Crithagra sulphurata

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Canarino solforato
Brimstone Canary - Uganda H8O4066 (22647799309).jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Passeroidea
Famiglia Fringillidae
Sottofamiglia Carduelinae
Tribù Carduelini
Genere Crithagra
Specie C. sulphurata
Nomenclatura binomiale
Crithagra sulphurata
(Linnaeus, 1766)
Sinonimi

Serinus sulphuratus

Il canarino solforato (Crithagra sulphurata (Linnaeus, 1766)) è un uccello passeriforme della famiglia dei Fringillidi[2].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome scientifico di questi uccelli (del quale il nome comune altro non è che una traduzione), sulphurata, deriva dal latino e significa "macchiata di zolfo", in riferimento alla loro livrea.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Maschio impagliato.
Femmina impagliata.

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura 13,5-16 cm, per un peso di 15-35,3 g[3]: la taglia mostra un gradiente crescente man mano che si va da nord verso sud[3].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelletti robusti ma slanciati, muniti di testa arrotondata, forte becco conico, ali appuntite e coda dalla punta lievemente forcuta. Viene spesso confuso con il canarino del Mozambico, rispetto al quale presenta meno lipocromo giallo, oltre a una differente conformazione dei disegni facciali, molto meno accentuati in questa specie.

Il piumaggio presenta dimorfismo sessuale: nei maschi sopracciglio, guance, gola, petto (più scuro), spalle, ventre, fianchi e codione sono di colore giallo carico, mentre fronte, vertice, nuca, mustacchio, area fra lati del becco, occhi e area attorno alle orecchie, dorso ed ali è di colore giallo-verdastro. Ali e coda sono nere, con le penne orlate di giallo-verdastro, ben evidenti soprattutto sulle ali. Nelle femmine il pigmento giallo è molto meno diffuso e concentrato su gola e basso ventre, mentre l'area ventrale è grigia con sfumature arancio e l'area dorsale è bruna.
In ambedue i sessi il becco è nerastro, con la parte inferiore più chiara e tendente al bruno, mentre le zampe sono di colore carnicino-nerastro e gli occhi sono di colore bruno scuro.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

I canarini solforati sono uccelli dalle abitudini diurne, piuttosto solitari, che si muovono da soli, in coppie o in gruppetti familiari alla ricerca di cibo fra i cespugli o l'erba alta, tenendosi in contatto fra loro tramite richiami pigolanti e cinguettii.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare si alimenta nel Masai Mara.
Esemplare si alimenta in Kenya.

Si tratta di una specie granivora, la cui dieta è costituita in massima parte di semi di piante erbacee e cespugliose, oltre che di germogli, foglioline, fiori, bacche e frutti maturi, oltre che di insetti (soprattutto termiti[3]) ed altri piccoli invertebrati.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelli che possono riprodursi durante tutto l'arco dell'anno, prediligendo per farlo i periodi umidi (marzo-gennaio in Africa orientale, maggio-novembre in Africa meridionale)[3]. I maschi attirano le femmine cantando a squarciagola ed effettuando voli rituali attorno posatoi in evidenza, per poi far partire il corteggiamento vero e proprio all'avvicinarsi di una femmina, seguendola insistentemente con becco ed ali semiaperte e penne arruffate.

Il canarino solforato è un uccello monogamo, le cui femmine si occupano della costruzione del nido (una coppa di fibre vegetali intrecciate alla biforcazione di un ramo) e della cova delle 4-6 uova, che dura circa due settimane, mentre il maschio rimane a guardia nei pressi del nido ed imbecca la compagna in cova: l'alimentazione e le cure ai nidiacei sono invece a carico di entrambi i genitori. Così accuditi, i pulli (ciechi ed implumi alla schiusa) s'involano attorno alle tre settimane dalla schiusa, rendendosi però completamente indipendenti non prima del mese e mezzo di vita.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare in ambiente antropizzato in Sudafrica.
Esemplare nel Masai Mara.

Questi uccelli abitano una vasta porzione dell'Africa orientale e australe, occupando un areale che si estende dall'area attorno al Lago Vittoria al Capo di Buona Speranza e da qui a nord fino all'Angola centro-occidentale.

L'habitat del canarino solforato è rappresentato dalle aree pianeggianti, collinari e submontane con copertura cespugliosa e presenza di macchie arboree non eccessivamente fitte: questi uccelli tollerano senza grossi problemi la presenza dell'uomo, colonizzando anche le aree coltivate e giardini e parchi urbani e suburbani.
Questi uccelli, pur essendo tendenzialmente stanziali, possono compiere spostamenti anche di una certa entità alla ricerca di cibo o acqua, cosa che avviene in special modo nelle aree più secche dell'areale da essi occupato.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Se ne riconoscono tre sottospecie[2]:

Le popolazioni del Mozambico nord-orientale, della Tanzania meridionale, dell'Uganda, tutte facenti parte della sottospecie nominale, sono per alcuni da elevare al rango di sottospecie a sé stanti, rispettivamente coi nomi di C. s. loveridgei, C. s. frommi e C. s. shelleyi; lo stesso accade per la popolazione di Manica (C. s. languens), facente parte della sottospecie wilsoni[3][4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Crithagra sulphurata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.3, IUCN, 2016.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Fringillidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato l'11 maggio 2014.
  3. ^ a b c d e (EN) Brimstone Canary (Crithagra sulphurata), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 22 aprile 2017.
  4. ^ Turner, D. A. & Pearson, D. J., Systematic and taxonomic issues concerning some East African bird species, notably those where treatment varies between authors, in Scopus, vol. 34, 2015, p. 1–23.

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