Porto di Ravenna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Porto di Ravenna
Ravenna, faro del porto (02).jpg
Il faro del porto di Ravenna
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
ProvinciaRavenna Ravenna
ComuneRavenna
MareAdriatico
Infrastrutture collegateSS 16 - A 14 - stazione di Ravenna
Tipoturistico, commerciale
Coordinate44°28′40.41″N 12°16′11.74″E / 44.477893°N 12.269928°E44.477893; 12.269928Coordinate: 44°28′40.41″N 12°16′11.74″E / 44.477893°N 12.269928°E44.477893; 12.269928
Mappa di localizzazione: Italia
Porto di Ravenna

Il porto di Ravenna è un'infrastruttura situata lungo tutta l'area demaniale del Canale Candiano, includendo le dighe foranee e parte della valle Piomboni. Vi si svolgono attività relative al trasporto merci, al turismo e al diporto nautico. È l'unico porto commerciale dell'Emilia-Romagna e uno dei principali scali del mare Adriatico per traffico merci[1].

Secondo la classificazione nazionale dei porti italiani, quello di Ravenna è un porto di seconda categoria e prima classe in virtù del decreto ministeriale n. 1776 del 21 agosto 1975 e della legge 84/94, che lo indicava anche come sede di Autorità portuale.
Dal 31 agosto 2016 è amministrato dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale (decreto legislativo n. 169 del 4/08/2016).

Le due dighe foranee disposte all'imboccatura del porto hanno le seguenti caratteristiche: quella nord, dedicata a Luciano Cavalcoli (presidente della Camera di Commercio ravennate dal 1951 al 1974 e presidente della Sapir, fautore del porto come fattore di progresso economico della città), è lunga 2.250 m mentre quella sud, intitolata a Benigno Zaccagnini, permette di arrivare camminando a 2.450 m dalla costa, un primato europeo poiché nessun altro porto continentale ha un molo che termina così distante dalla terraferma. La larghezza dell'imboccatura tra i due bracci è di 270 m, andando poi a divergere verso terra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porto Corsini.

Le strutture lungo il Canale Candiano sono entrate in attività dopo la seconda guerra mondiale. Il 28 giugno 1957[2] fu fondata la società S.A.P.I.R. (Società per Azioni Porto Industriale di Ravenna), destinata a diventare l'operatore logistico del porto. Nello stesso anno l'architetto Luigi Greco fu incaricato di redigere il progetto dello scalo[3]. La costruzione del porto fu regolamentata dalla legge 528/1961, che prese il nome del proponente, il ravennate Benigno Zaccagnini, allora ministro dei Lavori Pubblici[1].
Negli anni successivi si è avuto l'insediamento di importanti industrie legate al settore petrolchimico. Una delle prime fu senza dubbio l'Anic, società produttrice di fertilizzanti, urea e nitrato ammonico, insediatasi fin dal 1958.

Di pari passo procedette la realizzazione di una superstrada volta a favorire i collegamenti con Bologna, il maggiore centro industriale della regione: la diramazione A14 - Ravenna. Fu migliorata inoltre la percorrenza della Strada statale 16 Adriatica creando un raccordo semianulare che aggira il centro. Infine fu realizzata una superstrada che, dalla zona sud del porto (destra canale Candiano) si innesta direttamente sul predetto raccordo semianulare. Il canale Candiano fu allargato e approfondito.

Il 3 luglio 1971 avvenne l'inaugurazione ufficiale del Porto di Ravenna[3].

I lavori continuarono anche negli anni settanta: nel 1976 fu approvata la legge regionale che consentì di dar vita al terminal nell'area San Vitale[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il porto, su grupposapir.it. URL consultato il 27 marzo 2018.
  2. ^ Riccardo Sabadini: Sapir continuerà ad essere un forte volano nello sviluppo del Porto di Ravenna, su cervianotizie.it. URL consultato il 27 marzo 2018.
  3. ^ a b Il sogno di Cavalcoli: il porto, la speranza di Ravenna, su webdiocesi.chiesacattolica.it. URL consultato il 27 marzo 2018.
  4. ^ Si tratta di un'area dov'era esistita una pineta; il terreno era appartenuto al monastero di San Vitale.

Bibliografia e cartografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]