Suburb

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(NAP)

«...chi me sape ‘o ssaje, chi me sape ‘o ssaje,
io nun m’arrenno maje»

(IT)

«..chi mi conosce lo sai, chi mi conosce lo sai,
io non mi arrendo mai»

Suburb
Artista'A67
Tipo albumStudio
Pubblicazionemaggio 2008
Durata38:03
Dischi1
Tracce10+bonustrack
GenereWorld music
Rock
EtichettaEdel Music
ProduttoreSimone Chivilò con Giorgia Fazzini e Polosud
ArrangiamentiSimone Chivilò e 'A67
RegistrazioneIl Parco (NA), Officine Meccaniche (Milano)
NoteL'album è stato finalista per la Targa Tenco 2008 come "Miglior Album in Dialetto"
'A67 - cronologia
Album precedente
(2005)
Album successivo

Suburb è il secondo album registrato in studio dal gruppo musicale italiano 'A67, pubblicato nel 2008.

È un concept-album di crossover mediterraneo dedicato alle periferie del mondo, intese come quartieri metropolitani ma anche come Sud, in cui il rap e il rock incontrano strumenti e lingue proprie della musica etnica.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Con Suburb la rockband napoletana di Scampia dà seguito all'esordio di 'A camorra song'io, debut-album dal forte impegno anticamorra. Le canzoni sono in napoletano, ad eccezione della cover Psyco P.. Il disco intende proporsi come manifesto della nuova realtà artistica napoletana e delle periferie del mondo, coinvolgendo (nelle canzoni, nella grafica e nei testi) la generazione dei trentenni dei Duemila attenti alle dinamiche sociali e all'incontro fra culture, assieme ad alcuni musicisti "maestri".

Sono così rappresentate le diverse matrici napoletane, con la musica popolare di Marcello Colasurdo, la canzone politica con ‘O Zulù (ex 99 Posse, il dub con Francesco Di Bella (24 Grana), l'arte di Felice Pignataro (il figlio Luca ha curato la grafica del booklet), la fotografia di Mario Spada e la letteratura con gli inediti di Roberto Saviano e Valeria Parrella. L'universalità della "periferia mondiale" è invece resa dalle partecipazioni di quattro rockband scelte, per comunanza di contenuti musicali e lirici, nelle due democrazie emergenti (India e Brasile) e, tenendo Napoli al centro del Mediterraneo, nelle altre due città che storicamente sono crogiuoli culturali (Marsiglia e Istanbul). Sempre riferendosi all'intreccio multietnico, sono infine ospiti italiani Raffaela Siniscalchi e due musicisti che da trent'anni a questo si dedicano: Mauro Pagani e Mario Arcari.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Chi me sape – 3:45
  2. ’O mbruoglio – 2:55
  3. Senza respirà – 4:03
  4. La passione – 3:32
  5. Psyco P. – 3:44
  6. L'inno dei muralisti – 0:44
  7. Felice – 3:46
  8. Muorz – 3:18
  9. Io nun tengo 'o nomme – 3:34
  10. Nun vedo niente – 4:27
  11. TammorrAntiCamorra (bonustrack) – 4:39

Testi e musiche di 'A67.

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Chi me sape[modifica | modifica wikitesto]

Rivendicazione viscerale: non arrendersi - all'alienazione, all'immondizia, alla rassegnazione... che dilagano specialmente nelle periferie, e in una città come Napoli in cui lo stesso sole ti dà la vita ma può pure bruciarti. Ospiti gli Avial, rockband indiana che interviene portando il solare bagaglio ad elastico fra tradizione e moderno del suo Paese: suonando il sitar elettrico e cantando in Malayalam, l'antica e ricca lingua del Kerala, lo stato del Sud da cui proviene il gruppo.

'O mbruoglio[modifica | modifica wikitesto]

Il requiem del sogno promesso dalla vita si identifica con l'imbroglio della realtà, divenendo lo specchio di un'esistenza compromessa fin dalla nascita, nell'era del consumismo e dell'apparire. Le parole e le note camminano insieme accompagnandoci nel rockonto a denti stretti. Co-protagonista dell'urlo sull'imbroglio, il poeta e coreografo Calixto, giovane voce rap delle favelas di San Paolo (Brasile) in cui è nato e cresciuto, diventando lui stesso un maestro di strada per i meninos de rua nei progetti di cooperazione internazionale dell'Orchestra do Mundo.

Senza respirà[modifica | modifica wikitesto]

L'amore si identifica con la verità che va accettata senza scampo, ma non come motivo di rinuncia bensì di affermazione: accettare l'imprevedibile e quindi la speranza, come trapela nel ritornello in cui si descrive l'esistenza di un cielo dove si vola senza sognare. Il sound è una delle cartine tornasole più evidenti di come gli 'A67, nel mescolare stili e inevitabili riferimenti, orientino il proprio obiettivo verso il mondo restando sempre con i piedi ben piantati fra le proprie radici. Nel groove che rotola inesorabile sugli accenti di una tradizione "in chiave moderna", ad amplificare suggestioni folk & potenza rock, gli spessi bordoni e i colori dell'eclettica ghironda di Pierre-Laurent Bertolino dei marsigliesi Dupain.

La passione[modifica | modifica wikitesto]

Non riuscire a spiegarsi razionalmente l'omofobia della Chiesa. La canzone parte da qui per reinterpretare l'ipotesi (una teoria divulgata in più riprese e versioni nella letteratura come nella saggistica) secondo cui quello fra Gesù e il suo "prediletto" Giovanni fosse un rapporto capace di valicare il discepolato per divenire storia d'amore omosessuale. E gli 'A67 si sono spinti oltre, fino ad immaginare che in realtà Gesù fosse morto non perché "non era il figlio di Dio" ma perché Dio non avrebbe mai potuto avere un figlio omosessuale; in questi secoli la Chiesa non avrebbe cioè fatto che proiettare la propria zona d'ombra su "altri da sé". Il testo ovviamente non affronta tale teoria come atto provocatorio, ma, così come in tutto il disco, prende una questione per dipanare un punto a priori che estenda la vista, raccogliendo semi di discussione per toccarne le umanità che tutti ci compongono.

Nello sviluppare il testo del brano, il racconto dell'accaduto in terza persona è convogliato nelle strofe cadenzate in dialetto napoletano, il ritornello è invece dedicato alla riflessione più intima in prima persona. Quest'ultimo è stato quindi inciso diversamente, a sottolineare l'universalità del punto di vista, avvalendosi di due splendide sensibilità femminili: la voce di Raffaela Siniscalchi e la penna della scrittrice Valeria Parrella. A dipingere la scenografia fra Medioriente e Mediterraneo, sorta di orchestrazione dolce e profumata, il gruppo di Istanbul Kara Güneş nella sua versione acustica con gli strumenti tradizionali santur, ney e kemence.

Psyco P.[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il felice esperimento di Don Raffaè rimasticata nel precedente disco, riecco gli 'A67 in una cover "pagana". Un brano (dal disco Domani di Mauro Pagani - 2003) il cui testo è ispirato ad un'intervista di un ospite di una struttura di assistenza e recupero di persone affette da malattie psichiche, entrato nel repertorio 'A67 nella primavera del 2006 come perno sotteso dello spettacolo "Alien'azione - dallo spazio periferico dritti al centro" dedicato allo "stare alla periferia" inteso come emarginazione. Totalmente stravolto nell'arrangiamento, il pezzo si sviluppa su un ossessivo mono-accordo per poi sfogarsi in un liberatorio ritornello a piena voce, assumendo un carattere particolarmente "psycodelico" grazie al flauto del suo autore (che fu l'ospite della prima data di "Alien'azione").

L'inno dei muralisti[modifica | modifica wikitesto]

Breve frame (tratto dal film-documentario "Felice!" di Rosaria Désirée Klain e Matteo Antonelli.) scritto ed interpretato da Felice Pignataro. Rappresenta lo spirito con cui il muralista ha sempre inteso il suo concetto di arte e di lotta per i diritti e contro l'emarginazione delle classi più deboli. Anticipa il brano dedicatogli.

Felice[modifica | modifica wikitesto]

Gli 'A67 dedicano un brano intero all'artista italiano contemporaneo che ha dato tanto al quartiere Scampia da cui provengono (carnevali, colori e dignità). La canzone è stata scritta quando Felice Pignataro era ancora in vita. Partecipa al canto Francesco Di Bella (voce dei 24 Grana) che avvisò gli 'A67 dell'improvvisa scomparsa. A Felice Pignataro è dedicato il primo Ep degli 'A67, e con i suoi murales sono state realizzate copertina e grafica dell'Ep relativo al progetto di educazione alla legalità "Voglie parlà!" (Polosud 2007).

Muorz[modifica | modifica wikitesto]

Una riflessione sulla solitudine dell'esistenza umana e la voglia di guardare senza paura negli occhi la Gorgone realtà, come unico modo possibile per rendere sopportabili le assurdità che spesso la vita riserva. Acidi intarsi etno-metal, le sgroppate dello shanaji di Mario Arcari.

Io nun tengo 'o nomme[modifica | modifica wikitesto]

Rivendicare con tutto se stessi la propria identità, quella che ogni giorno ci ruba questo sistema "che non c'appartiene" e che sembra agire col fine di spersonalizzarci e "scambiarci i pensieri". Ospite ‘O Zulù (ex 99 Posse), che ha fatto della musica la sua arma per gridare la propria insofferenza e rabbia.

Nun vedo niente[modifica | modifica wikitesto]

Cerca di descrivere un'atmosfera, un sentire, che è quello della stasi, il limbo in cui capita di perdersi tra ciò che dovremmo fare e ciò che aspettiamo… Il sogno di un amore che non è mai esistito. Ad accompagnare il sogno/sonno, la voce dell'ex Walhalla Gabriella Pascale.

TammorrAntiCamorra[modifica | modifica wikitesto]

Idea nata prima dell'esplosione del "fenomeno" Gomorra (alle cui prime presentazioni gli 'A67 hanno prestato più di una volta la propria musica), pensando ad un brano che potesse farsi veicolo di messaggi. Dopo la collaborazione nel progetto "Voglie parlà", per mantenere l'impegno cominciato col precedente album 'A camorra song'io, qui la scelta di far parlare la musica popolare con la voce di Marcello Colasurdo. E laddove sembrano non servire altre parole, Saviano a ricordare Don Peppino Diana (il testo è tratto dal libro Gomorra; il cantato "Si' ‘a paura fa nuvanta ‘a dignità fa cientuttanta" è il ritornello della title track del disco ’A camorra song’io.

A proposito di questa collaborazione Roberto Saviano ha dichiarato: "Conosco gli 'A67 da quando scorrazzavo per Scampia. La loro musica è sempre stata nel mio quotidiano, è racconto e ritmo. Partecipare al loro disco con una mia lettura è stato un po' come aggiungere qualche nota al pentagramma di Daniele, Alfonso, Andrea, Enzo e Luciano."

Mondo minore[modifica | modifica wikitesto]

A proposito del mondo "minore" che raccontano e approfondiscono, gli 'A67 dicono che, nel pensare a "Suburb", un fondamentale esempio è stato il brano Europa Minor, affresco etnorock che fu brano-killer del primo disco di Mauro Pagani del 1978, cui parteciparono Mario Arcari e molti altri "pionieri" delle contaminazioni.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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