Restauro della basilica superiore di Assisi

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La Volta del Cimabue dopo il crollo.

Il restauro della basilica superiore di Assisi si è reso necessario per rimediare ai danni cagionati dal terremoto che ha coinvolto l'area nel 1997.[1]

I danni cagionati dal terremoto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto di Umbria e Marche del 1997.

Il 26 settembre del 1997, alle 11.42, una forte scossa di terremoto colpì l'Umbria e le Marche, causando, oltre a danni ingenti alle case e vittime tra la popolazione, il crollo di parte degli affreschi e delle volte della Basilica superiore di San Francesco in Assisi.

Il crollo provocò quattro vittime, due tecnici della Soprintendenza e due frati e causò inoltre il crollo di parte degli affreschi sulla volta della prima campata: il San Girolamo (attribuito da alcuni a Giotto giovane), dove erano raffigurati i Quattro dottori della Chiesa; la figura di San Matteo, sulla volta raffigurante i Quattro Evangelisti di Cimabue; inoltre, la volta stellata, ridipinta nell'Ottocento. Sull'arco di controfacciata e sul costolone, anch'essi crollati, sono rovinate a terra otto figure di santi e altre decorazioni.

I primi interventi[modifica | modifica wikitesto]

I primi interventi post-terremoto furono indirizzati soprattutto alla messa in sicurezza dell'edificio sacro e al recupero delle centinaia di frammenti sparsi tra le macerie. Una gara di solidarietà che ha coinvolto, oltre i tecnici della Soprintendenza e i restauratori dell'Istituto centrale per il restauro di Roma (Icr), anche molti volontari da tutta Italia, soprattutto studenti dei corsi di Conservazione e di Storia dell'arte di Viterbo e Roma.

Gli interventi[modifica | modifica wikitesto]

La basilica rimase chiusa fino al 29 novembre 1999, per interventi di conservazione e restauro. Due degli otto santi contigui alla controfacciata, i Santi Rufino e Vittorino, furono riposti sulla volta. Vennero raccolti (in condizioni difficilissime a causa delle continue scosse di assestamento) oltre 300.000 frammenti in corrispondenza dell'arcone dei santi e della vicina vela di San Girolamo, come della vela stellata e di quella di San Matteo. A questa prima fase ne è seguita una successiva per un lavoro di selezione e di classificazione dei frammenti, in base alle sfumature, al colore, alla tecnica esecutiva. Successivamente si è passati al riconoscimento fotografico, seguito da tentativi di individuazione, in base ai punti di frattura, dei possibili punti di attacco. Indispensabile è stato l'ausilio delle fotografie a colori scattate prima del sisma e la loro stampa a grandezza naturale, sulle quali si poterono effettuare le prove di rispondenza dei frammenti.

Il 26 settembre 2001 vennero ricollocati gli otto santi dell'arcone (oltre a Rufino e Vittorino, Benedetto, Antonio di Padova, Francesco, Chiara, Domenico, Pietro martire). Le lacune vennero compensate tramite la tecnica del tratteggio e dell'abbassamento ottico della lacuna stessa. Dopo un anno, il 26 settembre 2002 fu ricollocata anche la vela di san Girolamo: circa 80.000 frammenti su una superficie di 80 metri quadrati. Il 5 aprile 2006 si è svolta l'inaugurazione della vela di San Matteo e del cielo stellato.

Non è stato possibile recuperare tutto il materiale: già prima del crollo le condizioni dell'affresco non erano buone. L'abitudine di Cimabue di usare biacca, mescolata ad altre vernici, ha fatto sì che il colore, a distanza di tempo, diventasse via via evanescente, quasi monocromatico. Per questo la ricostruzione non è stata facile e risulterà incompleta.

Decine i restauratori impegnati nel lavoro di quello che è stato chiamato Il cantiere dell'utopia; 60.000 le ore impiegate, per un costo di 72 miliardi di lire, circa 37 milioni di euro[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]