Primo maresciallo dell'Impero

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Insegna di grado per paramano del primo maresciallo dell'Impero

Il primo maresciallo dell'Impero fu un titolo onorifico istituito il 30 marzo 1938 per volere di Benito Mussolini, con l'intento di celebrare sé stesso per la vittoria nella guerra d'Etiopia, cui seguì la proclamazione dell'Impero Italiano d'Etiopia.

Il distintivo del grado era una doppia greca sormontata da un'aquila sul cappello e sulle maniche della giacca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La legge 2 aprile 1938, n. 240, che istituiva tale grado ne prevedeva l'attribuzione di diritto esclusivamente al Capo dello Stato e al Capo del Governo: venne di conseguenza conferito a Vittorio Emanuele III e a Benito Mussolini. Da questo fatto si generò una polemica negli ambienti monarchici, che non concepivano nella gerarchia militare l'equiparazione del Re ad un'altra personalità, foss'anche il Capo del Governo.

Il Re si rifiutò, in un primo tempo, di firmare la legge, anche perché non ne era stato preventivamente informato e le modalità di approvazione parlamentare erano alquanto irrituali (basti dire che l'intero iter di approvazione da parte delle due camere si svolse nella giornata del 30 marzo 1938)[1]. La questione fu sottoposta, per un parere, all'allora Presidente del Consiglio di Stato, il celebre giurista Santi Romano, che ritenne legittima l'istituzione del grado e la sua attribuzione al Re e al Capo del Governo.

Su tale parere Vittorio Emanuele III ebbe a pronunciare parole durissime: "I professori di diritto costituzionale, specialmente quando sono dei pusillanimi opportunisti, come il professor Santi Romano, trovano sempre argomenti per giustificare le tesi più assurde: è il loro mestiere; ma io continuo ad essere della mia opinione. Del resto non ho nascosto questo mio stato d'animo ai due presidenti delle Camere, perché lo rendessero noto ai promotori di questo smacco alla Corona, che dovrà essere l'ultimo".[2]

Scopo della legge[modifica | modifica wikitesto]

Il grado di Primo maresciallo dell'Impero non aveva solo la funzione di equiparare Mussolini a Vittorio Emanuele III nella gerarchia militare, e dunque tentare in un secondo momento di estromettere il sovrano dalla funzione di comando delle Forze Armate, ma anche un valore ideologico nella costruzione della figura del Duce nella dottrina fascista. Subito dopo la vittoriosa Guerra d'Etiopia e la proclamazione dell'Impero, molti intellettuali di punta del Regime iniziarono a chiedersi come risolvere il problema della "diarchia" nell'ambito della costruzione dello Stato totalitario. Ad esempio Carlo Costamagna era convinto del fatto che se l'Italia fascista, erede della Roma imperiale, ambiva a dar vita ad una Europa unita, la diarchia doveva necessariamente essere eliminata.

Anche Giuseppe Bottai arrivò alla conclusione che, per entrare nella fase "totalitaria" del Fascismo, ci fosse bisogno di un Duce che assumesse su di sé le più importanti cariche dello Stato (ed il primo maresciallato era una di queste). Nel suo diario Bottai, però, scrisse che "il prossimo duce sarà Umberto". Dunque l'istituzione del grado di Primo maresciallo dell'Impero non era un'iniziativa mirante a svuotare l'istituto monarchico delle sue prerogative (nonostante Mussolini pensò più volte in quel periodo di liberarsi della Monarchia); almeno per un ideologo come Bottai essa puntava, anzi, ad amalgamare l'autorità dinastico-monarchica con quella dello "Stato nuovo" costruito dal Fascismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V. Giovanni Virga, Il Consiglio di Stato alle prese con la spinosa questione del “primo maresciallato dell’Impero” , 22 agosto 2010.
  2. ^ Renzo De Felice, Mussolini il duce – Lo Stato totalitario, Einaudi ed., 1996, pag. 33.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]