Mortano

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Mortano
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Forlì-Cesena-Stemma.png Forlì-Cesena
ComuneSanta Sofia (Italia)-Stemma.png Santa Sofia (Italia)
Territorio
Coordinate43°56′45″N 11°54′41″E / 43.945833°N 11.911389°E43.945833; 11.911389 (Mortano)Coordinate: 43°56′45″N 11°54′41″E / 43.945833°N 11.911389°E43.945833; 11.911389 (Mortano)
Altitudine265 m s.l.m.
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale47018
Prefisso0543
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantimortanesi
Patronosanta Lucia
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mortano
Mortano

Mortano (Murtān in dialetto romagnolo, Predium Mortani in latino) è un ex comune italiano soppresso nel 1923 ora sobborgo e località nel Comune di Santa Sofia nella provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Mortano, lo stesso luogo che era già stato prescelto dagli uomini dell'età della pietra, dai terramaricoli villanoviani (come è stato possibile constatare dal ritrovamento dei cosiddetti fondi di capanna), dagli Etruschi, dagli Umbri e, per un breve periodo, anche dai Galli, ebbe sicuramente le proprie origini almeno in epoca romana: la prova è fornita da un antico atto, conservato presso l'archivio comunale di Galeata, con cui gli abati di Sant'Ellero conferivano i loro feudi. Nel documento si legge infatti che un gruppo numeroso di essi veniva assegnato ad un unico signore, tra cui in particolare: i castelli di Pondo, Pratolino, Spinello e Collina, le ville di Suasia, Valansere e Sasseto ed infine il praedium Mortani, ovvero il podere di Mortano, nella pieve di San Pietro di Galeata. Nello stesso tempo ed allo stesso feudatario, il vescovo di Sarsina conferiva inoltre i castelli di Cigno, Pezzolo, Bucchio e Seguno.

Secondo il Mambrini il nome di Mortano sarebbe derivato direttamente da quello di un legionario romano al quale, al termine della propria carriera militare, fu assegnato l'appezzamento di terreno su cui in seguito sarebbe sorto il piccolo borgo romagnolo. Secondo il Polloni invece il toponimo deriverebbe dal termine latino myrtanum o murtanum, letteralmente piana di morta (mortella) o piana dei mirti (da intendersi forse più correttamente come piana dei mirtilli). Coerentemente con tale ipotesi, Mortano rappresenterebbe dunque un toponimo fitonimico, ancora una volta di chiara origine latina, derivante dalla parola myrtus o murtus (mirto).

Successivamente, in quello che ancora veniva ricordato come praedium Mortani e proprio nel luogo dove ora sorge il grandioso Palazzo Mortani, il governo di Roma decretò la realizzazione di una costruzione destinata ad ospitare il presidio della coorte romana (una guarnigione composta da seicento soldati, equivalente alla decima parte di una legione oppure a sei centurie) posta a guardia della valle del fiume Viti (o Bidente) e della strada che la solcava.

Il 31 marzo 1353, in seguito alla ratifica della pace di Sarzana tra i Visconti di Milano e la Signoria di Firenze, Ranieri II (Neri) della Faggiola, figlio del grande capitano di ventura ed uomo politico di fede ghibellina Uguccione della Faggiola, ebbe il possesso di ben settantuno tra castelli e località compresi nei territori a cavallo tra la Massa Trabaria, il Montefeltro e l'alta Romagna. Tra questi, oltre alla vicina città di Sarsina, è assai probabile vi fosse anche l'antico castrum Mortani, edificato già in epoca romana all'interno del cosiddetto praedium Mortani. Secondo Faranda, il castello di Mortano fu possesso di Uguccione della Faggiuola già a partire dall'anno 1293. Negli Annali Camaldolesi viene infatti riportata l'importante notizia che i discendenti di Uguccione della Faggiola, in particolare Francesco II ed il di lui figlio Ranieri III (Neri), scaduti dall'alto grado cui era salito il grande loro antenato, ed esigliati da Arezzo, si ridussero ad abitare in Castrum de Mortani (Amati), ovvero tra le mura dell'odierno Palazzo Mortani, edificato sui resti dell'antico castello medievale (ma di lontane origini romane), all'epoca ancora di loro proprietà. E'assai probabile che gli eredi del grande capitano ghibellino avessero preso dimora nel borgo di Mortano sullo scorcio del 1362 (mentre gli annalisti di Camaldoli riferiscono attorno all'anno 1400), nel tentativo di sfuggire alla rappresaglia scatenata dall'Albornoz contro la famiglia faggiolana.

Verso la fine del XIV secolo il paese costituiva parte del cosiddetto Stato di Pondo, di cui erano feudatari in quel tempo gli Ubertini della Carda e di Apozzo, poi detti di Chitignano, nell'Ubertinate. Stando a quanto riportato negli Annali Camaldolesi, fu nel 1364 che alcuni membri di questa famiglia divennero Signori di Pondo, uno dei castelli più forti esistenti nella vallata del Bidente. È possibile che quello di Mortano e gli altri castelli facenti parte del cosiddetto Stato di Pondo passassero dalle mani degli Ubertini a quelle dei Malatesta nel XV secolo, quando Jacopo Salviati, capitano delle milizie della Repubblica fiorentina, nel maggio del 1404 assediò Civitella e distrusse per rappresaglia il castello di Pondo ed altri appartenenti agli Ubertini, famiglia di fede ghibellina. Il Salviati, come narra Scipione Ammirato, mosse il proprio esercito al di là dell'Appennino, forte di 2 000 fanti e 600 cavalieri, per vendetta contro Andreino Ubertini. Questi infatti, avendo in custodia il castello di Montegranelli (presso San Piero in Bagno) dal conte Antonio Guidi, consegnò il feudo al conte Riccardo Guidi di Bagno, nemico del conte Antonio (nonostante la parentela) e della Repubblica di Firenze, ove lo stesso Antonio, nell'anno 1400, era stato capitano del popolo. Tra l'altro, in una pergamena datata 1496, conservata presso il sacro Eremo di Camaldoli, viene ricordato un Lamberto Malatesta conte di Pondo, a conferma di come, sul finire del XV secolo, lo Stato di Pondo fosse già stabilmente in mano ai Malatesta di Sogliano e di Giaggiolo. Secondo altre fonti, invece, i Malatesta subentrarono agli Ubertini nel possesso di tali feudi tra la metà del XV secolo e l'inizio del XVI, in seguito al matrimonio di Antonia, figlia di Androino degli Ubertini, con un membro della illustre famiglia di origine riminese, forse Ramberto IV dei Malatesta di Sogliano.

Intanto, presumibilmente tra il XVI ed il XVII secolo, l'antico castrum Mortani venne riadattato a palazzo gentilizio della famiglia Mortani da Mortano, ad opera di Jacopo (o Giacomo) Mortani e del figlio Giovanni Battista, subendo in alcune parti delle radicali modifiche. Le potenti ed oscure mura del fortilizio lasciarono spazio a delle ampie e luminose stanze dotate di caminetti, su ognuno dei quali venne scolpito, per mano di abili artigiani, lo stemma araldico della nobile famiglia tosco – romagnola, composto in origine dalle tre rosette e dalla croce templare. Sul retro della dimora, l'antica Piazza d'armi romana venne trasformato in un semplice parco, protetto ancora dalle alte mura di sasso spungone (o spungòn in dialetto romagnolo). Nello stesso periodo Giovanni Battista Mortani (1543 – 1602) fece erigere, in adiacenza al palazzo, un oratorio dedicato a Sant'Apollinare e dipendente dall'abbazia dell'Isola, di cui oggi non rimane traccia.

Dalla visita pastorale del 1595 di Monsignor Peruzzi, vescovo di Sarsina e vicario generale del cardinale Domenico della Rovere, è possibile conoscere che a Mortano, in quello stesso anno, risiedevano dalle otto alle dieci famiglie, dipendenti amministrativamente dal commissariato di Pondo ma dal punto di vista ecclesiastico facenti parte della parrocchia di Santa Lucia a Santa Sofia. Dallo stesso documento si ha anche notizia dell'esistenza di un oratorio intitolato a San Francesco d'Assisi, di proprietà Mortani, unito al palazzo della nobile famiglia mortanese ma in territorio del Granducato di Toscana. L'oratorio rovinò una prima volta nel terremoto del 1661 per essere ricostruito nel 1677 dal nobile signore Lodovico I Mortani (1647 – 1734). Quasi distrutto una seconda volta dal sisma del 1768, venne riedificato ad opera del nobile Tommaso II Mortani nel 1784. L'oratorio rovinò nuovamente per i terremoti degli anni 1918 e 1919: in seguito all'avvenimento, nel 1926, settecentesimo anno della morte di San Francesco d'Assisi, l'edificio di culto venne ricostruito dalle fondamenta, in stile neogotico fiorentino. Nell'anno 1512 Sebastiano Fabbri, vescovo ed abate di Sant'Ellero, per mano di ser Simone da Prato, rettore della chiesa di Meleto della curia di Pondo, nella sua funzione di notaio pubblico, con atto rogato presso il Borgo della Croce della chiesa di Sogliano al Rubicone, rinnovò l'enfiteusi dei feudi di Mortano, Pondo, Spinello, Pratalino, Valansere ed altri possedimenti al conte Ramberto Malatesta. Questi stessi feudi, nei vari atti notarili che ogni ventinove anni venivano rogati al fine di rinnovarne la concessione, si ritrovano negli anni seguenti, con l'aggiunta di Collina, Sasseto, Suasia (appartenenti all'abbazia di Sant'Ellero), Seguno, Cigno, Pozzolo, Bucchio (questi ultimi nella diocesi di Sarsina). Il 22 giugno 1601, i feudi sopraelencati, compreso quello di Mortano, furono venduti, per concessione del papa Clemente VIII (l'iniziatore delle fortune della famiglia romana degli Aldobrandini) e con il consenso dell'abate cardinale Antonio Maria Salviati, dal marchese Carlo Felice Malatesta, anche per conto dei conti Sigismondo, Ramberto e Sempronio Malatesta, a Giovanni Francesco (detto anche Gianfrancesco) Aldobrandini, marito di Olimpia Aldobrandini (1567 – 1637) principessa di Rossano, per la somma di 13 000 scudi, di dieci giulì ciascuno. In conseguenza di tale accordo, l'abbazia di Sant'Ellero avrebbe continuato a percepire un canone annuo di una libbra di cera lavorata, sei soldi e sei denari, come avveniva in precedenza al tempo dei Malatesta. Alla sua morte, Gianfrancesco Aldobrandini (1545 – 1601) lasciò in eredità i suoi feudi ai figli Silvestro (1590 – 1612), Ippolito (1592 – 1638) e Giorgio (1591 – 1637), quest'ultimo padre di Olimpia, nata nel 1623 ed unitasi in matrimonio al principe Paolo Borghese nel 1638. In qualità di tutrice dei figli, Olimpia Aldobrandini prese possesso dello Stato di Pondo in data 11 luglio 1603.

Nel XVII secolo, a Mortano sorse un'altra piccola chiesa, destinata ad ospitare una reliquia di San Filippo Neri (Firenze, 1515 – Roma, 1595), e per questo dedicata allo stesso santo. L'edificio di culto venne visitato forse per la prima volta nel 1681, mentre nel 1746 venne concesso, con il terreno su cui sorge, in enfiteusi dall'abate cardinale De Rossi a Don Giovanni Carlo Venturini, con l'obbligo di mantenerla. Sulla facciata della chiesetta, ubicata all'angolo della odierna Piazza Eugenio Curiel, è possibile osservare un bello stemma in marmo, sormontato da una corona comitale, appartenente alla famiglia Mortani. La chiesa era stata fabbricata grazie ai 1 500 scudi che una donna, a Roma, aveva consegnato a tale Don Lodovico Santolini, suo confessore, con l'obbligo di costruire un pozzo o una fontana a beneficio dei viandanti, ed un luogo di culto. La chiesa di San Filippo, dopo la soppressione del nullius di Sant'Ellero (1785), venne aggregata alla diocesi di Bertinoro.

In conseguenza del rovinoso terremoto avvenuto alle ore 19 del 22 marzo 1661, la rocca di Pondo venne danneggiata gravemente, tanto che i governatori locali, ivi preposti con il titolo di Auditori dagli Aldobrandini prima e dai Pamphilj poi, furono costretti a trasferirsi nel palazzo abitabile attiguo all'antico castrum Pondi. Tuttavia fu solo in seguito al sisma del 1768 che gli amministratori del feudo scesero a Mortano, presso il palazzo gentilizio di proprietà dei Mortani. In questa occasione si decretò anche la modifica, tramite partizione, dello stemma dello Stato di Pondo, con l'aggiunta dell'emblema nobiliare della storica famiglia mortanese.

In seguito al matrimonio celebrato nel 1647 tra il cardinale Camillo Pamphilj (1622 – 1666), principe di Valmontone ed Olimpia Aldobrandini (1623 – 1681), principessa di Meldola, Sarsina e Rossano, vedova del principe Paolo Borghese (1622 – 1646), tali beni passarono ai Pamphilj di Roma, feudatari di Meldola, Sarsina e altri luoghi nei dintorni. Tuttavia, morto senza eredi Girolamo Pamphilj Aldobrandini (1678 – 1760), principe di San Martino al Cimino, Valmontone, Meldola e Sarsina e nipote di Donna Olimpia, gli stessi feudi, nel 1760, tornarono sotto il dominio diretto dell'abbazia di Sant'Ellero, dove a quel tempo era abate il cardinale Filippo Acciaioli e vicario generale Michele Filippo Personali. Il 20 dicembre 1760, Mortano e gli altri feudi dello Stato di Pondo tornarono dunque sotto il diretto controllo della Chiesa di Roma. Già nel 1763, precisamente il 27 dicembre, per volere di papa Clemente XIII gli stessi luoghi furono dati di nuovo in enfiteusi a Giovanni Andrea IV Pamphilj Doria Landi (1653 – 1737), principe di Melfi, di Val di Taro e di Meldola: ciò fu possibile grazie alla parentela acquisita con il matrimonio, celebrato nel 1671, tra i suoi avi, il settimo principe di Melfi Giovanni Andrea III Doria Landi (1653 – 1737) ed Anna Pamphilj (1652 – 1728), figlia di Camillo e di Olimpia Aldobrandini.

Nel 1797, con l'arrivo in Italia dei francesi cessò per sempre ogni giurisdizione feudale, lasciando alla nobile casata dei Pamphilj unicamente il titolo degli antichi possessi e determinando la nascita della comunità di Pondo o di Mortano di Pondo. Infatti, secondo l'Articolo 187 della Costituzione Cisalpina, emanata da Napoleone nello stesso anno, ciascun comune con popolazione inferiore ai tremila abitanti dovette provvedere alla nomina di un agente comunale e di un aggiunto; la riunione degli agenti municipali di ciascun comune avrebbe costituito una Municipalità. Nei comuni caratterizzati da una popolazione superiore alla soglia dei tremila abitanti, invece, si sarebbero dovute costituire delle amministrazioni municipali, composte da un numero variabile di ufficiali municipali. La comunità di Mortano di Pondo venne inserita pertanto nel distretto facente capo alla Municipalità di Bertinoro, assieme ai centri di Teodorano, Civitella, Forlimpopoli, Polenta, Tessello, Logarano, Bunalda e Cusercoli, S. Paolo in Aquiliano e Gualdo, Molin Vecchio, Giaggiolo, Valdinoce, Casalbono, Bagnolo di Teodorano, Monte Vescovo, Mustiolo e Montevecchio, Castel Nuovo, Civorio, Colinello. Nel 1815, in seguito allo svolgimento del Congresso di Vienna, in tutti gli stati italiani avvenne il ritorno degli antichi sovrani, e buona parte di essi liquidarono gran parte dell'eredità riformista bonapartista riportando in vigore gli ordinamenti prerivoluzionari. Per quanto riguarda la Romagna pontificia, dal luglio 1815 Forlì, e dunque anche Mortano, tornarono a far parte dello Stato della Chiesa, per rimanervi sino al 1859, anno dell'annessione della Romagna al Regno d'Italia. Nel Granducato di Toscana, Santa Sofia compresa, venne invece ripristinato il governo di Ferdinando III di Lorena (1769 – 1824) dal settembre 1814, dopo un esilio forzato a Vienna durato dal marzo del 1799.

Nell'anno 1828 il borgo di Mortano ereditò da Pondo il titolo di comunità: fu così che nacque ufficialmente il Comune di Mortano o di Mortano di Pondo, la cui sede, ubicata in Via San Piero (nell'attuale Piazza Curiel, lungo la direttrice che da Piazza Mortani conduce a Spinello), rimase la stessa già utilizzata dagli amministratori locali a partire dal 1768. Il piccolo paese, posto a cavallo del confine tra Romagna toscana e Romagna pontificia, contava all'epoca una popolazione composta da un centinaio di abitanti, mentre la sua comunità raccoglieva complessivamente 1030 anime, come si legge nell’Indice alfabetico di tutti i Comuni e appodiati, frazioni ed annessi dello Stato Pontificio (Roma, 1828). Nello stesso documento, Mortano veniva descritto come una Podesteria soggetta al Governo di Civitella, Distretto e Legazione di Forlì, Diocesi di Bertinoro. Il Governo (o Mandamento) di Civitella esercitò la propria giurisdizione sui tre comuni romagnoli di Civitella, Mortano, e Predappio fino al 1893, quando venne decretata la fusione di tale mandamento con quello avente capoluogo Meldola. Quest'ultima si ritroverà così ad amministrare un vasto territorio costituito da sei comuni: Civitella, Fiumana, Meldola, Mortano, Predappio e Teodorano (la cui comunità venne soppressa ed aggregata a quella di Meldola nel 1925).

Il borgo di Mortano era dunque assai piccolo ma più importante di quello che poteva apparire, in virtù di un territorio comunale relativamente vasto (53,20 km², ovvero più della metà dell'attuale superficie del Comune di Firenze e pari circa all'estensione della Repubblica di San Marino) e della grande mole di affari mossa dal commercio e dall'artigianato. Il mercato del giovedì e le fiere di merci e di bestiame che si tenevano nei giorni 17 giugno (San Ranieri), 4 ottobre (San Francesco) e 13 dicembre (Santa Lucia) erano inoltre assai frequentati, essendo la zona di Mortano e Santa Sofia un punto di incontro naturale tra i contadi di Galeata, Bagno e Premilcuore. Il territorio mortanese, essendo prevalentemente montuoso, era caratterizzato in quel periodo dall'abbondanza dei pascoli e dei castagneti ma anche dalla scarsezza della coltivazione di cereali. Il Comune di Mortano comprese, fino alla sua soppressione, ben undici casali, tra cui si contavano le seguenti frazioni: Bucchio, Buggiana, Cigno, Collina di Pondo, Crocedevoli (solo in parte), San Giacomo di Meleto, Saviana (o Savigliana), Seguno e Spinello (quest'ultimo definito come appodiato).

Nelle adunanze del Consiglio comunale di Mortano svoltesi nei giorni 1 e 7 luglio 1920 i rappresentanti delle frazioni più eccentriche riuscirono infatti a far approvare all'assemblea il trasferimento della sede municipale a Spinello. Questa località era stata ritenuta più adatta ad ospitare gli uffici dell'amministrazione civica mortanese in quanto meno distante da Bucchio, Seguno e Cigno, mentre per Buggiana e Collina la distanza restava invariata, pur con il vantaggio di essere collegate al neocapoluogo da strade meno tortuose ed in condizioni migliori. Solo gli abitanti di San Giacomo di Meleto, frazione limitrofa a Mortano, con il trasferimento della residenza municipale si sarebbero trovati in condizioni più avverse. Ma con l'avvento del fascismo e l'aggregazione del Circondario di Rocca San Casciano alla Provincia di Forlì, la prospettiva di una fusione tra i due comuni di Mortano e Santa Sofia divenne un'eventualità ben possibile e concreta, tanto più che il capo del governo Benito Mussolini, nel presentare il decreto, citò proprio Mortano come esempio eclatante di malforme ripartizione di un territorio comunale. In data 30 dicembre 1923, con Regio Decreto n. 3033 (pubblicato il 25 gennaio 1924), la fusione tra il Comune di Mortano e quello di Santa Sofia divenne realtà: fu lo stesso Mussolini che, quale ministro dell'Interno, si assunse l'incombenza di andare a relazionare in udienza davanti al Re Vittorio Emanuele III. E fu così che, a distanza di quasi cento anni dal trasferimento della residenza municipale a Mortano, cessò di esistere definitivamente quello che era stato l'antichissimo Stato di Pondo.

La soppressione del comune e la sua unione a Santa Sofia rappresentarono per Mortano e per la sua storia un evento di fondamentale importanza: dopo secoli e secoli di separazione le due comunità erano state infatti finalmente riunite, sia dal punto di vista amministrativo che da quello sociale. Ma questo atto significò per il piccolo borgo posto alle pendici dell'Appennino Tosco – Romagnolo anche la fine della sua identità urbana e culturale: da allora in poi infatti i suoi, seppur pochi, abitanti non sarebbero stati più identificati con il nome di mortanesi ma con quello di santasofiesi. Inoltre, dagli ultimi anni del XIX secolo, il crescente sviluppo urbano di Santa Sofia aveva portato quel centro abitato ad espandersi ben oltre la riva destra del Bidente, fino a lambire ed in seguito permeare il rialzo naturale sul quale sorgeva Mortano. Fu così che, dai primi decenni del Novecento, diverrà cosa difficile potere distinguere i due nuclei urbani, ed in particolare quello mortanese, essendo stato completamente assorbito dal tessuto edilizio santasofiese. Dal 1924 dunque Mortano, a tutti gli effetti oramai solo una piccola frazione del Comune di Santa Sofia, andò a costituire un quartiere o meglio un rione storico del paese che lo aveva inglobato. Per tale motivo anche all'interno della cartografia geografica e dei dizionari corografici il toponimo di Mortano andò gradualmente scomparendo. La fusione della comunità mortanese, permise al Comune di Santa Sofia di raggiungere una estensione di 148.6 km² comprendendo le seguenti frazioni principali: Berleta, Biserno, Bleda, Burraia, Cabelli, Campigna, Camposonaldo, Collina di Pondo, Corniolo (solo dal 1926), Isola, Monte Falco, San Martino e Spinello.

Stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del Comune di Mortano apparve nel 1768, quando gli amministratori dello Stato di Pondo si insediarono nel piccolo borgo romagnolo dopo il rovinoso terremoto che aveva quasi raso al suolo il castello di Pondo. Esso è dato dall'unione dello stemma araldico della comunità di Pondo (riconoscibile dalla torre merlata ed in capo dal motto Dulce Pondo) e dello stemma nobiliare della illustre famiglia comitale dei Mortani da Mortano, i cui membri secondo la tradizione discenderebbero dalla stirpe del Conte Uguccione della Faggiuola, dai Conti di Montefeltro e dai Conti di Carpegna.

Lo stemma del Comune di Mortano è blasonabile come segue: Partito: I Campo: d'argento, alla rocca nera merlata di cinque pezzi alla guelfa con marcapiano e porta aperta del campo, accompagnata in capo dal motto DULCE PONDO in lettere nere; II Campo: d'azzurro, allo scaglione di rosso cimato da una croce latina dello stesso accompagnata ai lati da due stelle d'oro di sette raggi e da un pipistrello nero in capo.

Nella realtà quello che si trova nel secondo campo dello stemma civico di Mortano non corrisponde esattamente all'emblema araldico utilizzato ancora oggi dai membri della famiglia Mortani. Quest'ultimo è infatti così blasonabile: d'argento, allo scaglione di rosso cimato da una croce latina dello stesso accompagnato da tre stelle rosse di sette raggi poste due e una. Più spesso è possibile trovare al posto delle stelle tre rose di cinque petali dello stesso colore. Il motto è In regione umbrae mortis (Isaia 9,12).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Mortani
  • Chiesa di San Francesco d'Assisi
  • Chiesa di San Filippo Neri
  • Piazza d'armi di palazzo Mortani
  • Piazza Mortani
  • Ponte a schiena d'asino sul Rio Pondo

Persone legate a Mortano[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agnoletti Ercole, Viaggio per le Valli Bidentine, Tipografia Poggiali, Rufina (Firenze), 1997;
  • Amati Amato, Dizionario Corografico Illustrato dell'Italia, Vallardi, Milano, 1878;
  • Costadoni Anselmo, Mittarelli Giovanni Benedetto, Annales Camaldulenses ordinis Sancti Benedicti quibus plura interseruntur tum ceteras Italico - monasticas res, tum historiam ecclesisasticam remque diplomaticam illustrantia – Tomus quintus complectens res gestas ab anno Christi 1251 ad annum 1350, Monastero di San Michele di Murano, Venezia, 1760;
  • Faranda Franco, La Romagna toscana – Santa Sofia e il suo territorio, Edizioni ALFA, Bologna, 1982;
  • Foglietta Luciano, Dal fondo di un lago. Storia di Santa Sofia, Grafiche Marzocchi Editrice, Faenza, 2006;
  • Mambrini Domenico, Galeata nella storia e nell'arte (Ristampa anastatica), Stabilimento Tipografico dei Comuni, Santa Sofia, 1974 (1935);
  • Mini Giovanni, La Romagna toscana – Notizie geografiche storiche industriali e commerciali con cenni sugli uomini illustri sui monumenti e sugli stemmi municipali,Tipografia Barboni, Castrocaro, 1901;
  • Mortani Maurizio, Mortani Niccolò, I Mortani da Mortano – Origini e storia di una famiglia della Romagna toscana,Volume secondo, Mortani Editore, Firenze, 2011;
  • Polloni Antonio, Toponomastica Romagnola, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 1966;
  • Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Volumi I – VI, Tofani, Firenze, 1833 – 1846;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

  • Venendo da Bologna: dall'Autostrada A14 direzione Ancona, uscire al casello di Forlì, prendere la strada provinciale n. 310 "Bidentina" in direzione Meldola, proseguire fino al Comune di Santa Sofia), attraversare il ponte sul fiume Bidente (Ponte Vecchio detto anche Ponte della Repubblica), giungere in piazza Garibaldi, prendere a sinistra per via Pisacane (detta anche Salita di Mortano) per arrivare infine in Piazza Mortani.
  • Venendo da Rimini: dall'Autostrada A14 direzione Bologna, uscire al Casello di Forlì, prendere la S.P. n. 310 "Bidentina" in direzione Meldola, poi proseguire fino al Comune di Santa Sofia), attraversare il ponte sul fiume Bidente (Ponte Vecchio detto anche Ponte della Repubblica), giungere in piazza Garibaldi, prendere a sinistra per via Pisacane (detta anche Salita di Mortano) per arrivare infine in Piazza Mortani.
  • Venendo da Roma prendere la Strada Europea E45, proseguire in direzione nord, fino ad arrivare a San Piero in Bagno, fare il Passo del Carnaio, seguire la strada per Santa Sofia, e arrivati al paese, proseguire piazza Garibaldi, prendere a sinistra per via Pisacane (detta anche Salita di Mortano) per arrivare infine in Piazza Mortani.

Mortano si trova nella Valle del Bidente, lungo la S.P. 310 "Bidentina" che collega la Romagna con la Toscana, e dista 94 km da Firenze, 40 km da Forlì e 62 km da Cesena.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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