Syrah

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Grappolo di Shiraz

Il Syrah, o Shiraz, è un vitigno a bacca rossa dalle origini controverse: alcuni, infatti, ritengono che la sua provenienza sia l'Iran presso la città di Shiraz[1], mentre altri sostengono che le sue radici storiche siano legate al territorio di Siracusa[2]; vi è persino una leggenda che lega il Syrah alla città di Aretusa: si narra infatti che fu l'imperatore romano Marco Aurelio Probo a importare il vitigno dall'Egitto con l'intenzione di coltivarlo in Gallia. Le sue legioni passarono dalla città siciliana e qui il Syrah avrebbe messo solide radici al punto tale da trasmettere il suo nome all'intero territorio, che da quel momento si chiamò Syrah, Shiraz o Syrach. Ma poiché la forma del toponimo Syra (ΣYRA o ΣΥΡΑ) come nome della città, risulta già attestata fin dai tempi dell'Antica Grecia,[3] appare evidente che la leggenda abbia origini tardive e tenda piuttosto a legittimare il legame tra la qualità di questo vitigno e Siracusa.[2] Da qui il vitigno si sarebbe poi disperso, e sarebbe stata la Francia infine a reintrodurlo in Italia.

Il Syrah dà un vino di colore rosso rubino dalle sfumature violacee e dal profumo intenso e fruttato con sentori di piccoli frutti neri e spezie, tra le quali appare evidente il pepe nero; in bocca presenta una buona struttura e persistenza, è morbido e abbastanza fresco con una media tannicità.

Questo vitigno viene ad oggi coltivato in quasi tutto il territorio vitivinicolo mondiale, anche se le sue espressioni migliori provengono dalle appellations Côte-rôtie, Hermitage e Saint Joseph della valle del Rodano in Francia; in Italia viene coltivato in Toscana (con i migliori risultati nella D.O.C. Cortona), nel Lazio (Agro pontino), in Puglia (Syrah del Tarantino IGT), in Piemonte con la DOC Sirah ed in Sicilia. Soprattutto quest'ultima regione ha saputo meglio interpretare il vitigno Syrah in Italia, vinificandolo in uvaggio con il Nero d'Avola, ottenendo vini morbidi e speziati molto richiesti dal mercato internazionale.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Iran, Lonely Planet, 2013, p. 333, ISBN 978-88-6639-974-2.
  2. ^ a b Gionata Ricci Alunni, Bere e Sapere, p. 155; Dizionario Larousse. I vini del mondo, p. 227.
  3. ^ Vd. anche fonti in: Le monete dionigiane: l'emissioni di ΣΥΡΑ e dell'Ippocampo.
Controllo di autoritàBNF: (FRcb15573340z (data)