Morte Nera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando pandemia di peste del XIV secolo, vedi Peste nera.
Morte Nera
Morte Nera.jpg
La Morte Nera in Guerre stellari
Universo Guerre stellari
Nome orig. Death Star
Profilo
Tipo Arma di distruzione totale
Fazione Impero Galattico
Costruttore Orson Krennic
Dati tecnici
Armamento Superlaser (capace di distruggere un pianeta), 15.000 torri turbolaser, 2.500 cannoni laser, 2.500 cannoni ionici, 700 raggi traenti
Difese * Scafo: lega di acciaio quadanio
Prestazioni Velocità: 8 km/s nello spazio reale
Equipaggio 265.675 persone, di cui 52.276 artiglieri, 42.782 tecnici navali e 180.216 tra piloti e personale di supporto.[1]
Passeggeri in numero variabile; è in grado di ospitare la Corte Imperiale in caso di necessità
Carico circa 7.200 caccia TIE e 2.300 Hangar
Lunghezza 160 chilometri (diametro)

La Morte Nera[2] (nella versione originale Death Star) è un'arma di distruzione di massa che compare nella saga cinematografica di fantascienza Guerre stellari.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

« Non è una luna quella, è una stazione spaziale. »
(Obi-Wan Kenobi in Guerre stellari, 1977)

Nel film Guerre stellari (1977) la Morte Nera è una gigantesca stazione da battaglia spaziale realizzata dall'Impero Galattico allo scopo di rafforzare il suo regime di terrore. La Morte Nera ha le dimensioni di una piccola luna e l'arma principale di cui dispone è un enorme cannone Superlaser in grado di distruggere un pianeta delle dimensioni della Terra in pochi secondi.

La Morte Nera ha l'aspetto di una enorme sfera di colore grigio scuro, con una sorta di cratere nell'emisfero nord, all'interno del quale è ospitata l'arma laser principale. Quest'ultima, come è mostrato in Rogue One (2016), è alimentata dall'energia dei cristalli Kyber, gli stessi cristalli che si trovano all'interno delle spade laser di Jedi e Sith. La superficie è protetta da una fitta maglia di turbolaser e radiofari traenti; queste difese da sole sono in grado di sviluppare un volume di fuoco pari a più della metà dell'intera flotta imperiale.

Poiché la rete di cannoni laser è progettata per colpire navi di medie e grandi dimensioni, la stazione ospita centinaia di squadriglie TIE e numerose altre navi militari e da trasporto.

Il nome italiano si attiene alla memoria storica dell'epidemia pestilenziale del XIII secolo che decimò la popolazione europea, soprannominata appunto Morte nera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Morte Nera I[modifica | modifica wikitesto]

Nella serie di film di Guerre stellari appaiono complessivamente due stazioni Morte Nera, informalmente chiamate Morte Nera I e Morte Nera II. Le apparizioni della Morte Nera saranno trattate ordinando gli Episodi secondo il tempo del racconto e non secondo la data di distribuzione dei film.

la progettazione della Morte Nera I inizia segretamente durante il complotto per la scalata al potere dell'Imperatore. La Morte Nera I appare per la prima volta nel 22 BBY, in forma di modello olografico, in Episodio II - L'attacco dei cloni, nella base segreta dei Separatisti su Geonosis. I piani sono custoditi dall'Arciduca geonosiano Poggle il Minore, membro dell'Unione Separatista e sovrano dei Geonosiani, responsabili dell'ideazione del progetto prototipale della Morte Nera. Durante l'attaco dei cloni a Geonosis, i piani della stazione da battaglia sono consegnati da Poggle il Minore al Conte Dooku, in procinto di abbandonare il pianeta alla volta di Coruscant per consegnarli a Darth Sidious.

In Episodio III - La vendetta dei Sith (ossia nel 19 BBY) è presente un nuovo riferimento alla Morte Nera: il neoeletto Imperatore Palpatine osserva un ologramma dell'arma. Alla fine del film si assiste invece alla prima apparizione della Morte Nera, in costruzione ma con lo scheletro ben definito, sotto lo sguardo di Palpatine, Dart Fener e un giovane Wilhuff Tarkin, che contemplano la realizzazione della stazione a bordo di uno Star Destroyer imperiale.

Cinque anni dopo il termine di Episodio III (nel 14 BBY) il Direttore imperiale Orson Krennik costringe l'ex scienziato Galen Erso, ritiratosi a vita privata dopo aver servito per anni nell'Impero Galattico, a tornare al lavoro per terminare la progettazione dell'arma. Quindici anni dopo (0 BBY) Erso, a lavoro compiuto, affiderà un video ologramma al pilota disertore Bodhi Rook, da consegnare all'Alleanza Ribelle, indicando di aver intenzionalmente inserito una debolezza strutturale nella stazione, che se colpita ne provocherebbe la distruzione, tale debolezza sarà identificata grazie ai piani che l'Alleanza ruberà dagli archivi imperiali sul pianeta Scariff durante gli eventi di Rogue One. Nonostante non fosse ancora pienamente operativa la stazione era già in grado col suo Laser principale di distruggere un'intera città e creare come effetto secondario una notevole onda di distruzione propagatasi dal punto d'impatto per diversi chilometri.

Nell'anno della Battaglia di Yavin, 19 anni dopo il rovesciamento della Repubblica, la prima Morte Nera viene completata e diviene operativa. La Morte Nera, l'Impero ormai saldamente al potere, la corsa per preservare i piani della stessa stazione e la battaglia per la sua distruzione sono elementi centrali della trama di Guerre stellari. Su ordine del Grand Moff Tarkin viene per la prima volta impiegato tutto il suo potenziale bellico per distruggere, a titolo dimostrativo, il pacifico mondo di Alderaan, pianeta natale della principessa Leila Organa.

L'Alleanza, venuta in possesso degli schemi tecnici identificherà la debolezza, un condotto di scarico connesso direttamente al reattore centrale, e organizzerà un piano d'attacco che porterà alla distruzione della stazione spaziale da parte di Luke Skywalker a bordo del proprio X-Wing e alla conseguente morte del Grand Moff Tarkin.

Morte Nera II[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della Morte Nera II, più potente della prima, avviene tre anni dopo, nell'orbita attorno la luna boscosa di Endor. Appare in Guerre stellari - Il ritorno dello Jedi (4 ABY). Architettata come trappola per sbaragliare definitivamente l'Alleanza Ribelle in presenza dell'Imperatore, degli sviluppi imprevisti capovolgono le sorti a favore degli stessi Ribelli. Il tiranno soccombe con la distruzione della stazione, più vulnerabile della prima essendo ancora in costruzione. La differenza maggiore rispetto alla prima Morte Nera, a parte l'aspetto, è il supelaser: quello della prima si formava solo dalla convergenza di otto laser minori, mentre a quello della seconda è aggiunto un nono laser centrale maggiore; inoltre mentre il superlaser della prima Morte Nera richiedeva circa dodici ore per ricaricarsi, quello della seconda invece richiede pochi minuti.

Base Starkiller[modifica | modifica wikitesto]

La Base Starkiller aveva la stessa funzione delle due "Morte Nera", però era grossa più del doppio, essendo stata anticamente un pianeta (ghiacciato). Riusciva a distruggere più pianeti contemporaneamente. È stata fatta costruire dal malvagio Kylo Ren come base per il sinistro Primo Ordine. Viene distrutta alla fine di Star Wars: Il risveglio della Forza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Death Star (Expanded Universe), in Star Wars Databank, Lucasfilm. URL consultato il 9 agosto 2007.
  2. ^ Una prima traduzione italiana, riportata nelle riviste prima dell'uscita del film, nel 1977, e nella prima edizione del romanzo, la chiama Il Pianeta della Morte.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Guerre stellari Portale Guerre stellari: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Guerre stellari