Rocca di Garda

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La Rocca e il golfo di Garda
La Rocca di Garda vista da sud

La Rocca di Garda è un rilievo montuoso (ca. 283 metri slm) sito a sud della cittadina di Garda, a picco sulle acque dell'omonimo lago. Essa segna il confine tra i comuni di Garda e Bardolino.

L'area della Rocca di Garda rientra nella zona SIC (sito di importanza comunitaria) IT3210007 “Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda”[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza storica di questo rilievo è testimoniata dal fatto che esso presenta tracce di insediamenti umani sin dall'età del bronzo[2][3].

Numerosi sono i reperti rinvenuti e i manufatti di carattere militare, religioso e funebre databili in epoca romana e medioevale[4].

Sulla sua sommità fu eretta in epoca longobarda una fortezza (della quale sono rimaste poche tracce in muratura) che ancora oggi dà il nome al rilievo: "il ritrovamento di tre monete di V secolo (tra cui un tremisse aureo dell'imperatore bizantino Zenone) e di una fibula gota d’argento di forma circolare con teste d’aquila consentono di fissare nel V secolo la fondazione del castello, mentre la presenza di ceramica longobarda ne conferma la vitalità nei secoli successivi"[5].

Il castello eretto sulla Rocca divenne in pochi anni un baluardo di enorme rilevanza strategica. Ad esso si deve il toponimo "Garda" (dal germanico antico "Warda" o "Warte" ossia "guardia", "fortezza"), impiegato inizialmente con riferimento alla località e successivamente all'intero lago in sostituzione del ben più antico nome latino di Benaco. Il primo documento in cui compare questa denominazione è datato 712 d.C. e risale ai tempi del re longobardo Liutprando. Nei pressi del castello vi era una chiesa dedicata a San Colombano, la zona faceva parte della corte del Monastero di San Colombano del Priorato di Bardolino dipendente dall'Abbazia di San Colombano di Bobbio (PC)[6] e del grande feudo monastico di Bobbio. I monaci evangelizzarono il territorio favorendo l'espansione dei commerci, dell'agricoltura (specie la vite e l'olivo), del sistema di pesca, e della cultura, introducendo importanti innovazioni ed aprendo vie commerciali[7].

Secondo alcune fonti storiche, in questa fortezza tra il 19 aprile e il 26 agosto 951 Berengario II, al tempo re d'Italia, fece imprigionare Adelaide di Borgogna[8], vedova di Lotario II e futura moglie dell'imperatore Ottone I.

Garda e la Rocca in una stampa antica

Nel 1193 l'imperatore Enrico VI cedette la Rocca di Garda alla Città di Verona per 700 Marche d'argento[9].

La rocca fu infine demolita per motivi ignoti dai suoi stessi difensori all'inizio del XIII secolo, probabilmente durante l'impero di Ottone IV.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca costituisce una diramazione verso sud del rilievo del Monte Baldo ed è il risultato dell'erosione dovuta ai ghiacciai quaternari (in particolare all'ultima glaciazione, quella würmiana).

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca ospita una vegetazione tipica del clima mediterraneo, che caratterizza l'intero bacino del Lago di Garda, costituita per lo più da roverella, cipressi, carpino nero e orniello. In alcune zone più aride sono presenti il leccio, l'alloro, il terebinto e la fillirea. Nel sottobosco sono frequenti arbusti di viburno, scotano e ginestra.

A ridosso del lago sono presenti coltivazioni di uliveti e vigneti. I pascoli magri ed aridi presenti in quest'area sono caratterizzati dalla presenza di graminacee caratteristiche: Festuca rossa (Festuca rubra), Bromo (Bromus erectus) e Lino delle fate (Stipa pennata). Sul terreno sciolto, con sottile cotica erbosa, si possono trovare diverse orchidee.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Mammiferi[modifica | modifica wikitesto]

Nella zona sono presenti alcuni vertebrati caratteristici di aree termofile: tra i mammiferi, il minuscolo mustiolo (suncus etruscus) e il coniglio selvatico (oryctolagus cuniculus) Tra le altre specie animali presenti si annoverano la volpe, la faina e il tasso, la donnola e la puzzola.

Sono presenti inoltre: Riccio (Erinaceus europaeus), Toporagno comune (Sorex araneus), Talpa europea (Talpa europaea), Lepre comune (Lepus europaeus), Scoiattolo (Sciurus vulgaris), Ghiro (Glis glis), Moscardino (Muscardinus avellinarius), Arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus), Arvicola terrestre (Arvicola terrestris), Campagnolo sotterraneo (Pitymys subterraneus), Campagnolo di Fatio (Pitymys multiplex), Campagnolo di Savi (Pitymys savii), Topo selvatico (Apodemus agrarius).

Rettili e anfibi[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli anfibi presenti si annoverano: Tritone punteggiato (Triturus vulgaris), Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), Ululone a ventre giallo (Bombina variegata), Rospo comune (Bufo bufo), Rospo smeraldino (Bufo viridis), Raganella (Hyla arborea), Rana verde minore (Rana esculenta), Rana rossa (Rana temporaria).

Tra i rettili il Ramarro (Lacerta viridis), la Lucertola (Podarcis muralis), la Lucertola vivipara (Lacerta vivipara), l'Orbettino (Anguis fragilis), il Biacco (Coluber viridiflavus carbonarius), il Saettone (Elaphe longissima), la Biscia dal collare (Natrix natrix), il Colubro liscio (Coronella austriaca), la Vipera comune (Vipera aspis) e il Marasso (Vipera berus).

Uccelli[modifica | modifica wikitesto]

Nei boschi cedui giovani e maturi nidificano: Allocco (Strix aluco), Torcicollo (Jynx torquilla), Upupa (Upupa epops), Picchio rosso maggiore (Picoides major), Picchio verde (Picus viridis), varie specie di Paridi, Picchio muratore (Sitta europaea), Rigogolo (Oriolus oriolus), Averla piccola (Lanius collurio), Averla capirossa (Lanius senator), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Fringuello (Fringilla coelebs), Zigolo nero (Emberiza cirlus).

Tra i bassi cespugli, sui prati, nei muri a secco e nelle aree coltivate si riproducono Tottavilla (Lullula arborea), Allodola, Calandro (Anthus campestris), Usignolo, Codirosso, Bigia, Luì piccolo, Sterpazzola, Pigliamosche, Cardellino, Verdone, Fanello, Ortolano, Strillozzo e Culbianco[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regione Veneto: Siti di interesse paesaggistico, su regione.veneto.it.
  2. ^ Eugenio Turri, La Rocca di Garda, iconema emergente del paesaggio benacense, Bookset Part 1 (1998) • p. 29-32 (PDF).
  3. ^ Polydora Backer, Rocca del Garda 1998. Relazione preliminare sulle ricerche archeologiche di superficie, Bookset Part 1 (1998), p. 65-77, (PDF).
  4. ^ Alfredo Buonopane, Un luogo di culto presso la Rocca di Garda, in Progetto Archeologico Garda, I, 1998, a cura di G.P. Brogiolo, Mantova 1999, pp. 37-45. (PDF).
  5. ^ GIAN PIETRO BROGIOLO, CHIARA MALAGUTI, NICOLA MANCASSOLA, PIETRO RIAVEZ, TATIANA SCARIN, Scavi sulla Rocca di Garda (VR) (PDF), in III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, 2003, p. 201.
  6. ^ Castello Di Garda, icastelli.it.
  7. ^ Le carte di San Colombano di Bardolino (1134-1205), a cura di A. Piazza, Editrice Antenore, Padova 1994 (Fonti per la storia della Terraferma veneta, 8), pp. 230
  8. ^ Felice De-Angeli, Delle origini del dominio tedesco in Italia con documenti inediti e rari del secolo X: Studj storico-critici di Felice De-Angeli, Brigola, 1º gennaio 1861.
  9. ^ Miniscalchi, Luigi; Cavagna Sangiuliani di Gualdana, Antonio, conte, Osservazioni sopra la scrittura austriaca che e intitolata Benacus, prodotta al congresso di Mantova per le vertenze del lago di Garda nell'anno MDCCLVI, p. 11.
  10. ^ comune.garda.vr.it, http://www.comune.garda.vr.it/garda/wp-content/uploads/2013/09/Vinca-Relazione-PI-Comune-di-Garda1.pdf.

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