Scipione Borghese (principe)

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Scipione
Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908 (page 18 crop).jpg
Scipione Borghese negli anni '10 del Novecento
X Principe di Sulmona
Stemma
In carica 1920 –
1927
Predecessore Paolo
Successore Livio
Trattamento Sua Eccellenza
Don
Onorificenze Grande di Spagna
Nascita Migliarino Pisano, 11 febbraio 1871
Morte Firenze, 15 marzo 1927
Luogo di sepoltura Roma
Dinastia Borghese
Padre Paolo Borghese, IX principe di Sulmona
Madre Ilona Appony de Nagy-Appony
Consorte Anna Maria De Ferrari
Religione Cattolicesimo

Scipione Borghese, X principe di Sulmona (Migliarino Pisano, 11 febbraio 1871Firenze, 15 marzo 1927), è stato un viaggiatore, pilota automobilistico e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Marcantonio Francesco Rodolfo Scipione Borghese, X principe di Sulmona, nacque l'11 febbraio 1871 a Castello di Migliarino da Paolo Borghese, IX principe di Sulmona (1845-1920) e da sua moglie, la contessa ungherese Ilona Apponyi (1848-1914). Terminati gli studi in scienze fisiche e matematiche a Roma, uscì dall'Accademia militare di Torino col grado di sottotenente di artiglieria nel 1892. Subentrato al padre nella conduzione degli affari di famiglia, contribuì alla creazione del Consorzio agrario cooperativo della riviera bresciana del lago di Garda, dove la famiglia possedeva una tenuta, e investì nel rinnovamento del porto di Genova. Fu anche consigliere della Società per gli studi della malaria, fondata nel 1898, e promotore delle bonifiche nell'Agro romano (la famiglia possedeva un'altra tenuta nei pressi del Lago Albano).

Prese parte alla vita politica del suo tempo, con l'elezione a deputato per il collegio di Albano Laziale nella XXII e XXIII legislatura, dal 1904 al 1913[1], per il Partito Radicale. Inoltre, fondò insieme a Errico De Marinis la rivista Lo Spettatore (1905-1908). Instancabile e curioso viaggiatore, esploratore ed alpinista, nel 1900 aveva compiuto un viaggio in Asia dal Golfo Persico al Pacifico, visitando Siria, Mesopotamia e Persia[2]. Successivamente compì anche un viaggio in cui attraversò la Cina. L'impresa per cui passò alla storia fu la vittoriosa partecipazione al raid Pechino-Parigi del 1907 insieme al suo chauffeur e meccanico di fiducia Ettore Guizzardi e al celebre giornalista Luigi Barzini senior, inviato del Corriere della Sera, a bordo di un'automobile Itala. Nel 1912 prese parte alla guerra di Libia e nella Prima guerra mondiale si arruolò volontario arrivando al grado di tenente colonnello e ricevendo una medaglia di argento e una di bronzo al valor militare e due croci di guerra. Il principe Scipione Borghese morì il 15 marzo 1927 a Firenze.

Il raid Pechino-Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1907 il giornale francese Le Matin indisse la gara automobilistica Pechino-Parigi con lo scopo di dimostrare la validità dell'automobile quale mezzo di spostamento anche per le grandi distanze, capace di fare concorrenza a treno e transatlantico. Il principe Scipione Borghese fu l'unico partecipante italiano, iscrivendosi con una vettura Itala Itala 35/45 HP, condotta da Ettore Guizzardi, suo autista di fiducia. Il Corriere della Sera concordò col principe che Luigi Barzini (1874-1947), all'epoca già noto inviato di guerra, si unisse all'equipaggio per testimoniare gli avvenimenti coi suoi reportage. La partenza venne fissata per il 10 giugno alle ore 8. Dei numerosi iscritti alla gara solo cinque vetture si presentarono effettivamente a Pechino per prendere parte all'evento e fin dal primo giorno l'equipaggio italiano si distinse per la superiorità tecnica e organizzativa.

Forte dell'esperienza maturata nei suoi recenti viaggi in Asia, il principe Borghese fu meticoloso nella preparazione della spedizione: la puntuale distribuzione di rifornimenti di benzina e olio che egli organizzò lungo tutto il percorso fu uno dei punti forza del vittorioso equipaggio italiano. Altre sue intuizioni - ad esempio sostituire i parafanghi della vettura con assi da utilizzare come rampe in caso di fango e ostacoli, o montare, a differenza delle auto di quell'epoca, pneumatici anteriori e posteriori delle medesime dimensioni, così da renderli intercambiabili e quindi ridurre le scorte - fecero la differenza rispetto agli altri concorrenti.

L’Itala attraversò aspre e sperdute regioni di Cina, Mongolia, Siberia e Russia, dove le popolazioni locali non avevano mai visto un'automobile prima di allora, superando insabbiamenti e guadi, rotture e uscite di strada. Spesso si rese necessaria la perizia di Ettore Guizzardi e la manodopera dei contadini del luogo che guardavano incuriositi i tre italiani e il loro singolare veicolo, del quale cercavano dove si nascondesse il cavallo. Luigi Barzini riuscì a inviare i propri pezzi quando trovava una stazione telegrafica e gli articoli così pubblicati sui quotidiani Corriere della Sera e The Daily Telegraph creavano grande attesa nel pubblico dei lettori europei, ansioso di apprendere come i concorrenti procedevano e soprattutto come riuscivano a risolvere i loro quotidiani problemi, dando quindi grande notorietà all'evento.

L'arrivo a Parigi fu un vero trionfo. Al rientro in Italia, Barzini scrisse il celebre racconto La metà del mondo vista da un automobile. Da Pechino a Parigi in sessanta giorni, pubblicato nel 1908 contemporaneamente in undici lingue dall'editore Ulrico Hoepli. Nella prefazione del libro Scipione Borghese elogia il fido Guizzardi come l'elemento più importante all'interno del team, in quanto senza le sue approfondite competenze tecniche e la sua grande capacità d'improvvisazione davanti alle diverse rotture meccaniche, l’Itala verosimilmente non sarebbe mai arrivata al traguardo[3].

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Scipione Borghese si sposò due volte. In prime nozze si sposò a Genova il 23 maggio 1895 con la duchessa Anna Maria De Ferrari (1874-1924), figlia del duca Gaetano De Ferrari e di sua moglie, Maria Annenkov. Da questo matrimonio nacquero due figlie:

  • Santa (1897 - 1997), sposò Astorre Hercolani, IX principe Hercolani
  • Livia (1901 - 1969), sposò il conte Alessandro Cavazza

Alla morte della prima moglie, annegata tragicamente nel Lago di Garda nel 1924, Scipione si risposò ormai in età avanzata a Firenze l'8 agosto 1926 con Teodora Martini, vedova Chilesotti, ma da questo matrimonio non nacquero eredi.

Essendo defunto senza eredi maschi, alla sua morte i titoli della sua famiglia passarono a suo fratello minore Livio.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Francesco Borghese, VII principe di Sulmona Marcantonio IV Borghese, V principe di Sulmona  
 
Anna Maria Salviati, VII duchessa di Giuliano  
Marcantonio V Borghese, VIII principe di Sulmona  
Adele de La Rochefoucauld Alexandre François de La Rochefoucauld, III duca di Estissac  
 
Adelaide Marie Françoise Pyvart de Chastullé  
Paolo Borghese, IX principe di Sulmona  
Alexandre-Jules de La Rochefoucauld, IV duca di Estissac Alexandre François de La Rochefoucauld, III duca di Estissac  
 
Adelaide Marie Françoise Pyvart de Chastullé  
Thérèse de La Rochefoucauld  
Hélène-Charlotte Pauline Dessolle Jean-Joseph Dessolle, marchese Dessolle  
 
Anne Picot de Dampierre  
Scipione Borghese, X principe di Sulmona  
Antal Appony de Nagy-Appony Antal György Apponyi de Nagy-Appony  
 
Maria Carolina Anna von Lodron-Laterano Castelromano  
Rudolf Appony de Nagy-Appony  
Maria Teresa de Nogarola Joseph Dinadan de Nogarola  
 
Madeleine von Lerchenfeld-Siessbach-Prennberg  
Ilona Appony de Nagy-Appony  
Alexander von Benckendorff Christoph von Benckendorff  
 
Anna Juliane Schilling von Canstadt  
Anna von Beckendorff  
Elisabeth von Donetz-Sascharshewski Andreas von Donetz-Sascharshewski  
 
Ekaterina Norova  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda sul sito della Camera dei Deputati, camera.it. URL consultato il 24 settembre 2017.
  2. ^ Scipione Borghese, In Asia: Siria, Eufrate, Babilonia, 1902.
  3. ^ Prefazione di Scipione Borghese al volume di Luigi Barzini La metà del mondo vista da un automobile. Da Pechino a Parigi in sessanta giorni, 1908.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Principe di Sulmona Successore Flag of the Holy See.svg
Paolo Borghese, IX principe di Sulmona 1920 - 1927 Livio Borghese, XI principe di Sulmona
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