Missione Italcon Libano

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La Missione Italcon (o "contingente italiano in Libano") è stata un'operazione di peacekeeping condotta dalle forze armate italiane in Libano, nell'ambito della "Forza Multinazionale in Libano" (MFL), con Francia, Stati Uniti d'America e Gran Bretagna.

Bersaglieri italiani a Beirut nel 1982

Sì svolse dal 1982 al 1984, in due fasi, denominate Libano1 e Libano2. Era la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale che un reparto armato italiano si recava in missione fuori dai confini italiani, con il compito di difendere la popolazione civile.

In seguito all'Operazione Pace in Galilea, condotta dalle forze militari israeliane, fu raggiunto un accordo, grazie alla mediazione di Philip Habib, inviato in Libano dal presidente statunitense Ronald Reagan: secondo gli accordi, forze militari di pace multinazionali (statunitensi, francesi e italiane) avrebbero permesso ai sopravvissuti dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di trovare rifugio negli Stati arabi confinanti garantendo, allo stesso tempo, che i civili palestinesi nei campi profughi non sarebbero stati nuovamente armati.

Operazione Libano 1 (1982)[modifica | modifica wikitesto]

L'operazione "Libano 1", sotto egida ONU, cominciata il 21 agosto 1982 con la partenza dall'Italia del contingente militare cui era affidata la missione a bordo delle navi da sbarco della Marina Militare Grado e Caorle e del traghetto del Lloyd Triestino "Buona Speranza", noleggiato dal Ministero della Difesa, con la scorta della fregata Perseo.[1] La missione, al comando del tenente colonnello Bruno Tosetti, venne affidata al 2º battaglione bersaglieri "Governolo", composto da una Compagnia Comando, due compagnie meccanizzate, un plotone genio e un plotone carabinieri, per un totale di 519 uomini (di cui 40 Ufficiali, 81 Sottufficiali e 389 militari di truppa) con al seguito circa 200 mezzi tra ruotati e cingolati.[2] In precedenza nave Caorle aveva evacuato i civile dal Libano.

Dopo l'attracco nel porto di Beirut delle due navi militari e del traghetto civile, avvenuto il 26 agosto 1982, le operazioni ebbero inizio lo stesso giorno. Compito del contingente italiano era quello di garantire la sicurezza fisica dei palestinesi che lasciavano Beirut e degli altri abitanti della città e favorire il ristabilimento della sovranità e dell'autorità del Governo libanese nel settore meridionale della Capitale libanese, smilitarizzare un'area a cavallo della “Linea Verde” interponendosi fra le forze israeliane e palestinesi, e portare in salvo le forze palestinesi oltre il confine siriano.

La missione si concluse il 12 settembre dello stesso anno con il rientro dal Libano dei militari impegnati a bordo delle navi Caorle e Buona Speranza.

Operazione Libano 2 (1982-1984)[modifica | modifica wikitesto]

Due soli giorni dopo la ripartenza delle truppe italiane verso il proprio paese, vi fu l'attentato al quartier generale dei cristiano maroniti dove persero la vita l'appena eletto presidente della repubblica Bashir Gemayel e 25 dirigenti. Il 16 settembre la ritorsione con i massacri nei campi di Sabra e Chatila. Così la decisione di un nuovo intervento internazionale.

Il Presidente Pertini a Beirut passa in rassegna il contingente italiano nel 1983

In principio la missione era concepita come iniziativa ONU, ma il veto dell'URSS annullò l'egida internazionale mentre il contingente era già in navigazione verso il Libano, per cui ITALCON si trasformò in corso d'opera in uno sforzo eminentemente nazionale, insieme con Francia, USA e Gran Bretagna. Come diretta conseguenza, i mezzi VCC-1 Camillino impegnati sul terreno furono comunque colorati di bianco (identificazione di mezzo ONU), ma portarono dipinta la bandiera italiana.

La missione ebbe inizio il 20 settembre 1982 con la partenza delle navi da sbarco Grado e Caorle che trasportavano i blindati del Battaglione San Marco al comando del Capitano di fregata Pierluigi Sambo, scortate dalla fregata Perseo, e dei traghetti Canguro Bianco, Buona Speranza e Staffetta Jonica, partiti da Cipro; si aggiunsero poi un ponte aereo Italia/Cipro e a protezione e supporto navi a rotazione le unità Vittorio Veneto, Doria, Perseo, Intrepido, Lupo, Ardito, Sagittario, Stromboli, Orsa e Audace.

Il contingente italiano, con un organico di 2.300 uomini al comando del generale dei paracadutisti Franco Angioni, così il 24 settembre 1982 arrivò in Libano, a causa della difficile situazione a Beirut, e dei massacri nei campi profughi. I rapporti con la popolazione locale e le diverse parti in lotta vennero inoltre enormemente facilitati dalla costruzione di un ospedale da campo nei pressi dell'aeroporto di Beirut, dove tutti i feriti di qualunque fazione venivano curati.

Nonostante questo ci furono diversi scontri a fuoco. Il 15 marzo 1983 alle 21.00 una pattuglia del Battaglione San Marco cadde in una imboscata nei pressi del campo di Sabra, e quattro Maro' del S. Marco rimasero feriti, di cui uno gravemente. Quella stessa notte il generale Angioni decise di uscire con gli incursori del Col Moschin per intercettare gli assalitori, che ancora non avevano lasciato la zona. Al contatto col nemico iniziò un violento scontro a fuoco, nel quale i libanesi si batterono con armamento più pesante e armi controcarro. Nel combattimento tre incursori rimasero feriti e si decise di sospendere l'azione. Uno degli italiani perse una gamba.

Il 15 marzo 1983 il militare italiano Filippo Montesi, marò del San Marco, venne colpito alla schiena mentre si trovava in azione di pattugliamento notturno sulla via dell'aeroporto nei pressi del campo profughi palestinese di Burj el-Barajneh, a Beirut. Morì il 22 marzo 1983 a seguito delle ferite riportate nell'imboscata al mezzo sul quale viaggiava. Ben più gravi le perdite per gli altri due contingenti esteri. Il 23 ottobre 1983 un duplice attentato dinamitardo da parte di Hezbollah alle basi della forza multinazionale causò la morte di 241 marines statunitensi e 56 soldati francesi.

La fine della missione venne avviata l'11 febbraio 1984 con il trasferimento a Cipro dei civili italiani da parte della nave Caorle e con il rientro a partire dal 20 febbraio della squadra navale al comando dell'Ammiraglio Giasone Piccioni, costituita da Vittorio Veneto, Andrea Doria, Ardito, Audace, Orsa, Perseo, Sagittario, Stromboli, Caorle, a protezione dei traghetti civili Anglia e Jolly Arancione e delle motonavi Appia e Tiepolo, con le navi Doria, Sagittario e Caorle che restarono in Libano ancora per poco tempo.

La missione terminò il 6 marzo 1984, quando rientrò l'ultima compagnia carabinieri paracadutisti[3]

Montesi fu l'unico militare italiano a cadere durante la missione ITALCON "Libano 2". In quella missione si sono avuti inoltre 75 feriti da parte italiana. Quando la Brigata Folgore rientrò nella sua base di Livorno a fine missione fu accolta da grandi festeggiamenti in città, ed il suo comandante Angioni conobbe un'enorme popolarità su scala nazionale[4].

Terzo intervento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Operazione Leonte.

A seguito del conflitto israelo-libanese del 2006, vi è stata una nuova risoluzione (la 1701[5]) che dispone, fra le altre, una nuova forza di interposizione. Dal 25 luglio 2014 guida la missione il generale italiano Luciano Portolano. L'Italia è attiva con l'Operazione Leonte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ro/Ro BUONA SPERANZA
  2. ^ LIBANO 1 - ITALCON Archiviato il 10 agosto 2013 in Internet Archive.
  3. ^ Libano pag 2
  4. ^ Simone Gianfranco, Trappole, camion bomba e soldati innamorati: il generale Angioni ricorda, in corriere.it, 9 settembre 1996. URL consultato il 9 settembre 1996 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  5. ^ (EN) United Nations Security Council (11 agosto 2006), [1]. Disponibile in lingua italiana (traduzione non ufficiale) a questo indirizzo. Riportato il 2 settembre 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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