Canale Candiano

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Canale Candiano
Canale Candiano
Vista a volo d'uccello dal mare Adriatico
Stato Italia Italia
Regioni Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Lunghezza 11 km
Sfocia mare Adriatico

Coordinate: 44°26′39.44″N 12°14′36.87″E / 44.444288°N 12.243576°E44.444288; 12.243576

Vista del canale Candiano dalla città

Canale Candiano è il nome comune con il quale a Ravenna si designa il canale navigabile - propriamente detto canale Corsini - che collega l'abitato con il mare (distante 8 km) e che costituisce parte del porto commerciale e industriale nonché la darsena di città.

L'infrastruttura fu realizzata durante il pontificato di Clemente XII (al secolo Lorenzo Corsini, regnante dal 1730 al 1740) nell'ambito di un più ampio progetto di sistemazione idraulica del ravennate, che prevedeva la diversione dei due fiumi che scorrevano sotto le mura difensive della città, il Montone e il Ronco, e la costruzione del nuovo scalo portuale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'antichità al Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

L'attestazione più antica del termine è pons Candidiani, un ponte romano di età imperiale verso cui confluivano tutte le strade che conducevano a Ravenna da sud. Si ritiene fosse situato a 4/5 km dalle mura della città[1].

La seconda citazione del termine risale all'epoca bizantina. Nel 711, in età bizantina, i ravennati provocarono la morte dell'esarca imperiale Giovanni III. I soldati imperiali, inviati dal mare a sedare la rivolta, trovarono un'efficace resistenza presso il portus Candiani, citato per la prima volta proprio in relazione a questi avvenimenti. All'epoca il porto era probabilmente uno dei tanti scali costruiti alla foce di uno dei fiumi che sfociavano in Adriatico: il fiume Candiano[1].

Lo scalo crebbe d'importanza nel corso del Medioevo, diventando uno dei più importanti porti fluviali di Ravenna, fino a soppiantare l'antico porto di Classe. La città era collegata allo scalo da un canale navigabile. Nel XV secolo i veneziani, nuovi signori di Ravenna, scelsero il porto Candiano come scalo primario della città. Purtroppo il progressivo avanzamento della linea di costa provocò nel giro di un secolo l'interramento. Il relativo canale divenne impraticabile[1].

Dal XVII al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVII secolo fu scavato un nuovo canale navigable per ricongiungere Ravenna al porto Candiano. La nuova via d'acqua iniziava poco lontano dalle mura meridionali, costeggiava l'attuale via Cesarea e passava accanto all'antica abbazia di Porto[2]. Dopo aver attraversato la pineta situata anticamente presso Porto Fuori, il canale si immetteva nel corso del vecchio Candiano. Alla foce fu poi fatta costruire una torre di avvistamento, ultimata nel 1670. Tuttora esistente, è chiamata popolarmente la Turàza ("la Torraccia").

Bernardino Zendrini ed Eustachio Manfredi, Mappa di sintesi dei progetti di regolazione dei fiumi di Ravenna (1731).

La città, comunque, rimaneva troppo lontana dallo scalo. Inoltre era circondata da due fiumi, il Montone e il Ronco (il primo a nord, il secondo a sud), i cui alvei si erano col tempo elevati a causa del continuo apporto di detriti e deiezioni. Montone e Ronco esponevano la città a pericolose inondazioni, a causa anche dell'arginatura ormai insufficiente. Divenne prioritario ed urgente allontanare i due fiumi dalla città.

Nell'arco di quasi un secolo furono elaborati numerosi progetti per la diversione dei due fiumi: dapprima dal Bancelli (1649), poi da Stefano Grandi e Gaspare Coccapani (1651) e infine dal Tassinari (1715) e dal Nadi (1717). Il progetto effettivamente realizzato fu quello redatto nel 1729 da due eminenti idraulici del tempo: Bernardino Zendrini (“sopraintendente alle acque” della Repubblica Veneta, 1679-1747) ed Eustachio Manfredi (Bologna, 1674-1739). Il Montone venne deviato e portato a confluire a sud dell'abitato con il Ronco (il punto di confluenza è denominato “Punta Galletti”). Da tale punto i due fiumi assunsero la denominazione di Fiumi Uniti. Per lo sbocco al mare dei nuovi Fiumi Uniti fu utilizzato parzialmente l'alveo del vecchio canale Panfilio.

Contestualmente fu iniziata la costruzione del nuovo canale naviglio, utilizzando parzialmente l'alveo naturale lasciato libero dalla diversione del Montone. Per quanto riguarda il nuovo scalo portuale, il luogo che venne ritenuto più adatto fu individuato in un'insenatura alla foce del canale della Bajona (oggi Baiona), a nord di Ravenna, dove esisteva già un approdo per i pescatori e dove sfociava il canale di scolo Fossina.

I lavori vennero eseguiti durante la legazione del cardinale Giulio Alberoni (1735-39). Il canale, ultimato verso il 1737, fu dedicato a papa Clemente XII Corsini, al quale la Comunità ravennate espresse la propria riconoscenza erigendo, nel 1738, nella piazza Maggiore[3] una statua in marmo raffigurante il pontefice in atteggiamento benedicente. I ravennati, affezionati al nome Candiano, trasferirono tale denominazione alla nuova via d'acqua.

All'inizio del XIX secolo il tracciato fu modificato dal cardinale Agostino Rivarola, che raddrizzò il tratto più tortuoso e fece costruire la strada di alaggio che affiancava il canale fino al porto[4]. I lavori permisero la riduzione della lunghezza totale della via d'acqua da 6,6 a 5,7 miglia.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'ultimo tracciato del canale Candiano

Nel 2000 il dragaggio del fondale del canale è stato portato a -9,5 metri.

Nel novembre 2008 il bacino di evoluzione è stato approfondito a -11,5 metri, permettendo per la prima volta l'attracco di navi con un pescaggio fino a 10,5 metri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Andrea Casadio, Alle "sorgenti" del Canale, «Ravenna IN Magazine», 4/2010, pp. 30-32.
  2. ^ La Torraccia, classearcheologiaecultura.it. URL consultato il 4/09/2015.
  3. ^ Oggi piazza del Popolo.
  4. ^ Roberto Venturini, «Sfida per il primato in Romagna», La Voce di Romagna, 17 ottobre 2010, pag.27.

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