Rafaela

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il nome proprio di persona, vedi Raffaella.
Rafaela
città
Rafaela – Stemma
Rafaela – Veduta
Cattedrale di San Raffaele Arcangelo
Localizzazione
Stato Argentina Argentina
Provincia Bandera de la Provincia de Santa Fe.svg Santa Fe
Dipartimento Castellanos
Amministrazione
Sindaco Luis Castellano (PJ)
Territorio
Coordinate 31°15′S 61°21′W / 31.25°S 61.35°W-31.25; -61.35 (Rafaela)Coordinate: 31°15′S 61°21′W / 31.25°S 61.35°W-31.25; -61.35 (Rafaela)
Altitudine 90 m s.l.m.
Superficie 156 km²
Abitanti 83 563[1] (2001)
Densità 535,66 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale S2300
Prefisso 3492
Fuso orario UTC-3
Nome abitanti rafaelinos
Cartografia
Mappa di localizzazione: Argentina
Rafaela
Rafaela
Rafaela – Mappa
Sito istituzionale

Rafaela, è il capoluogo e la città più popolosa del Departamento (Dipartimento) Castellanos, situato nella parte centrale della provincia argentina di Santa Fe. Rappresenta inoltre, per numero di abitanti ed importanza economica, la terza realtà urbana della sua provincia di appartenenza.

Geografia e clima[modifica | modifica wikitesto]

Ubicata a circa 90 km a nordovest di Santa Fe, capitale della provincia omonima, Rafaela è una vivace città di circa 88.000 abitanti (secondo le stime del 2004) nella parte settentrionale della pampa humeda (pampa umida), regione particolarmente fertile e dal clima temperato. Le precipitazioni annue sono generalmente comprese fra i 900 e i 1.000 mm con una temperatura media annua che si aggira attorno ai 18 °C[2].In inverno (giugno-settembre) possono prodursi notevoli sbalzi termici nel corso di una stessa giornata e, talvolta, anche delle gelate. Eccezionali sono invece le precipitazioni con carattere nevoso.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome trae origine da donna Rafaela Rodriguez de Egusquiza, moglie di uno dei terratenenti sui cui possedimenti sarebbe successivamente nata e si sarebbe sviluppata Rafaela. Per tale motivo venne scelto, come protettore della città, san Raffaele arcangelo, la cui festa viene celebrata il 24 ottobre di ogni anno con grande solennità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

[3]

I primi colonizzatori[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato sorse nel 1881, grazie ad un impresario di origine svizzera (nato in Germania), Guglielmo Lehmann, che aveva avuto in concessione, dai latifondisti della zona, un'ampia estensione di terreno adibito a pascolo (oltre quindicimila ettari), l'aveva lottizzata e poi venduta, a prezzi modici, a coloro che ne avevano fatto richiesta. I lotti erano suddivisi in rurali e urbani. Il primo stock di lotti fu ceduto a 63 acquirenti, nella quasi totalità italiani; fra questi avevano un'assoluta preponderanza i piemontesi (agricoltori soprattutto) e, in minor misura i lombardi (dediti in particolare al commercio). Era presente fra essi un solo meridionale, Nicola Caciolo, nativo di Montagano, in Molise. Laureatosi in medicina a Napoli, nel 1861, e successivamente emigrato in Argentina, fu il primo medico di Rafaela. Della prima ondata di colonizzatori facevano parte anche due famiglie svizzere e una francese. Solo un paio d'anni più tardi, allorché furono messi in vendita i lotti residui, si iniziarono a incorporare alla popolazione primigenia italiani di altre regioni, argentini ed europei dalle più svariate provenienze (spagnoli soprattutto, ma anche svizzeri e francesi) che però non riusciranno mai a sovvertire il peso demografico ed economico della comunità italiana radicata nel territorio[4]

Primo sviluppo della cittadina[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo di Rafaela fu relativamente rapido. La popolazione era costituita, alla fine del 1881, dalle 63 famiglie che avevano acquistato i primi lotti messi in vendita da Lehmann. Due anni più tardi si contavano in città 427 abitanti che, nel 1886 ascendevano a 1.687. In quello stesso anno Rafaela si costituì in comune. All'epoca già funzionavano in città una scuola primaria, gestita da una coppia di insegnanti spagnoli (i coniugi Acha), due mercerie, un panificio, una modesta fabbrica di liquori, un negozio di vetri e pitture e altri stabilimenti commerciali. Qualche anno prima si era provveduto alla nomina (1882) di un giudice di pace, il tedesco Peter Pfeiffer che però risiedeva in una cittadina vicina. Costui venne sostituito nel 1885 dal medico del paese, Nicola Caciolo. Nel 1886, in concomitanza con l'erezione di Rafaela a comune, le autorità provinciali decisero di creare un commissariato di polizia in città e l'avvenimento fu salutato con giubilo dalla popolazione costretta a difendersi per proprio conto dai gauchos malos, come venivano definiti i mandriani creoli dediti al banditismo (gli indios locali erano stati in massima parte sterminati nel decennio precedente).

Negli anni 1886 e 1887 Rafaela venne collegata per ferrovia sia alla città di Santa Fe che alla provincia limitrofa di Córdoba e ciò diede un ulteriore impulso allo sviluppo del centro abitato, nel quale venne aperto persino uno sportello bancario. Ultima ad essere costruita fu una chiesa, nel 1887, inaugurata dal primo parroco di Rafaela, Francesco Palmieri, anch'egli italiano, nominato dalla lontana diocesi di Paraná, che aveva all'epoca la giurisdizione ecclesiastica sulla massima parte del territorio santafesino.

Da comune a municipio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1891 Rafaela divenne capoluogo del dipartimento Castellanos, costituito, per scorporo, con parte delle terre appartenenti al Dipartimento de Las Colonias. Negli anni successivi vennero create le prime scuole secondarie pubbliche, fu installata l'illuminazione elettrica nelle strade (1899) e fu edificato (1905) il primo ospedale cittadino. Lo sviluppo industriale, agricolo e commerciale procedette, fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, di pari passo con quello urbano.

Nel 1912 le autorità provinciali ordinarono un censimento limitatamente all'area di Rafaela per stabilire se il comune riunisse i requisiti per divenire municipio[5]. Furono conteggiati 8.422 residenti e, pochi mesi più tardi, il 23 gennaio 1913, venne disposto che il comune si fregiasse del titolo di città, dotandosi di un Consiglio municipale con competenze ben più ampie che in passato. Quest'ultimo era composto in massima parte da italiani: accanto all'Intendente (sindaco di grado superiore) Manuel Gimenez, di nazionalità argentina, e a uno dei Consiglieri, Nicolàs Gutierrez, nativo di Burgos, in Spagna, sedevano Carlo Magnaschini, piemontese, Emilio Galassi, lombardo, Edoardo Chiarella, ligure di Chiavari e Antonio Cossettini, nato ad Aviano, in Friuli. Due anni più tardi Gimenez fu sostituito dal piemontese Daniele Candiotti e da allora si alterneranno alla guida del Municipio intendenti il più delle volte italiani o di origine italiana (Tettamanti, Sacripanti, Zobboli, Maggi, Garbaudo, ecc.).

Le associazioni di mutuo soccorso[modifica | modifica wikitesto]

Grande sviluppo ebbe a Rafaela, sul finire del XIX secolo e agli inizi di quello successivo, l'associazionismo nato con finalità assistenziali e di mutuo soccorso, sulla base dell'appartenenza etnica. Tale associazionismo era sorto per sopperire ad alcune importanti lacune legislative, presenti nell'ordinamento argentino (e in quelli europei del tempo), relative all'assistenza sanitaria gratuita, alla previdenza sociale e al lavoro (con particolare riguardo alla sicurezza sul posto di lavoro e agli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione o infortunio). Nel 1890 venne aperta la prima associazione mutualistica locale: la Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II che raccolse gran parte degli italiani del comune. Suo primo presidente fu Nicola Caciolo che aggiunse questo incarico a quelli di medico condotto e di giudice di pace, che già ricopriva. Pochi mesi più tardi anche la colonia svizzera, seppur numericamente più modesta di quella italiana, aprì un proprio circolo con finalità mutualistiche, L'union, presieduto da Pierre Avanthay, uno dei pochi non italiani presenti sul territorio fin dal 1881, anno in cui era stata fondata la città. Gli spagnoli residenti, nonostante rappresentassero il secondo gruppo etnico locale dopo quello italiano, costituiranno una propria associazione di mutuo soccorso solo nel 1910, quando già iniziavano a profilarsi i primi, timidi interventi legislativi in campo pensionistico e assistenziale sia da parte delle autorità statali che provinciali.

Le associazioni mutualistiche svilupparono anche attività ricreative e sociali, e talvolta ebbero anche la funzione di coltivare e diffondere la lingua e la cultura del paese di appartenenza dei suoi membri non solo a livello locale, ma anche provinciale. È questo il caso della Società di Muto Soccorso Vittorio Emanuele II di Rafaela, che nel corso della sua lunga storia, dopo essersi dotata di strutture adeguate, fra cui un teatro di sua proprietà, organizzò un gran numero di spettacoli con artisti italiani, corsi di lingua italiana, commemorazioni e manifestazioni di varia natura, cui parteciparono ospiti illustri provenienti dall'Argentina e dall'Italia. Fra questi ultimi si ricordano il principe Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, il marchese Malaspina, all'epoca ministro degli esteri italiano, il generale Enrico Caviglia ed altri. All'inizio degli anni venti del Novecento venne creata una seconda associazione italiana dal friulano Antonio Cossettini (succeduto a Nicola Caciolo come presidente della Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II) denominata Figli d'Italia e caratterizzata da un notevole impegno di carattere sociale e umanitario nei confronti dei poveri e dei bisognosi residenti sia in città che nel circondario.

Dalla Grande guerra all'epoca peronista[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le rilevazioni del censimento del 1914, la città aveva quasi raggiunto i 10.000 abitanti (9.698 per l'esattezza), attestandosi fra le sei città più popolose della provincia di Santa Fe. L'economia era ancora essenzialmente rurale, anche se le attività terziarie avevano avuto un notevole sviluppo. Rafaela era infatti divenuta il massimo centro di distribuzione dell'area santafesina centro-occidentale, con una influenza che andava ben al di là della sua provincia di appartenenza e che si irradiava su alcuni dipartimenti della provincia di Córdoba (fra cui San Francisco, anch'esso colonizzato in massima parte da italiani). Pur essendo sorte, fin dagli inizi del Novecento, alcune importanti industrie legate al settore agropecuario (caseifici, zuccherifici, fabbriche di farina ecc.) Rafaela non si era dotata ancora di strutture industriali adeguate, dipendendo in larga misura, per l'approvvigionamento dei manufatti di cui aveva bisogno, dai grandi centri di Buenos Aires e Rosario e dalle importazioni estere (Stati Uniti d'America ed Europa). La Grande guerra mise a nudo l'inadeguatezza del settore secondario di Rafaela, paralizzando non solo le importazioni di beni strumentali e di consumo dall'Europa, ma anche il flusso di capitali (britannici soprattutto) necessari per investimenti produttivi. Per quattro lunghi anni si assistette pertanto a una stagnazione generalizzata dell'economia cittadina e di quella della sua provincia di appartenenza.

Gli anni venti e trenta segnarono il definitivo affermarsi di Rafaela come terzo polo demografico, industriale e commerciale della provincia subito dopo Rosario e Santa Fe. Le precedenti industrie alimentari vennero ampliate e diversificate. Si introdussero le prime fabbriche di congelati (prima fra tutte la Lario, fondata da un comasco, Fasoli), le prime industrie meccaniche e tessili e quelle di materiali edili. Venne creato un importante Istituto tecnico per formare personale qualificato per l'industria (Escuela Industrial, oggi Centro Industrial y Comercial de Rafaela)) e una scuola di specializzazione agraria.

Lo sviluppo industriale si accompagnò a Rafaela con quello sociale e culturale. Alla vigilia della seconda guerra mondiale (1939-1945) funzionavano in città due conservatori di musica (Mozart e Giuseppe Verdi), due biblioteche (la Agustin Alvarez, e la Sarmiento), due teatri (di cui uno appartenente alla Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II). In quegli stessi anni era stata aperta una casa di riposo per anziani indigenti costruita con il decisivo apporto di capitali privati oltreché pubblici.

Un'ulteriore espansione della città e il parallelo consolidamento delle sue strutture industriali, commerciali ed agricole si ebbe in epoca peronista, con l'affermarsi della Cuenca lechera (in italiano Conca lattifera) di cui Rafaela era il centro più importante, come una delle massime realtà agropecuarie del paese.

Dalla caduta di Perón ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

L'espansione della città continuò anche in epoca post peronista. I 23.665 abitanti del 1947 raddoppiarono quasi nei due decenni successivi (44.361 nel 1960) per poi stabilizzarsi su ritmi di crescita elevati, ma inferiori al passato (bisognerà attendere il 2004 e cioè 44 anni per vedere nuovamente raddoppiata la popolazione di Rafaela). Fra gli anni cinquanta e settanta oltre alla costituzione di un'ampia zona industriale alle porte della città, sviluppatasi a dismisura negli ultimi decenni (550% fra il 1971 e il 2000) vennero costruite strutture ricreative e sportive (fra cui un eccellente Autodromo), e culturali (due musei: il Museo Historico Municipal e il Museo de Bellas Artes Urbano Poggi.

I difficili momenti vissuti dall'Argentina agli inizi del XXI secolo si ripercossero negativamente anche sulla città santafesina che però riuscì in qualche modo ad attenuare gli effetti deleteri della crisi grazie al proprio potenziale economico e soprattutto umano. Già nel 2006, all'indomani di uno dei periodi più bui della storia Argentina degli ultimi vent'anni (il tristemente noto corralito) l'industria locale mostrava i segni di una prima, decisiva ripresa e l'occupazione era tornata a crescere al ritmo degli anni novanta. Intervistati alcuni anni or sono dal Clarin, uno fra i più diffusi quotidiani argentini, i Rafaelinos dichiararono che il proprio spirito imprenditoriale era dovuto ai primi coloni europei, piemontesi soprattutto, che avevano fatto del lavoro quasi una rigida religione puritana[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La prima casa eretta a Rafaela fu quella di un piemontese, Raffaele Podio; l'immobile, che egli stesso si era costruito nella primavera del 1881, utilizzando materiali poveri, era più assimilabile a un rancho[7] che a una vera e propria casa di abitazione. Il suo esempio fu seguito da altri immigrati, soprattutto italiani, che avevano un immediato bisogno di iniziare a guadagnare col lavoro dei campi e di disporre di un tetto sotto il quale ripararsi. Negli anni successivi iniziarono ad essere erette le prime residenze in mattoni, che andarono a sostituire le fatiscenti unità immobiliari che le avevano precedute. Gran parte delle costruzioni di quella non lontanissima epoca e del periodo immediatamente successivo sono andati distrutte, altre hanno subito tante e tali ristrutturazioni e modifiche da essere divenute irriconoscibili. Purtuttavia alcuni vetusti edifici pubblici, stabilimenti commerciali, luoghi di culto e case private sono ancora visibili e visitabili, a testimonianza di una memoria storica particolarmente viva in città e di cui i Rafaelini vanno orgogliosi. Fra questi possiamo segnalare:

  • Gli Almacenes Ripamonti (Magazzini Ripamonti) furono edificati nel 1897 con finalità commerciali (deposito di generi alimentari). Più volte ristrutturati, della fabbrica originale non resta che la facciata
  • Il Castillo Foti (Castello Foti) fu fatto costruire nel 1954 da Giuseppe Foti, un italiano emigrato in Argentina e sposatosi con una donna del luogo. Si tratta di un finto castello medievale di dimensioni modeste che si ispira ai manieri normanni del mezzogiorno peninsulare
  • La Catedral de San Rafael Arcángel (Cattedrale di San Raffaele Arcangelo), patrono della città, è un maestuoso edificio costruito in stile neoclassico italiano e ultimato nel 1905
  • Il Bar Palermo Recreo de Italia, è il più antico locale della città. Edificato nel 1891 nel cuore del vetusto quartiere San Martín, funzionò fino agli anni quaranta come sala da ballo, poi, fino alla metà degli anni sessanta, come bar. Ritrovo, da sempre, degli immigrati italiani, è considerato il simbolo stesso della Rafaela di fine Ottocento
  • L'Hospital Jaime Ferrer (Ospedale Jaime Ferrer) fu inaugurato nel 1905 come Hospital de Caridad. Inizialmente gestito da privati, passò allo Stato nel settembre del 1939 e fu ribattezzato con il nome con cui si conosce attualmente. L'edificio presenta una curiosa architettura eclettica, che destò una certa perplessità all'epoca. Oggi fa parte del paesaggio urbano della città ed è particolarmente amato dai rafaelini
  • La Jefatura de Policía (Commissariato di Polizia), fu il primo edificio pubblico di un certo rilievo della città. Venne ultimato nel 1891, pochi mesi più tardi del Bar Palermo Recreo de Italia
  • Il Mercado central (Mercato centrale) eretto in stile modernista nel 1928 funzionò come tale fino al 1971. Attualmente è adibito a stazione di autobus

Educazione e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La città possiede istituti di ogni ordine e grado, alcuni dei quali di alto livello qualitativo. Nel territorio del comune sono attualmente presenti:

  • 29 Scuole primarie o di educazione basica (EGB)
  • 11 Scuole medie o polimodali
  • 11 Scuole speciali
  • 9 Istituti terziari e di livello universitario (fra cui la Facoltà di Architettura della prestigiosa Universidad Católica de Santa Fe)
  • 1 Conservatorio di Musica (Escuela Municipal de Música Remo Pignoni

Biblioteche, archivi e musei[modifica | modifica wikitesto]

Fra i numerosi archivi, biblioteche e musei segnaliamo per importanza:

  • L'"Archivo Municipal" fino al 1988 funzionò all'interno del Museo Historico Municipal. Contiene la documentazione storico-amministrativa della città e un'emeroteca.
  • La "Biblioteca Lermo R. Balbi", di proprietà del Municipio e gestita direttamente da esso
  • Il "Museo Histórico Municipal", istituito nel 1956, raccoglie oggetti, libri, filmati e altri documenti relativi alla storia della città
  • Il "Museo Municipal de Bellas Artes Dr. Urbano Poggi", aperto nel 1964, contiene una notevole collezione di pitture degli artisti argentini e stranieri contemporanei
  • Il "Museo de la Fotografia", attivo dal 1987, conserva foto della fine dell'Ottocento e del Novecento concernenti la città, il territorio da cui è circondata e le sue genti
  • Il "Museo Usina del Pueblo", funzionante dal 2003, con documenti relativi alla storia economica di Rafaela e al processo di industrializzazione e modernizzazione della città

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

  • Il "Cinema Teatro Belgrano", aperto nel 1957 è, con i suoi 1500 posti a sedere, il maggiore della città
  • Il "Teatro Lasserre", costruito nel 1932, è di dimensioni molto più modeste rispetto al precedente (500 posti a sedere) e si è specializzato nel repertorio teatrale contemporaneo

Fino al 1958 funzionò anche il "Teatro della Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II" andato distrutto in quello stesso anno da un incendio. L'edificio, ricostruito con denaro pubblico nel 1978 ospita attualmente sia il "Centro Cultural Municipal" che la sede della Sociedad Italiana (com'è stata ribattezzata la Società di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II)

Gabriel Ponce de León, tre volte campione di TC2000, al volante della sua Ford Focus nell'autodromo di Rafaela

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Rafaela è celebre in Argentina per essere stata la culla della 500 Miglia una corsa a tappe molto popolare nel paese platense che si disputa fin dagli anni venti del Novecento. La città si è dotata da tempo di un autodromo, considerato il più veloce dell'America latina, dove ogni anno si svolgono importanti competizioni (Turismo Carretera e Turismo Competición 2000) che richiamano folle di appassionati da tutta l'Argentina. L'autodromo venne costruito dal glorioso Atlético de Rafaela, un'Associazione sportiva fondata nel 1907 (ex Atlético de Argentina). Tale società sportiva dà anche il suo nome a un'importante squadra di calcio locale (che vanta un'apparizione nella massima serie argentina) ed è proprietario di uno stadio, il Monumental de Barrio Alberdi della capacità di circa 16.000 posti.

Persone legate a Rafaela[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Rafaela si trova al centro della cosiddetta Cuenca lechera che è un territorio compreso grosso modo fra Sunchales a nord e Cañada de Gómez a sud e che si dilata ad occidente all'interno della Provincia di Córdoba e ad oriente fin quasi al fiume Paraná. La regione produce un terzo di tutto il latte argentino e gran parte dei formaggi e delle carni bovine consumate nel paese e dà vita a un indotto industriale di notevoli proporzioni (attrezzi e utensili destinati all'agricoltura a all'allevamento, mangimi, fabbriche alimentari, concerie ecc.). Secondo le statistiche governative a Rafaela attualmente il 25% del fatturato globale dell'industria è prodotto da imprese legate al settore alimentare e un 25% a quello meccanico. Seguono nell'ordine quello dei materiali per l'edilizia (cemento, laterizi ecc.) e quello tessile e dell'abbigliamento. Oltre l'80% delle imprese è di dimensioni piccole (al di sotto dei 5 dipendenti) e il 90% riveste carattere familiare. È stato inoltre calcolato che fra l'anno 2000 (alla vigilia della crisi economica) e il primo semestre del 2006, le imprese industriali siano passate da 375 a 432, con un aumento di circa il 15%[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 43.134 femmine e 40.429 maschi
  2. ^ .Nel periodo 1961-1990 la temperatura media annua è stata di 18,0 °C con una media del mese più freddo, luglio, di 11,4 °C e di quello più caldo, gennaio, di 24,7 °C (Hong Kong Observatory [1]). Negli anni 1941-1950 la temperatura media annua è stata di 17,9 °C con 24,5 °C di media in gennaio e 10,9 °C in luglio ([2])
  3. ^ Numerose informazioni contenute nel paragrafo sono tratte da: Adelina Bianchi de Terragni, Historia de Rafaela ciudad santafesina, 1881-1940, (seconda edizione), Santa Fe, Colmegna S.A., 1972
  4. ^ Secondo il giornalista e scrittore italo-argentino Emilio Zuccarini, i 3/4 degli acquirenti dei 448 lotti totali messi in vendita in regime di concessione erano italiani, come italiana o di origine italiana era la massima parte della popolazione di Rafaela nel 1906, in occasione di un censimento locale. Vedi: Emilio Zuccarini, El Trabajo Italiano en la República Argentina Buenos Aires, Compañia General de Fósforos, 1910
  5. ^ In Argentina i municipi sono tutti quei comuni che per la propria importanza demografica ed economica godono di uno status particolare
  6. ^ Clarín del 18 settembre 2005 (Rafaela, la ciudad tuerca de la cuenca lechera)[3]
  7. ^ Tipo di baracca in legno con tetto di rami e paglia, molto diffusa in latinoamerica e generalmente costituita da uno o al massimo due ambienti di modeste dimensioni.
  8. ^ Sito del Derf/Agencia federal de noticias

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adelina Bianchi de Terragni, Historia de Rafaela ciudad santafesina, 1881-1940, (seconda edizione), Santa Fe, Colmegna S.A., 1972
  • Magda Chemez de Eusebio, Los inmigrantes lombardos. Actividades Económicas y Liderazgos Institucionales (1881-1930), Rafaela, Centro de Estudios e Investigaciones Históricas de Rafaela Ed., 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]