Stibnite

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Stibnite
Stibnite-21985.jpg
Classificazione Strunz2.DB.05.a
Formula chimicaSb2S3
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinotrimetrico
Sistema cristallinoortorombico
Classe di simmetriadipiramidale p
Parametri di cellaa=11,229 Å, b=11,31 Å, c=3,893 Å
Gruppo puntuale2/m 2/m 2/m
Gruppo spazialePbnm
Proprietà fisiche
Densità4,63 g/cm³
Durezza (Mohs)2
Sfaldaturaperfetta secondo {010}
Fratturaconcoide
Coloregrigio piombo o acciaio con sfumatura blu-verdastra; gli aggregati a volte neri
Lucentezzametallica
Opacitàopaca
Strisciogrigio piombo
Diffusioneabbondante
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

La stibnite è un minerale, un solfuro di antimonio. Sono suoi sinonimi antimonite e stibina.

Il nome stibnite deriva da stibio, voce desueta per antimonio, e (antimo)nite. Il nome stibina deriva dal greco στίβι = nero-antimonio, conosciuto già nell'antichità. Il nome antimonite deriva forse dall'arabo 'utmud o dalla leggenda riportata nella sezione Curiosità

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Cristallizza in prismi allungati, striati longitudinalmente, talvolta ricurvi, fibrosi, aciculari; esistono anche geminati. I cristalli di Ichinokawa, nell'isola di Shikoku, in Giappone sono eccezionalmente grandi: alcuni esemplari raggiungono i 50 cm.

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

L'origine è prevalentemente idrotermale. Ha paragenesi con orpimento, realgar, oro, berthierite, jamesonite, cinabro e arsenopirite.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

In natura si presenta in forma di sottili cristalli colonnari, in aggregati fibrosi o vetrosi come l'asbesto, o in granuli di aspetto fratturato o compatto.

La varietà amorfa pulverulenta di colore rosso ciliegia, spesso scambiata per kermesite, prende il nome di metastibnite.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica wikitesto]

I piani di sfaldatura hanno una forte lucentezza metallica. I cristalli sono abbastanza flessibili. La colorazione superficiale del minerale è blu scura.

È solubile in HNO3 e HCl caldo; fonde facilmente al cannello. Dà origine ad una patina bianca su carbone in fiamma ossidante; annerisce in KOH.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Ad Harz e Wolfsberg, in Germania; a Milešov in Repubblica Ceca e Kremnica, in Slovacchia; belle druse sono state trovate a Baia Sprie, in Romania; in varie località dell'ex-URSS; a Gebel Hamimat, in Algeria; a Ichinokawa, nell'isola di Shikoku, in Giappone il cui giacimento è esaurito; i maggiori depositi al mondo sono quelli dello Hunan e dello Kwantung in Cina, dove è associato al cinabro.

In Italia un modesto giacimento è a San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como; a Viarago, nel comune di Pergine, in Trentino; in una miniera di Renon, in provincia di Bolzano si trovavano cristalli lunghi fino a 2 cm; cristalli aghiformi sono rarissimi nell'arenaria di Calafuria, a Livorno; molto belli i cristalli delle Cetine di Cotorniano, presso Sovicille, in provincia di Siena e infine a Scansano e a Monticiano, in provincia di Grosseto. I giacimenti più importanti si trovano nella zona di Manciano (provincia di Grosseto) ove molteplici miniere (Tafone, Poggio Fuoco, Montauto, Macchia Casella) sono state sfruttate fino alla metà degli anni novanta. Nel 2012 è stata condotta un'esplorazione mineraria da parte di una società canadese di un'estesa fascia di territorio di questo comune alla ricerca di residui giacimenti di stibnite ma il progetto è stato ritirato a causa dei rischi ambientali legati all'attività estrattiva[1]. Sempre in Italia e precisamente in Sardegna si trovano due siti minerari ove in passato si estraeva il minerale, nelle miniere Sa Lilla, nel Comune di Armungia e Genna Flumini nel comune di San Vito.

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

I giapponesi usavano i cristalli enormi di Ichinokawa come tutori per i fiori, o per piccoli recinti intorno ai giardini. Al giorno d'oggi, ha un ruolo importante in molte leghe metalliche, nelle batterie elettriche, in pirotecnia, nell'industria sanitaria, tessile, della gomma e del vetro. Nel Medioevo era utilizzata per la fabbricazione di cosmetici e medicamenti.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Una curiosa leggenda è legata al nome antimonite. Secondo alcuni il termine deriverebbe da anti-monaco; pare infatti che nel primo Medioevo ci fossero alcuni frati che avessero confezionato delle posate con l'antimonio. Essi, dopo mangiato, si sentivano molto male senza capire il perché di tali disturbi, fino a quando un medico non li mise in guardia contro una proprietà dell'antimonio: quella di essere emetico, cioè una sostanza che favorisce il vomito. Da allora venne chiamato antimonio proprio perché aveva danneggiato quei frati per molti mesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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