Palazzo Ramirez de Montalvo

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Palazzo Ramirez de Montalvo
Palazzo Ramirez da Montalvo.JPG
Palazzo Ramirez da Montalvo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàFirenze
IndirizzoBorgo Albizi 26
Coordinate43°46′17.63″N 11°15′32.46″E / 43.771564°N 11.259017°E43.771564; 11.259017Coordinate: 43°46′17.63″N 11°15′32.46″E / 43.771564°N 11.259017°E43.771564; 11.259017
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Realizzazione
ArchitettoBartolomeo Ammannati
Proprietario storicoAntonio Ramirez di Montalvo

Palazzo Ramirez de Montalvo è un palazzo storico che si trova a Firenze in Borgo Albizi 26. Deve il suo nome al fatto di essere stato la residenza della famiglia Ramirez de Montalvo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Ramirez di Montalvo, di origine spagnola, era il primo cameriere della corte del Granduca Cosimo I de' Medici, arrivato a Firenze seguendo la sua precedente padrona, la nobildonna Eleonora di Toledo che aveva sposato Cosimo I nel 1539. Il suo servizio a corte fu senz'altro quello maggiormente premiato dal Granduca, che gli fece dono di una casa torre in questo sito appartenuta alla famiglia Bonafede, alla quale il Ramirez poté presto aggiungere due altre case attigue da lui acquistate dai Pazzi e degli Adimari e un terreno lungo la strada.

Fu così che nel 1568 il Granduca gli fornì il suo architetto di corte Bartolomeo Ammannati, materiali pregiati (come i legni per il tetto e per gli infissi) e anche un consistente aiuto in denaro per la realizzazione di un nuovo palazzo che sorgesse al posto delle case acquistate.

Per la facciata vennero disegnati dei magnifici graffiti, progettati da un altro artista di corte, Giorgio Vasari, su indicazioni iconografiche di Vincenzo Borghini. Pare che alla realizzazione partecipò anche il giovane Bernardino Poccetti, poi richiestissimo affrescatore per numerosi edifici fiorentini. Il tema dei graffiti è la celebrazione della vita del proprietario, che con le sue imprese reca omaggio al Granduca. Lo stemma dei Medici campeggia infatti sulla facciata in ringraziamento all'artefice della fortuna del proprietario.

Il palazzo rimase di proprietà dei Ramirez de Montalvo per circa tre secoli. Vi abitò anche la venerabile Eleonora Ramirez de Montalvo, fondatrice nel 1650 delle Suore Minime Ancelle della Santissima Trinità (dette "montalve"), con sede presso l'Istituto della Quiete.

Nel 1645 venne affittato una prima volta a Mons. Annibale Bentivoglio, nunzio apostolico, e a metà del Settecento una seconda volta al barone Filippo de Stoch, appassionato nello studio e il collezionismo dell'arte antica che esercitava nel palazzo anche l'attività di spia per conto del governo inglese. In quel periodo vi dimorò Johann Joachim Winckelmann, il famoso archeologo tedesco che conobbe a Firenze l'erudito Angelo Maria Bandini, con il quale ebbe una corrispondenza epistolare piuttosto burrascosa.

L'ultima discendente della famiglia Montalvo fu la marchesa Giulia, che lasciò il palazzo ai due figli Francesco e Ferdinando Matteucci. Nell'Ottocento fu venduto a una società immobiliare che lo divise in appartamenti, apportando numerose trasformazioni.

Oggi il primo piano ospita la Casa d'Aste Pandolfini, fondata nel 1924, ed è talvolta usato come sede di mostre e convegni.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma sulla cancellata

Il palazzo fu edificato in modo da avere al centro lo slargo di via de' Giraldi, per poter usufruire della molta luce data dalla mancanza di edifici di fronte.

La facciata su Borgo Albizi è improntata a un solenne sfarzo. Il portale è sfasato a sinistra e a fianco si aprono due finestre inginocchiate alternate a due rettangolari. Ai piani superiori due file di cinque finestre allineate su cornici marcapiano sono caratterizzate dalle architravi sporgenti e da cornici in pietra sporgenti con la disposizioni dei giunti in maniera pressoché radiale. Lo stemma dei Ramirez de Montalvo si trova nel timpano del portale, mentre al centro della facciata campeggia lo stemma Medici. L'elemento peculiare della facciata sono comunque i graffiti che coprono la superficie con disegni a monocromo. A differenza di altri palazzi non hanno subito ridipinture recenti, per cui appaiono oggi piuttosto lacunosi.

Dall'androne, che presenta una bella cancellata in ferro battuto coronato dallo stemma familiare, si accede al cortile centrale, che non è particolarmente grande ed ha una pianta rettangolare con arcate sul lato opposto all'ingresso. Vi si trova una copia della famosa statua del Mercurio di Giambologna. Da qui uno scalone consuce ai piani superiori.

Le sale al piano nobile sono le più pregevoli e le meglio conservate del palazzo originario. Il salone principale ha un interessante soffitti a cassettoni e un camino in pietra eseguito da Alfonso Parigi il Vecchio su disegno dell'Ammannati: in alto presenta un'iscrizione e un busto del cortigiano spagnolo che fece costruire il palazzo.

In alcune sale vicine si trovano affreschi in stile neoclassico del pratese Luigi Catani, chiamato a decorare il palazzo da Lorenzo Maria de Montalvo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Di fronte al palazzo, sull'angolo di via dei Giraldi, che va da via Ghibellina a Borgo Albizi, c'è un tabernacolo con un pregevole affresco trecentesco (Madonna col Bambino Gesù e diversi Santi) attribuito a Taddeo Gaddi, uno dei migliori seguaci di Giotto.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guida d'Italia, Firenze e provincia, Edizione del Touring Club Italiano, Milano, 2007
  • Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, I Palazzi parte seconda. Arte e storia degli edifici civili di Firenze, Alinea, Firenze 2004.
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995 ISBN 887166230X
  • Angelo de Scisciolo, Antonio Ramirez de Montalvo: uno spagnolo alla corte di Cosimo I de' Medici, "Ricerche Storiche" Anno XXXVI n.2, maggio-agosto 2006.
  • Claudio Paolini, Borgo degli Albizi, case e palazzi di una strada fiorentina, Edizioni Polistampa, Firenze 2008. ISBN 978-88-596-0411-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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