Miki Mantakas

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Mikis "Miki" Mantakas

Mikis "Miki" Mantakas (Atene, 13 luglio 1952Roma, 28 febbraio 1975) è stato un attivista greco, giovane militante del Fronte universitario d'azione nazionale. Morì a Roma, colpito da due proiettili nel corso degli scontri avvenuti nelle strade durante il processo agli imputati accusati del Rogo di Primavalle.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studente universitario, era militante del FUAN da appena due mesi e venne ucciso il 28 febbraio 1975, a 23 anni, davanti alla sezione del MSI di Via Ottaviano a Roma, in occasione di un assalto alla sezione missina del rione Prati, seguito al processo per il rogo di Primavalle in cui morirono due ragazzi, Stefano e Virgilio Mattei, figli del segretario locale del MSI.

Del suo omicidio furono accusati i militanti di Potere operaio Alvaro Lojacono e Fabrizio Panzieri.

Le ore precedenti l'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

La giornata ha inizio con un tafferuglio all'ingresso del Palazzo di Giustizia nel settimo giorno del processo per la strage di Primavalle dove c'è Achille Lollo alla sbarra e gli iscritti al MSI hanno dato vita a manifestazioni fin dal primo giorno. Gli scontri fra le parti si acuiscono anche per l'arrivo dei manifestanti di un corteo della sinistra non autorizzato da Primavalle fino a piazzale Clodio; i manifestanti si scontrano subito con la polizia, con altri incidenti anche davanti al Tribunale. Tra i manifestanti in prima fila si trova il ventenne Alvaro Lojacono che si scontra con un avversario politico, da cui sarà separato da parte dei carabinieri del maggiore Antonio Varisco, ufficiale responsabile dell'ordine pubblico a Palazzo di Giustizia, che qualche anno dopo verrà assassinato dalle Brigate Rosse.

Il delitto[modifica | modifica wikitesto]

All'una, con la sospensione dell'udienza, i manifestanti del corteo di sinistra si spostano verso la sede missina di via Ottaviano 9 per assaltarla. Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono, appostati alla sinistra del portone, sparano verso l'ingresso del palazzo. Mantakas, asserragliato nell'edificio con altri ragazzi, viene fatto uscire dalla portiera dello stabile da un altro ingresso del palazzo, posto direttamente sulla Piazza del Risorgimento, al civico 24; con un altro coetaneo corre quindi verso lo spigolo dell'edificio per recuperare il controllo dell'ingresso, armato di una cintura stretta in pugno, ma, svoltato l'angolo, viene preso in piena fronte da un colpo calibro 38 sparato da Alvaro Lojacono, giratosi di scatto verso i due militanti missini accorrenti. Dopo due ore di agonia, Mantakas muore alle 18,45 in punto.

Le ore successive all'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Panzieri viene fermato subito da un poliziotto, mentre i missini identificano Lojacono, portando alla perquisizione di casa sua. Nell'appartamento del padre (noto economista, collaboratore dell'Istituto di Studi per la Programmazione Economica), vicino a Campo de' Fiori, una cameriera apre agli agenti, ma il giovane non c'è.

I tre gradi del processo Lojacono[modifica | modifica wikitesto]

In primo grado (nel marzo del 1977) Lojacono viene scagionato dall'accusa di omicidio. In secondo grado (dibattimento tenuto dal 28 aprile al 31 maggio 1980) la camera di consiglio presieduta da Filippo Mancuso lo condanna a sedici anni di reclusione. Ricorrendo in Cassazione, rimane in libertà e questo gli permette di darsi ancora alla latitanza grazie a coperture familiari e parlamentari. Fuggito prima in Algeria e poi in Svizzera viene comunque condannato a 17 anni di carcere a Lugano per l'omicidio del giudice Girolamo Tartaglione; ne sconterà nove e ne passerà due in semilibertà, prima di essere liberato; ma non sconterà neanche un giorno per l'assassinio di Miki Mantakas in quanto non viene rinviato a giudizio né viene promossa l'accusa di omicidio.[1]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Molti personaggi coinvolti in questo episodio verranno ritrovati in altri fatti di sangue: in primis Lojacono, latitante a Roma per due anni, nel periodo tra l'omicidio Mantakas e l'assoluzione in primo grado, il quale, passato prima alle FAC (Formazioni Armate Comuniste) e poi alle Brigate Rosse, è autore dell'assassinio di tre giudici in pochi mesi, e, nello stesso anno (il 16 marzo 1978), della morte degli agenti di scorta di Aldo Moro nella Strage di via Fani.

La sezione dell'MSI di via Ottaviano fu ancora al centro di varie vicissitudini che portarono anche alla sua temporanea chiusura, ad esempio dopo l'uccisione del giovane Walter Rossi di Lotta Continua due anni dopo alla Balduina, da parte di elementi di estrema destra.

Posizioni controverse[modifica | modifica wikitesto]

A sostegno di Fabrizio Panzieri, condannato a otto anni, tra le altre cose, per concorso morale nell'omicidio Mantakas, tre ideologi della sinistra, Vittorio Foa, Aldo Natoli e Antonio Landolfi, componenti del Comitato per la liberazione di Panzieri, si autodenunciano provocatoriamente. Il comitato era presieduto dal senatore Umberto Terracini, già presidente dell'Assemblea Costituente e firmatario della Costituzione italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]