Pecci (famiglia)
| Pecci | |
|---|---|
| Stato | |
| Titoli |
|
| Data di fondazione | XIV secolo |
| Etnia | italiana |
| Rami cadetti |
|

La Casata dei Pecci è una famiglia nobile di origine senese. Un ramo della famiglia, nel XVI secolo, si trasferì a Carpineto, presso Roma, piccolo e antico borgo abbarbicato sui monti Lepini, abitato in epoca preromana dai Volsci.
Il prestigio del Casato crebbe alla fine dell'Ottocento, quando il cardinale Vincenzo Gioacchino Pecci salì al soglio pontificio con il nome di Leone XIII (1810-1903).[3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
[modifica | modifica wikitesto]La famiglia Pecci trae origine da Siena, dove è documentata sin dal XIV secolo come parte del patriziato cittadino.[4] Inseriti nelle dinamiche politiche della Repubblica senese, i Pecci ricoprirono uffici pubblici e diedero alla città notai, giuristi e religiosi. Alcuni esponenti risultano menzionati negli statuti e nelle matricole delle arti, a conferma della precoce integrazione del casato nella vita politica ed economica di Siena.[5]
Il declino della potenza senese e l'instabilità politica del Quattrocento spinsero un ramo della famiglia a trasferirsi nei territori della Campagna romana, dove il papato incoraggiava l'insediamento di famiglie nobili. Antonio Pecci, discendente della linea senese, acquistò il 29 agosto 1500 un palazzo a Carpineto Romano, situato accanto al Castello De Ceccano.[6] La dimora, nota come Palazzo Pecci, divenne il fulcro della nuova linea carpinetana della famiglia.
XVI secolo
[modifica | modifica wikitesto]
Nel XVI secolo la famiglia Pecci si radicò stabilmente a Carpineto Romano, dove il palazzo acquistato da Antonio nel 1500 divenne il centro della vita del casato. L'edificio, situato accanto al Castello dei De Ceccano, assunse sempre più i tratti di residenza nobiliare, ospitando anche cappelle e raccolte documentarie della famiglia.[6]
In questo periodo i Pecci intrecciarono alleanze con la nobiltà locale e rafforzarono i legami con la Curia romana, dove alcuni membri intrapresero carriere minori negli uffici della Camera Apostolica. Dai due figli di Antonio, Pietro e Leonardo, si svilupparono le due linee dinastiche: la prima, quella di Pietro, si distinse per la presenza di giuristi, notai e medici attivi tra Carpineto e Roma, mentre la seconda, quella di Leonardo, avviò un percorso ecclesiastico destinato a condurre, nei secoli successivi, alla nascita di Papa Leone XIII e del cardinale Giuseppe.[7]
Il radicamento a Carpineto e i rapporti con Roma consolidarono definitivamente la posizione della famiglia all'interno della Campagna romana, dove i Pecci assunsero un ruolo riconosciuto nella nobiltà rurale del Lazio pontificio.
XVII secolo
[modifica | modifica wikitesto]Nel XVII secolo i Pecci consolidarono la loro influenza a Carpineto Romano e a Roma, occupando cariche ecclesiastiche e amministrative nello Stato Pontificio. Antonio Pecci fu protonotario apostolico, mentre Domenico Pecci fu canonico della basilica di San Giovanni in Laterano.[8] Giovanni Battista Pecci ricoprì il ruolo di governatore di un feudo presso Anagni,[9] e Leonardo Pecci fu segretario della Camera Apostolica.
I legami con le comunità religiose si consolidarono grazie a lasciti e donazioni alla chiesa di San Nicola a Carpineto e ai monaci benedettini di Subiaco.[10] La famiglia si affermò come espressione della media nobiltà romana, con un'identità prevalentemente ecclesiastica e burocratica.
XVIII secolo
[modifica | modifica wikitesto]Il XVIII secolo vide un ulteriore rafforzamento della presenza dei Pecci nella Curia romana. Francesco Pecci fu canonico a Roma e consultore di congregazioni religiose, mentre Carlo Pecci fece parte della Congregazione del Buon Governo, l'organo deputato alla gestione amministrativa e ai lavori pubblici.[11]
Michele Pecci esercitò come avvocato concistoriale, difendendo cause di enti religiosi davanti alla Sacra Rota.[12] Nel contempo la famiglia si occupò della manutenzione del Palazzo Pecci e delle cappelle di famiglia, sia a Carpineto sia a Roma, in particolare presso Santa Maria in Costantinopoli, le Santissime Stimmate di San Francesco e San Crisostomo.[13]
Grazie a questo intreccio di attività patrimoniali, giuridiche e religiose, i Pecci mantennero una posizione di rilievo nella nobiltà romana del Settecento.
XIX secolo
[modifica | modifica wikitesto]
Nel XIX secolo Domenico Pecci e la moglie Anna Prosperi Buzzi costituirono il nucleo familiare da cui discesero sette figli, tra i quali Vincenzo Gioacchino, futuro Papa Leone XIII, Giuseppe, destinato alla carriera ecclesiastica e creato cardinale, Anna Maria, che con Michelangelo Pecci rinsaldò l'unione fra le due linee rafforzando la posizione della famiglia sia a Carpineto Romano sia a Roma, e Giovanni Battista, che con la moglie Angela Salina fondò la linea comitale. Quest'ultima fu confermata con un breve del 1880, valido per i discendenti maschi primogeniti.[14]
La linea comitale ottenne una cappella gentilizia nella chiesa di San Nicola a Carpineto e altre a Roma, tra cui quelle di Santa Maria in Costantinopoli, delle Santissime Stimmate di San Francesco e di San Crisostomo. La famiglia alternava la propria residenza tra il palazzo romano e il Palazzo Pecci di Carpineto, che nell'Ottocento fu oggetto di restauri diretti dall'architetto Augusto Bonanni.[15]
Leone XIII papa
[modifica | modifica wikitesto]
L'elezione di Vincenzo Gioacchino Pecci al soglio pontificio nel 1878, con il nome di Leone XIII, segnò un momento di particolare rilievo nella storia della famiglia. La sua ascesa consolidò il prestigio dei Pecci nel mondo cattolico e romano: il fratello Giuseppe fu elevato al cardinalato, divenendo l'ultimo cardinal nipote della storia,[16] mentre il ramo comitale vide confermati i propri diritti e il proprio status con il breve del 1880, che legittimava il titolo di conte trasmissibile ai discendenti maschi.

Il pontificato di Leone XIII, pur avendo carattere universale, ebbe riflessi diretti anche sul casato: il Palazzo Pecci di Carpineto e le cappelle di famiglia furono valorizzati e divennero luoghi di memoria e devozione, mentre il cognome Pecci rimase indissolubilmente legato alla figura del pontefice e al suo insegnamento.[17] In questo senso, la famiglia trasse dal pontificato un rafforzamento simbolico e materiale, che ne consolidò il prestigio e ne assicurò un posto stabile nella storia della nobiltà romana e della Chiesa cattolica dell'Ottocento.[18]
Epoca recente (XX e XXI secolo)
[modifica | modifica wikitesto]Nel XX secolo la famiglia Pecci mantenne un ruolo nella memoria storica e religiosa, pur non rivestendo più incarichi nella Curia. La linea comitale risiedeva tra Roma e Carpineto Romano, custodendo il Palazzo Pecci e le cappelle gentilizie. Dopo la morte del papa furono promosse iniziative religiose e culturali per onorarne la memoria, tra cui istituti assistenziali e studi dedicati al suo pontificato.[19]
Tra gli esponenti del Novecento si ricordano il conte Camillo Pecci, che proseguì la linea comitale e rappresentò la famiglia in iniziative commemorative legate a Leone XIII, e Stanislao Pecci (1891–1977), pronipote del pontefice, insignito dei titoli di nobile romano e di nobile di Anagni.[20] Accanto a loro si colloca Anna Laetitia Pecci Blunt (1885–1971), scrittrice e poetessa anglo-italiana, nota per la sua produzione letteraria in lingua inglese e italiana e per i contatti con i circoli culturali internazionali del Novecento.[21]
Nel XXI secolo il patrimonio della famiglia ha assunto soprattutto un significato culturale. Il palazzo di Carpineto, restaurato e aperto al pubblico, è oggi sede di eventi e studi legati alla figura di Leone XIII.[22]
Personalità di spicco
[modifica | modifica wikitesto]- Antonio Pecci (XVI secolo), trasferitosi da Siena a Carpineto Romano, acquistò nel 1500 il Palazzo Pecci, segnando l'inizio della linea laziale del casato.
- Pietro e Leonardo Pecci (XVI secolo), figli di Antonio, da cui si divisero i due rami principali della famiglia: quello di Pietro, che dette giuristi e funzionari curiali, e quello di Leonardo, da cui discese il ramo che condusse a Leone XIII e al cardinale Giuseppe.
- Francesco Pecci (XVIII secolo), canonico a Roma e consultore di congregazioni pontificie.
- Carlo Pecci (XVIII secolo), monsignore, membro della Congregazione del Buon Governo nello Stato Pontificio.
- Michele Pecci (XVIII secolo), avvocato concistoriale, impegnato nella difesa delle cause di chiese e monasteri davanti alla Sacra Rota.
- Giuseppe Pecci (1807-1890) (1807–1890), cardinale gesuita, teologo tomista, fratello di Leone XIII e ultimo cardinal nipote della storia della Chiesa cattolica.
- Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1810–1903), pontefice dal 1878 al 1903, autore della Rerum novarum e promotore della moderna Dottrina sociale della Chiesa.
- Giovanni Battista Pecci (XIX secolo), fratello di Leone XIII, capostipite della linea comitale, confermata con breve del 1880 e trasmissibile ai discendenti primogeniti maschi.
- Camillo Pecci (1855–1920), conte e militare italiano, comandante della Guardia Palatina d'Onore, rappresentò la continuità del casato nel quadro militare e nobiliare romano tra XIX e XX secolo.
- Anna Laetitia Pecci Blunt (1885–1971), scrittrice e poetessa anglo-italiana, conosciuta per la sua produzione letteraria in lingua inglese e italiana e per i rapporti con i circoli culturali europei del Novecento.[21]
- Stanislao Pecci (1891–1977), conte, discendente della linea comitale, insignito dei titoli di nobile romano e nobile di Anagni, pronipote di Leone XIII.[20]
Palazzi, ville e hôtel
[modifica | modifica wikitesto]| Immagine | Struttura | Località | Costruzione | Appaltatore | Note |
| Palazzo Pecci | Carpineto Romano, Lazio | XVI secolo | Antonio Pecci | Questo Palazzo, proprietà della famiglia Pecci dal Cinquecento, è stato la casa natale di papa Leone XIII | |
| Palazzo Pecci | Maenza, Lazio | XIX secolo | Gioacchino Pecci | Oggi ospita alcuni uffici del Comune | |
| Palazzo Pecci-Blunt | Roma, Lazio | XVI secolo | Paluzzi degli Albertoni | Conosciuto come Palazzo Fani Pecci Blunt o Palazzo Fani Ruspoli Pecci Blunt o palazzo Malatesta[23], è un edificio manierista che si trova a Roma, all'angolo tra piazza d'Aracoeli e via della Tribuna di Tor de' Specchi, nel rione Campitelli; accanto c'è palazzo Massimo di Rignano. | |
| Villa Reale di Marlia | Marlia, Toscana | Il complesso architettonico, denominato reale per essere stato proprietà di Elisa Bonaparte Baciocchi, tra gli altri, fu acquistato da Anna Laetitia Pecci nel 1923 | |||
| Hôtel de Pecci-Blunt | Parigi | 1768 | Dominique-Joseph de Cassini | Si tratta di un hôtel particulier di Parigi, ora proprietà dello Stato francese |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ G.B. di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, vol. 2, Pisa, 1888, pp. 300-301.
- ↑ Vincenzo Giacchino Pecci (1810–1903) fu pontefice della Chiesa cattolica, con il nome di Leone XIII, dal 1878 alla morte.
- ↑ Amayden, p. 92.
- ↑ G. Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Venezia, 1864, vol. XV, pp. 220-222.
- ↑ A. Lisini – F. Iacometti, Le costituzioni della Repubblica di Siena, Siena, 1903, vol. I, p. 312.
- 1 2 Archivio di Stato di Roma, Atti notarili, rogito del 29 agosto 1500, notaio Antonio de Massari.
- ↑ G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, 1840, vol. LVI, p. 74.
- ↑ G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, 1840, vol. LVI, p. 75.
- ↑ Archivio Segreto Vaticano, Acta Cameralia, vol. 1634, ff. 89r-90v.
- ↑ M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma, 1891, p. 502.
- ↑ F. Petrucci, La nobiltà romana tra Seicento e Settecento, Roma, Bulzoni, 1998, pp. 190-191.
- ↑ Archivio di Stato di Roma, Atti del Tribunale della Sacra Rota, vol. 1728, ff. 211r-213v.
- ↑ Archivio di Stato di Roma, serie Atti notarili e capitolari, XVIII secolo.
- ↑ F. Amayden, La storia delle famiglie romane, Roma, 1914, p. 93.
- ↑ AA.VV., I luoghi di Leone XIII, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2003, p. 15.
- ↑ L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, Roma, Desclée, 1932, vol. XV, pp. 212-219.
- ↑ Stefano Trinchese, Leone XIII e la modernità, Bologna, Il Mulino, 2010, pp. 57-65.
- ↑ Giovanni Sale, Leone XIII. Papa della modernità, Milano, Jaca Book, 2006, pp. 88-94.
- ↑ AA.VV., I luoghi di Leone XIII, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2003, pp. 47-52.
- 1 2 Annuario della Nobiltà Italiana, XXXI edizione, Teglio, 2010.
- 1 2 Enciclopedia Treccani, voce Anna Laetitia Pecci Blunt.
- ↑ Fondazione Leone XIII, Guida al Palazzo Pecci, Roma, 2015.
- ↑ InfoRoma, su info.roma.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA. VV., I luoghi di Leone XIII. Palazzo Pecci a Carpineto, Roma, Provincia di Roma e Comune di Carpineto Romano, 1991.
- AA. VV., Lazio, Milano, Touring Club Italiano, 1981.
- Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, Bologna, Forni, 1967.
- Franca Fedeli Bernardini (a cura di), Carpineto. La Reggia dei Volsci, Roma, Bonsignori, 2006.
- Ulisse Diligenti, Storia delle famiglie illustri italiane, Firenze, Diligenti, 1880.
- P. O. Moretti Taeti, Aneddoti della vita di S. S. Leone XIII, Roma, Casa Editrice della Rassegna Nazionale, 1904.
- Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Roma, Newton & Compton, 2010.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Casato dei Pecci
