Star Wars (videogioco 1983)

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Star Wars
videogioco
Star Wars 1983.png
Schermata della versione arcade, prima fase
PiattaformaArcade, Atari 2600, Atari 5200, Atari 8-bit, ColecoVision, Commodore 64, Vectrex, Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, ZX Spectrum, Acorn Electron, BBC Micro, Apple II, Mac OS, MS-DOS
Data di pubblicazioneArcade: maggio 1983[1]
Cartucce: 1983-1984
Dischi/cass.: 1987-1989
GenereSimulatore di volo, Sparatutto in prima persona
TemaGuerre stellari
OrigineStati Uniti
SviluppoAtari, Inc., Vektor Grafix (molti porting)
PubblicazioneAtari, Inc., Parker Brothers, Domark Software, Brøderbund
DesignMike Hally[1]
Modalità di giocoGiocatore singolo
Periferiche di inputJoystick, tastiera, mouse
SupportoCartuccia, floppy disk, cassetta
Seguito daReturn of the Jedi
Specifiche arcade
CPUM6809 a 1,512 Mhz
Processore audioM6809 a 1,512 Mhz
SchermoOrizzontale
RisoluzioneVettoriale
Periferica di inputCloche, 4 pulsanti

Star Wars è un videogioco arcade del 1983 realizzato da Atari, basato sulla battaglia finale del film Guerre stellari del 1977. Fu uno dei titoli più celebri dell'età dell'oro dei videogiochi arcade. Nel corso degli anni è stato portato su numerosi home computer e console, su queste ultime generalmente con il titolo Star Wars: The Arcade Game.

Modalità di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Star Wars è uno sparatutto a scorrimento in una prospettiva tridimensionale in prima persona, realizzato in grafica vettoriale. Lo scenario ripreso dal film è quello della battaglia sulla Morte Nera. Il giocatore controlla Luke Skywalker a bordo dell'X-wing "Red 5" (Rosso 5). Lo scopo è distruggere la gigantesca astronave attraverso tre livelli, che si ripetono ciclicamente:

  1. Spazio esterno intorno alla Morte Nera; il giocatore ingaggia battaglia contro numerosi caccia TIE imperiali e il modello avanzato pilotato da Dart Fener
  2. Superficie della Morte Nera; lo scopo è distruggere un certo numero di postazioni nemiche
  3. Canale sulla superficie della Morte Nera, difeso da torrette alle pareti; al termine del canale è necessario lanciare i siluri protonici nel foro che porta al reattore principale, operazione che richiede grande tempismo; se si sbaglia si ricomincia il canale da capo

Sia per sparare che per dirigere l'astronave si muove un mirino sullo schermo. Il nemico spara lenti proiettili scintillanti che possono essere schivati oppure colpiti al volo. Si ha una sola vita e una certa quantità di scudi deflettori che si riduce a ogni colpo ricevuto.

Versione arcade[modifica | modifica wikitesto]

La versione arcade utilizza grafica vettoriale e fu il primo gioco Atari a contenere voci digitalizzate per i personaggi, per i quali è stata campionata la voce dell'interprete del film. Ad esempio Obi-Wan Kenobi, dopo aver perso la partita, dice "The force will be with you--always" (la forza sarà con te--sempre).

Il cabinato uscì in versione verticale e in versione abitacolo con sedile.[1]

Conversioni[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1983 e il 1984 il gioco fu convertito per numerosi home computer e alcune console, tra cui Atari 2600, Atari 5200, Atari 8-bit, ColecoVision, Commodore 64 e Vectrex. Queste prime conversioni, su cartuccia, vennero pubblicate perlopiù da Parker Brothers con il titolo Star Wars: The Arcade Game. Solo la versione per Vectrex ha grafica vettoriale tra le versioni su console.

Negli anni 1987-1989 numerosi altri porting furono distribuiti su disco o cassetta da Domark Software in Europa e Brøderbund in America, tra cui quelli per Amiga, Atari ST e Mac OS, i quali erano i più vicini alla versione arcade, utilizzando grafica vettoriale e le voci campionate dal film, sebbene nella versione Mac siano presenti in numero inferiore. Nel caso di Atari 8-bit e Commodore 64 uscirono nuove versioni con grafica più fedele all'originale, sebbene fossero stati già pubblicati in precedenza su cartuccia.

Insieme ai sequel Return of the Jedi (1984) e The Empire Strikes Back (1985), il gioco è stato ripubblicato da Domark anche nella trilogia The Star Wars Trilogy per i computer Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, BBC Micro, Commodore 64 e ZX Spectrum, del 1989.

I tre titoli sono stati anche inseriti come extra in Star Wars Rogue Squadron III: Rebel Strike per Nintendo GameCube (2003). Questa versione è identica a quella arcade.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato nel pieno dell'età dell'oro dei videogiochi arcade, il gioco ebbe grande popolarità negli anni successivi, tanto che il sito Killer List of Videogames l'ha inserito al 4º posto nella lista dei giochi arcade più popolari di tutti i tempi.[2]

Le conversioni ottennero numerose recensioni con giudizi variabili, ad esempio le versioni DOS, Amiga, Commodore 64, e Atari ST vennero recensite sulla rivista Dragon con il punteggio di 3/5.[3]

Record[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1984 Robert Mruczek raggiunse il punteggio di 300 milioni in 49 ore con un solo credito. Fu il record mondiale per la partita più lunga per un singolo individuo, finché non venne superato nel 2005 da Brandon Erickson, che raggiunse le 54 ore con un solo credito, anche se con un punteggio più basso, 283 milioni.[4] Mruczek detiene tutt'oggi il record per il punteggio più alto raggiunto da un singolo individuo.

Nel giugno 1985 un gruppo di tre persone (composto da Flavio Roberts, Dave Roberts e Mike Ohren) giocò un solo credito, alternandosi, per 5 giorni, 2 ore e 26 minuti consecutivi, raggiungendo l'incredibile punteggio di 1.000.000.012 punti. Il trio venne immortalato sulla rivista Computer and Video Games per il traguardo raggiunto.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Progetto EMMA
  2. ^ (EN) The Top Coin-Operated Videogames of all Times, su arcade-museum.com.
  3. ^ (EN) The Role of Computers (PDF), in Dragon, nº 145, TSR, maggio 1989, pp. 44–53, ISSN 1062-2101 (WC · ACNP).
  4. ^ (EN) Object lesson: Diana E. E. Kleiner on Cleopatra, su Yale Alumni Magazine: Arts & Culture, gennaio/febbraio 2006. URL consultato il 28 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2006).
  5. ^ (EN) Alien Bashing Record (JPG), in Computer and Video Games, nº 47, Peterborough, EMAP, settembre 1985, p. 119, ISSN 0261-3697 (WC · ACNP).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]