Carlo Edoardo Stuart

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Carlo Edoardo
Carlo III
Lost Portrait of Charles Edward Stuart.jpg
Carlo Edoardo Stuart ritratto da Allan Ramsay
Pretendente Giacobita
In carica 1º gennaio 1766 – 31 gennaio 1788
Predecessore Giacomo III e VIII
Successore Enrico IX e I
Nome completo Charles Edward Louis John Casimir Silvester Severino Maria Stuart[1]
Trattamento Altezza Reale
Nascita Palazzo Muti, Roma, Stato della Chiesa, 31 dicembre 1720
Morte Palazzo Muti, Roma, Stato della Chiesa, 31 gennaio 1788
Luogo di sepoltura Basilica di San Pietro, Città del Vaticano
Casa reale Stuart
Padre Giacomo III
Madre Maria Clementina Sobieska
Consorte Luisa di Stolberg-Gedern
Figli Charlotte Stuart, duchessa di Albany (illegittima)
Religione Cattolicesimo

Carlo Edoardo Luigi Giovanni Casimiro Silvestro Maria Stuart, detto anche Giovane Pretendente o Bonnie Prince Charlie[2] (Roma, 31 dicembre 1720Roma, 31 gennaio 1788), fu il secondo pretendente giacobita ai troni di Inghilterra, Scozia, Francia e Irlanda (come Carlo III) dalla morte di suo padre nel 1766. Questa pretesa era in quanto figlio maggiore di Giacomo Francesco Edoardo Stuart, egli stesso figlio di Giacomo II e VII. Carlo Edoardo è forse meglio noto come l'istigatore dell'infruttuosa insurrezione giacobita del 1745, in cui egli guidò un'insurrezione per ristabilire la sua famiglia sul trono di Gran Bretagna, che terminò con la sconfitta nella battaglia di Culloden che di fatto concluse la causa giacobita. I giacobiti sostenevano le rivendicazione degli Stuart dovute alla speranza per i cattolici della tolleranza religiosa e la fede nel diritto divino dei re. La fuga di Carlo dalla Scozia dopo la rivolta lo ha reso una figura romantica di fallimento eroico in alcune rappresentazioni successive.[3] Nel 1759 fu coinvolto in un piano gufesco per invadere la Gran Bretagna che fu abbandonato dopo le vittorie navali britanniche.[4].

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Edoardo nacque a Palazzo Muti a Roma il 31 dicembre 1720,[5] dove a suo padre era stato data una residenza da Papa Clemente XI. Trascorse quasi tutta la sua infanzia a Roma e Bologna. Era figlio dell'Old Pretender, principe Giacomo, figlio dell'esiliato re Stuart, Giacomo II e VII e di sua moglie Maria Clementina Sobieska e bisnipote di Giovanni III di Polonia, più celebre per la vittoria sui Turchi Ottomani nella battaglia di Vienna del 1683.

La sua infanzia a Roma fu quella di un privilegiato, venendo allevato in una amorevole ma controversa famiglia cattolica. Essendo, nella loro opinione, gli ultimi eredi legittimi del casato degli Stuart, la sua famiglia visse credendo orgogliosamente nel diritto divino dei re. Riconquistare i troni di Inghilterra e Scozia per gli Stuart era un tema costante della conversazione in casa, riflessa principalmente negli stati d'animo spesso cupi e combattivi di suo padre.[6]

Suo nonno, Giacomo II d'Inghilterra e VII di Scozia, aveva governato il paese dal 1685 al 1688[5] e fu deposto quando il Parlamento invitò il protestante olandese, Guglielmo III d'Orange e sua moglie la principessa Maria (la maggiore dei figli di re Giacomo) a rimpiazzarlo, nella rivoluzione del 1688. Molti protestanti, tra cui un certo numero di parlamentari di spicco, erano preoccupati che re Giacomo mirasse a portare l'Inghilterra all'ovile cattolico. Dal momento che l'esilio di Giacomo, la "causa giacobita" aveva cercato di restituire agli Stuart il trono di Inghilterra e Scozia, dal 1707 unite come Gran Bretagna. Carlo Edoardo doveva svolgere un ruolo importante nel perseguimento di questo obiettivo finale.

Nel 1734, Carlo Edoardo osservò l'assedio di Gaeta francese e spagnolo, la sua prima esposizione all'arte della guerra. Suo padre tentò di ottenere il rinnovato sostegno del governo francese nel 1744; e Carlo Edoardo si recò in Francia con l'unico scopo di comandare un esercito francese, che avrebbe condotto in una invasione dell'Inghilterra. L'invasione non si materializzò mai, perché la flotta di invasione fu dispersa da una tempesta. Quando la flotta si riunì, la flotta britannica resasi conto della deviazione che li aveva ingannati, riprese la sua posizione nella Manica.[7] Imperterrito, Carlo Edoardo era determinato a portare avanti il suo tentativo per il restauro degli Stuart.

Il "Quarantacinque"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: insurrezione giacobita del 1745.
Rappresentazione della bandiera giacobita del 1745.

Nel dicembre 1743, suo padre nominò Carlo Edoardo principe reggente, dandogli l'autorità di agire in suo nome. Diciotto mesi dopo, guidò una ribellione di appoggio francese destinata a mettere suo padre sui troni di Inghilterra e Scozia. Carlo Edoardo raccolse fondi per equipaggiare due navi: la Elisabeth, una vecchia nave da guerra con 66 cannoni, e la Doutelle (le Du Teillay) una piccola fregata di 16 cannoni, che lo sbarcò con successo, insieme a sette compagni a Eriskay il 23 luglio 1745. Carlo Edoardo aveva sperato nel sostegno di una flotta francese, che fu però gravemente danneggiata da tempeste, e così rimase a cercare di raccogliere un esercito in Scozia.

Carlo Edoardo ritratto da William Mosman

La causa giacobita era ancora sostenuta da molti clan delle Highlands, sia cattolici che protestanti. Carlo Edoardo sperava in un caloroso benvenuto da questi clan per avviare una rivolta dei giacobiti attraverso tutta la Gran Bretagna. Carlo Edoardo sollevò il vessillo di suo padre a Glenfinnan e raccolse una forza sufficiente per permettergli di marciare su Edimburgo. La città, sotto il controllo del Lord Provost Archibald Stewart, si arrese velocemente. Mentre si trovava ad Edimburgo un ritratto di Carlo Edoardo fu dipinto dall'artista Allan Ramsay,[8] che sopravvive nella collezione del conte di Wemyss a Gosford House.

Il 21 settembre 1745, sconfisse l'unico esercito governativo in Scozia nella battaglia di Prestonpans. L'esercito governativo era guidato dal Generale Sir John Cope, e la loro difesa disastrosa contro i giacobiti è immortalata nella canzone Johnnie Cope. A novembre, Carlo Edoardo stava marciando verso sud alla testa di circa 6.000 uomini. Avendo preso Carlisle, l'esercito di Carlo Edoardo procedeva fino a Swarkestone Bridge nel Derbyshire. Qui, nonostante le obiezioni di Carlo Edoardo, la decisione fu presa dal suo consiglio per tornare in Scozia, a causa della mancanza di sostegno inglese e francese e di voci secondo cui si stavano raccogliendo numerose truppe governative. I giacobiti marciarono a nord ancora una volta, vincendo la battaglia di Falkirk Muir, ma in seguito furono inseguiti dal figlio di re Giorgio II, il duca di Cumberland, che li catturò nella battaglia di Culloden il 16 aprile 1746.

Battaglia di Culloden tra i giacobiti e le "Giubbe Rosse"

Ignorando i consigli del suo miglior comandante, Lord George Murray, Carlo Edoardo scelse di combattere su un terreno paludoso, aperto e pianeggiante, dove le sue forze sarebbero state esposte alla potenza di fuoco superiore dei governativi. Carlo Edoardo comandava il suo esercito da una posizione dietro le sue linee, dove non poteva vedere cosa stava succedendo. Sperando che l'esercito di Cumberland attaccasse per prima, dispose i suoi uomini in piedi davanti all'artiglieria hannoveriana. Accortosi dell'errore, ordinò subito un attacco, ma il messaggero fu ucciso prima che l'ordine potesse essere recapitato.

Vita successiva[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Edoardo in età matura
la moglie separata di Carlo Edoardo, Luisa di Stolberg-Gedern
Clementina Walkinshaw, amante di Carlo Edoardo dal 1752 fino al 1760, e madre di sua figlia Charlotte Stuart, duchessa di Albany
Charlotte Stuart, la figlia che Carlo Edoardo ha avuto da Clementina Walkinshaw. Ritratto di Hugh Douglas Hamilton, Scottish National Portrait Gallery
Marie-Victoire, "principessa de Rohan—" la nipote segreta di Carlo Edoardo, figlia maggiore di Charlotte Stuart

Mentre era nuovamente in Francia, Carlo Edoardo ebbe numerose relazioni sentimentali; una con sua cugina Marie Louise de La Tour d'Auvergne, moglie di Jules, principe di Guéméné, dalla quale nacque un figlio, Charles (1748–1749) dalla vita breve. Nel 1748 Carlo Edoardo fu espulso dalla Francia secondo i termini del trattato di Aix-la-Chapelle che portò alla fine della guerra tra Gran Bretagna e Francia.[9]

Carlo Edoardo visse diversi anni in esilio con la sua amante scozzese, Clementina Walkinshaw, che egli conobbe durante la ribellione del 1745. Nel 1753, la coppia ebbe una figlia, Charlotte. L'incapacità di Carlo Edoardo di far fronte al crollo della causa lo portò ad avere problemi con l'alcol, così madre e figlia lo abbandonarono con la connivenza di Giacomo. Charlotte avrebbe in seguito avuto un figlio da Ferdinand, un ecclesiastico membro della famiglia Rohan, chiamato Charles Edward Stuart, conte Roehenstart. Charlotte fu sospettata da molti dei sostenitori di Carlo Edoardo di essere una spia per conto del governo hannoveriano di Gran Bretagna.[10]

Dopo la sua sconfitta, Carlo Edoardo fece sapere ai rimanenti sostenitori della causa giacobita in Inghilterra che, accettando l'impossibilità di recuperare le corone inglese e scozzese, rimanendo un cattolico romano, egli era disposto a impegnarsi a regnare da protestante.[senza fonte].

Nel 1759, al culmine della Guerra dei sette anni, Carlo Edoardo fu convocato a Parigi per incontrare il ministro degli esteri francese, il Duca di Choiseul[11], ma non fece una buona impressione, risultando polemico ed idealista nelle sue aspettative. Choiseul, che stava pianificando una invasione su larga scala dell'Inghilterra coinvolgendo fino a 100.000 uomini[12] ai quali sperava di aggiungere un certo numero di giacobiti guidati da Carlo, restò impressionato così negativamente da Carlo che rinunciò all'idea di ottenere l'aiuto dei giacobiti.[13] L'invasione francese, che era l'ultima realistica occasione per Carlo di recuperare il trono inglese alla dinastia Stuart, fu definitivamente sventata dalle sconfitte navali di Quiberon Bay and Lagos.

Nel 1766, il padre di Carlo Edoardo morì. Papa Clemente XIII aveva riconosciuto Giacomo come re d'Inghilterra, Scozia, e Irlanda con il nome di "Giacomo III e VIII" ma non diede a Carlo lo stesso riconoscimento.

Stemma del Giovane Pretendente (Stemma dell'Inghilterra) a Palazzo di San Clemente, Firenze

Nel 1772 Carlo Edoardo sposò la principessa Luisa di Stolberg-Gedern. Vissero prima a Roma e nel 1774 si trasferirono a Firenze, dove nel 1777 acquistarono la residenza di Palazzo di San Clemente, chiamata nelle sue memorie Palazzo del Pretendente. A Firenze cominciò ad utilizzare il titolo di "conte di Albany" come pseudonimo. Questo titolo è spesso utilizzato nelle pubblicazioni europee; sua moglie Louise è quasi sempre chiamato "contessa d'Albany".

Nel 1780, Louise lasciò Carlo Edoardo. Ella affermò che Carlo Edoardo aveva fisicamente abusato di lei; questa affermazione è stata generalmente creduta vera dai contemporanei, anche se Louise era già coinvolta in una relazione adulterina con il poeta italiano, Vittorio Alfieri.[senza fonte]

Nel 1783, Carlo Edoardo firmò un atto di legittimazione per la figlia Charlotte. Carlo Edoardo diede anche a Charlotte il titolo di "duchessa di Albany" fra i pari di Scozia ed il trattamento di "altezza reale", ma questi onori non davano a Charlotte alcun diritto di successione al trono. Charlotte visse con il padre a Firenze e Roma per i successivi cinque anni.[senza fonte]

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Edoardo morì a Roma il 31 gennaio 1788, all'età di 68 anni, per ictus.[14] Fu sepolto prima nella Cattedrale di San Pietro a Frascati, dove suo fratello Enrico Benedetto Stuart era vescovo. Alla morte di Enrico nel 1807, i resti di Carlo Edoardo (eccetto il suo cuore) furono trasferiti nella cripta della Basilica di San Pietro in Vaticano dove furono sepolti accanto a quelle di suo fratello, suo padre e sua madre. Il cuore è rimasto nella cattedrale di Frascati, dove è contenuto in una piccola urna sotto il pavimento sotto un monumento.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (giacobita) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (giacobita)
Gran Maestro dell'Ordine del Cardo (giacobita) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Cardo (giacobita)

Citazioni letterarie[modifica | modifica wikitesto]

La lunga residenza italiana fu caratterizzata da una certa rilevanza sociale, se non politica, tanto da essere ricordato in almeno tre testi fondamentali di quel tardo XVIII secolo:

  • Del principe fra il 1777 e il 79 parla l'Alfieri nella celebre 'Vita scritta da esso', ove lo descrive come un irragionevole e sempre ubriaco padrone[15], ovvero querulo, sragionevole e sempre ebro marito[16], ma anche gli agi di cui abondava[17] e sposo sempre presente..., o al più standosi egli di continuo nella camera contigua[16]. Giudizi, questi, che scontavano la concorrenza dell'Alfieri per la bella contessa di Albany.
  • Ancora il Goethe nella sua ricca descrizione del carnevale romano del 1788, alla fine del suo 'Viaggio in Italia', ove ricorda come la grande Via del Corso fosse divisa in due corsie, una per senso di marcia, salvo un particolare privilegio: 'gli ambasciatori hanno il diritto di andare su e giù tra le due file; lo stesso privilegio era concesso al Pretendente, che dimorava a Roma sotto il nome di Duca di Albania[18]. Poco oltre, preda della schadenfreude, ricorda come, nel corso del Carnevale, il Principe si avvalesse del privilegio ogni giorno, con gran disagio del pubblico, per richiamare alla mente dell'antica Sovrana dei re, in quel periodo di marscherata universale, la commedia carnevalesca delle sue pretese regali[19].
  • Voltaire lo rappresenta fantasiosamente intento a cena con altri cinque re detronizzati durante il carnevale di Venezia, nel Candido; qua il principe si presenta come Carlo Edoardo, re d'Inghilterra.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Stuart Padre:
Giacomo Stuart
Nonno paterno:
Giacomo II d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Carlo I d'Inghilterra
Trisnonno paterno:
Giacomo I d'Inghilterra
Trisnonna paterna:
Anna di Danimarca
Bisnonna paterna:
Enrichetta Maria di Francia
Trisnonno paterno:
Enrico IV di Francia
Trisnonna paterna:
Maria de' Medici
Nonna paterna:
Maria di Modena
Bisnonno paterno:
Alfonso IV d'Este
Trisnonno paterno:
Francesco I d'Este
Trisnonna paterna:
Maria Farnese
Bisnonna paterna:
Laura Martinozzi
Trisnonno paterno:
Girolamo Martinozzi
Trisnonna paterna:
Laura Margherita Mazzarino
Madre:
Maria Clementina Sobieski
Nonno materno:
Giacomo Luigi Sobieski
Bisnonno materno:
Giovanni III di Polonia
Trisnonno materno:
Jakub Sobieski
Trisnonna materna:
Zofia Teofillia Daniłowicz
Bisnonna materna:
Maria Casimira de la Grange d'Arquien
Trisnonno materno:
Henri Albert de La Grange d'Arquien
Trisnonna materna:
Françoise de La Châtre
Nonna materna:
Edvige del Palatinato-Neuburg
Bisnonno materno:
Filippo Guglielmo del Palatinato
Trisnonno materno:
Volfango Guglielmo del Palatinato-Neuburg
Trisnonna materna:
Maddalena di Baviera
Bisnonna materna:
Elisabetta Amalia d'Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Giorgio II d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Sofia Eleonora di Sassonia

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Per molti anni del XVIII secolo, si pensò che il capo della Gran Loggia massonica cattolica di rito scozzese, rivale e antagonista della protestante Gran Loggia di Londra, fosse Carlo Edoardo nel tentativo di farne strumento politico per la riconquista del trono inglese[20].
    Queste teorie però, non approdarono mai a nessuna prova concreta. Inoltre, in segno di gratitudine verso la nazione ospitante, il sovrano diede la possibilità agli italiani di indossare il kilt con il tartan reale[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Additional Manuscripts, British Library, 30,090, quoted in Frank McLynn, Charles Edward Stuart: A Tragedy in Many Acts (London: Routledge, 1988), 8.
  2. ^ "il bel principe Carlo"
  3. ^ McLynn, Frank. Charles Edward Stuart: a tragedy in many acts
  4. ^ McLynn Charles Edward Stuart p.449-454
  5. ^ a b "Charles Edward Stuart 1720-1788", Foghlam Alba
  6. ^ Who was Bonnie Prince Charlie?, Essortment.com. URL consultato il 5 maggio 2010.
  7. ^ Longmate p.149
  8. ^ Lost Bonnie Prince Charlie portrait found in Scotland, in BBC News, 22 febbraio 2014. URL consultato il 23 febbraio 2014.
  9. ^ McLynn. The Jacobites p.35
  10. ^ McLynn (1759) p.78
  11. ^ McLynn (1759) p.82
  12. ^ McLynn (1759) p.81
  13. ^ McLynn (1759) p.84
  14. ^ Anonymous, Bonnie Prince Charlie, su HISTORY. URL consultato il 18 novembre 2015.
  15. ^ Alfieri, Vita scritta da esso, Epoca Quarta-VIII.
  16. ^ a b Alfieri, ibidem, Epoca Quarta-VII.
  17. ^ Alfieri, ibidem, Epoca Quarta-V.
  18. ^ Goethe, il carnevale romano, in 'Viaggio in Italia'.
  19. ^ Goethe, ibidem.
  20. ^ R. Marchetti, Vittorio Alfieri, fratel massone, Il Platano Anno VII, Asti 1982

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chidsey, Donald Barr. Bonnie Prince Charlie. London: Williams & Norgate, 1928.
  • Daiches, David. Charles Edward Stuart: The Life and Times of Bonnie Prince Charlie. London: Thames & Hudson, 1973.
  • Douglas, Hugh. Charles Edward Stuart. London: Hale, 1975.
  • Kybett, Susan M. Bonnie Prince Charlie: A Biography of Charles Edward Stuart. New York: Dodd, Mead, 1988.
  • McLynn, Frank. 1759: The Year Britain Became Master of the World. London: Pimlico, 2005
  • McLynn, Frank. Charles Edward Stuart: A Tragedy in Many Acts. London: Routledge, 1988.
  • McLynn, Frank. The Jacobites. London: Routledge & Kegan Paul, 1985.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Giacomo III 1766-1788
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