Risoluzione (grafica)

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La risoluzione indica il grado di qualità di un'immagine. In genere, si usa questo termine riguardo a immagini digitali, ma si può parlare di "risoluzione" anche con riferimento a qualunque fotografia o immagine trasferita o riprodotta su un determinato supporto mediante un processo di stampa, di visualizzazione, o di proiezione.

Nella riproduzione su carta, la risoluzione indica la densità dei punti elementari (dot) che restituiscono l'immagine, in rapporto a una dimensione lineare (ad esempio: punti/cm o punti/pollice). Lo schermo di un computer non può mostrare linee o disegni, ma soltanto punti; se questi sono sufficientemente piccoli, tali da essere più piccoli del potere risolutivo]] dall'occhio umano, l'osservatore ha l'impressione di vedere linee anziché punti allineati, e disegni anziché ammassi di puntini distinti.

Misura della risoluzione[modifica | modifica wikitesto]

La risoluzione grafica indica la quantità dei punti elementari di stampa (es. inchiostro) presenti in uno spazio lineare (1 centimetro, 1 pollice, etc.); in modo analogo, la risoluzione fotografica indica quella dei punti elementari di luce (es. pixel); in questo modo si misura la densità di un'immagine stampata o da proiettare. La risoluzione, in generale, è strettamente collegata alla visione dell'occhio umano (misurata come acutezza visiva), alla distanza di osservazione e quindi all'ingrandimento o alla dimensione della proiezione: fornire risoluzioni maggiori di quella massima possibile (20/10) data dalla vista binoculare (circa 600÷700 dpi a 25 cm), sarebbe solo uno spreco di energie.

Le misure della risoluzione vengono fornite generalmente in dpi (dot per inch = punti per pollice), ppi (pixel per inch = pixel per pollice) e l/mm (linee per millimetro); ad esempio, 280 dpi corrispondono a 11 l/mm e rappresentano un valore medio (10/10) dell'acutezza visiva umana binoculare, alla distanza di 25 cm. Una fotografia 15x10 cm, osservata generalmente alla distanza di lettura (convenzionata a 25 cm), dovrà essere stampata almeno alla risoluzione di 280 dpi; la stessa immagine osservata a 250 cm di distanza, dovrà essere ingrandita 10 volte (10x) e la risoluzione di stampa potrà essere ridotta a 28 dpi.

Pixel e Dot[modifica | modifica wikitesto]

Quando si parla di dpi, dunque, si parla di questioni relative alla riproduzione su supporto (stampa su carta, riproduzioni su monitor, ecc.). Per pixel, invece, si intende più propriamente l'aspetto software del punto d'immagine (dot). Si tratta, in altri termini, del contenuto informativo del dot che può avere diverse modalità di composizione: RGB a 24 bit, CMYK a 32 bit, RGB a 32 bit con 1 canale trasparenza, RGB a 48 bit, ecc. Questo definisce la profondità di colore e il metodo di composizione dei dati del pixel. Volendo quindi esprimere in ppi (pixel per inch) la risoluzione di un'immagine fisicamente riprodotta, o scansionata, occorre sempre riferirsi alla dimensione fisica lineare dello schermo o del supporto cartaceo, o, ancora, del sensore dello scanner.

Per alcuni dispositivi, la densità dei punti (dot) è diversa nelle due dimensioni, come per gli scansionatori d'immagine: quindi, è necessario indicare sia la risoluzione orizzontale sia la risoluzione verticale. Le stampanti casalinghe prodotte con la tecnologia di uso comune negli anni 2010 permettono di stampare immagini con risoluzioni di alcune centinaia di dpi. La risoluzione equivalente di una tradizionale pellicola fotografica è di 3-5.000 dpi.

Le stampanti laser hanno un minimo di 300 dpi, quelle ad alta definizione arrivano fino a 1200 dpi. I sistemi fotografici, industriali e di alta produzione, vanno anche oltre. Per la stampa/scansione/fotografia in bianco e nero, la definizione in dpi è l'unico valore di valutazione per determinare la migliore qualità di stampa; per quanto riguarda invece la stampa a colori, è da valutare anche la profondità in bit (8, 16, 24 bit): maggiore sarà il valore di questo parametro, maggiore sarà la sensazione di profondità, di terza dimensione, dell'immagine o stampa che verrà prodotta. La profondità in bit non impatta però sulla reale qualità della definizione di stampa e/o scansione, che rimane legata alla risoluzione in dpi dei motori di stampa e/o scanner. L'interpretazione di qualità. in questo caso, della profondità in bit, è soggettiva e dipendente dal gusto personale, mentre per misurare la reale qualità di stampa a colori il parametro principale rimane la definizione in dpi x dpi che disegna l'immagine.

Modifica della risoluzione[modifica | modifica wikitesto]

La risoluzione con la quale è stata digitalizzata un'immagine si può modificare anche a posteriori con un processo di interpolazione, ma questa elaborazione grafica non comporta un miglioramento della qualità nativa dell'immagine stessa; quindi, al momento dell'acquisizione, occorre prestare attenzione ad avere un'immagine con risoluzione sufficiente per gli usi e gli scopi a cui si intende destinare l'immagine stessa.

Aspetti giuridici della risuoluzione grafica[modifica | modifica wikitesto]

La distinzione tra alta risoluzione e bassa risoluzione ha assunto anche rilevanza giuridica in Italia perché la legge 9 gennaio 2008, n. 2, integrando l'articolo 70 della legge n. 633/41 sul diritto d'autore, ha previsto per i siti non lucrativi, la possibilità di riprodurre, esclusivamente a bassa risoluzione, immagini per fini didattici o scientifici. La legge però manca di dare un'esatta definizione di che cosa debba intendersi per bassa risoluzione, il che porta a gravi e seri problemi interpretativi di tale legge.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]