previde la trasmissione di musica operistica, da camera e da concerto, con un bollettino meteorologico e notizie di borsa. In effetti l'esordio della radio in Italia avvenne quasi in sordina.

Il 27 novembre 1924 il governo assegnò alla società privata URI la concessione, in esclusiva, del servizio delle radioauzioni circolari per la durata di sei anni (prorogabili per altri quattro)[1], assegnazione che venne sancita dal R.D. 14 ottobre 1924 n. 2191 Concessione dei servizi radioauditivi circolari alla Società Anonima Unione Radiofonica Italiana (U.R.I.) pubblicato sulla G.U. n. 11 del 15 gennaio 1925 pp. 164-167.

Con tale decreto in particolare venne sancito che l'URI era l'unica emittente radiofonica italiana autorizzata a diffondere notizie di interesse pubblico e il Governo era il solo a concedere il placet per la trasmissione di notizie di agenzie di stampa diverse dall'Agenzia Stefani.

La annunciatrice dell'URI era Maria Luisa Boncompagni, proveniente da L'Araldo Telefonico e dal Radio Araldo.

Il 18 gennaio 1925 esce il primo numero del Radiorario, rivista settimanale dell'URI che pubblica il palinsesto delle trasmissioni[1] e vuole propagandare il nuovo mezzo e conoscere i gusti e le opinioni di un pubblico ancora da formare.

La stazione radiofonica di Roma sarà seguita l'8 dicembre 1925 da un'analoga installazione a Milano e il 14 novembre 1926 a Napoli[1].

Nell'ottobre dello stesso anno inizia ad essere trasmessa anche la pubblicità i cui tempi sono venduti dalla concessionaria Sipra[1].

Il fenomeno delle radioaudizioni, inizialmente ostacolato da costi che sembravano proibitivi per un'Italia assai povera, prese il via solo a partire dagli anni trenta, agevolato anche dalle iniziative del regime che dotò ogni casa del Fascio di un apparato ricevente denominato radio popolare e assunse in seguito il motto "Ogni paese deve avere la sua radio", sostenendo la diffusione di apparecchi economici come la radio Rurale e la radio Balilla.

Nel 1927, per effetto del R.D.L. 17 novembre 1927 n. 2207, l'URI viene trasformata in Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Annuario RAI 1988 1989, Torino, Nuova ERI, 1989
  2. ^ a b c d e f g Renato Nunziata, Cara vecchia radio, novant'anni dopo
  3. ^ 80 anni di storia della radio, Dossier delle Teche Rai, settembre 2004, pagina 105.
  4. ^ Audio originale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]