Tempio di Venere Erycina (Quirinale)

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Tempio di Venere Erycina
(Quirinale)
Venus Erycina - 94000978.jpg
Fronte: testa laureata e busto con drappeggio di Venere Erycina (verso destra).
Retro: un tempio tetrastilo sulla sommità di una rocca, circondata da un muro con torri su entrambi i lati e una porta al centro.[1]
Civiltàromana
UtilizzoTempio
Stilerepubblicano
EpocaII secolo a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Amministrazione
PatrimonioCentro storico di Roma
Visitabileno
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°54′35.92″N 12°29′47.42″E / 41.909978°N 12.496506°E41.909978; 12.496506

Il Tempio di Venere Erycina era uno dei due templi di Roma antica dedicati a Venere Erycina; questo tempio era situato sul colle Quirinale, appena all'esterno del Pomerio, nei pressi di Porta Collina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa con indicati i due tempi di Roma dedicati a Venere Erycina (II al Quirinale)
Il Trono Ludovisi rinvenuto nei pressi del Tempio di Venere Erycina
Acrolito Ludovisi o testa di Venere?

Il tempio dedicato a Venere Erycina sul Quirinale fu votato nel 184 a.C. dal console Lucio Porcio Licino nel corso della guerra contro i Liguri e fu dedicato il 23 aprile[2] del 181 a.C. dal figlio di Licino,[3][4][5] che era in quell'anno duumviro.[6]

Qui era posto un oracolo[7] e si praticava la prostituzione sacra.[2]

Il tempio venne probabilmente inglobato negli Horti Sallustiani,[5] tanto che il tempio iniziò ad essere chiamato anche Aedes Veneris Hortorum Sallustianorum.

In questi paraggi vennero rinvenuti il Trono Ludovisi (di produzione locrese) e la grande testa femminile detta Acrolito Ludovisi, che potrebbe rappresentare quello che rimane della grande statua di culto (entrambi al Museo nazionale romano):[8] può darsi che fossero opere originali della Magna Grecia (databili forse attorno al 460 a.C.)[5] prelevate dall'originario santuario di Erice e collocate nel tempio appositamente costruito a Roma come nuova casa per la divinità.

Il Trono di Boston, rinvenuto nell'area, e secondo alcuni databile ad un periodo più recente (I secolo d.C.; scolpito per gli Horti Sallustiani), potrebbe essere semplicemente un falso.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio sorgeva all'incrocio tra le moderne via Sicilia e via Lucania. Nel XVI secolo i ruderi del tempio erano ancora visibili[6]. Un disegno di Pirro Ligorio lo mostra a base circolare. Secondo Strabone, il tempio era una copia del tempio di Venere, sulla collina di Erice, dedicato alla madre di Enea, ed era circondato da un pregevole porticato[9]. Le colonne di marmo del tempio sono state reimpiegate in una cappella della chiesa di San Pietro in Montorio.[6]

La probabile immagine della dea è conservata presso il museo di Palazzo Altemps (Acrolito Ludovisi),[5][6] mentre il tempio potrebbe essere quello rappresentato su un denario databile attorno al 63-57 a.C. Se così fosse si tratterebbe di un tempio tetrastilo, posto su un'altura.[4][10]

Il dubbio rituale falloforico[modifica | modifica wikitesto]

Stando ad un passo di Marziale (III, 68, 8) sarebbe esistito un rituale falloforico compiuto "nel sesto mese" verso un tempio di Venere. Secondo J. Isaac, curatore dell'edizione delle Belles-Lettres, questo sarebbe avvenuto ad agosto ed il tempio in questione sarebbe quello di Venere Erycina. Questa interpretazione è stata ripresa da altri editori, anche di edizioni italiane,[11] ma è stata fortemente criticata da Robert Schilling, il quale ha sottolineato che tale processione non è ricordata da alcun'altra fonte e da alcun calendario romano e che la supposizione che si tratti del tempio di Venere Erycina è completamente fantasiosa. Marziale, in realtà, avrebbe ripreso un rito greco, quello delle Arreforie, trasportandolo in ambiente romano.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Denario (18 mm, 3.83 g, 7 h) coniato a Roma nel 57 a.C. da Gaio Considio Noniano.
  2. ^ a b Ovidio, Fasti, IV, 865-868.
  3. ^ Livio, XL, 34.4.
  4. ^ a b Maria Cristina Capanna 2012, p. 454.
  5. ^ a b c d Coarelli 2012, p. 317.
  6. ^ a b c d Culto di Venere-Afrodite - Romano Impero
  7. ^ CIL VI, 2274.
  8. ^ a b Maria Cristina Capanna 2012, p. 455.
  9. ^ Strabone, Geografia, VI.2.6
  10. ^ Crawford 424/1; Sydenham 887.
  11. ^ Marziale, Epigrammi, Giuseppe Norcio (a cura di), UTET, 2006, p. 267 n. 3.
  12. ^ Robert Schilling, Une allusion au rite des arréphories dans un passage de Martial (III, 68, 8), in Mélanges d'archéologie et d'histoire offerts à Charles Picard à l'occasion de son 65e anniversaire, 1948, vol. 2, pp. 946-950.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]