Mario Ferretti

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Silvio Mario Ferretti (Novi Ligure, 9 agosto 1917Città del Guatemala, 6 maggio 1977) è stato un giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Ferretti era figlio del presidente della Novese, Campione d'Italia di calcio nel 1922. Proprio a Novi, Ferretti divenne sin da piccolo molto amico di Fausto Coppi, allora garzone in una salumeria. Ancora adolescente si trasferì a Roma perché il padre era stato nominato dirigente del CONI. Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di Farmacia. Tuttavia nel 1939 partecipò ad un concorso indetto dall'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), per l'assunzione di un nuovo gruppo di giornalisti radiocronisti. Ferretti fu assunto, merito anche del suo timbro vocale molto caldo e gradevole.

All'inizio della sua carriera di radiocronista, Ferretti non si occupò solamente di sport: partecipò infatti alla trasmissione di successo Radio Sociale, ed ebbe come ospiti Totò, Federico Fellini, Mino Maccari. Dopo l'8 settembre Ferretti lasciò l'EIAR per trasferirsi al nord Italia e lavorare per Soldaten Radio, una radio finanziata dai tedeschi. Successivamente passò a Radio Tevere, una radio che «svolgeva un'attiva opera di propaganda [...] contro i liberatori e contro il Governo del Sud»[1]. Dopo la Liberazione, Ferretti dovette cercare di nascondersi per molto tempo.

Eugenio Danese, Mario Ferretti e Alberto Giubilo nella redazione di Domenica sport alla Rai di Roma nel 1951

Ritornato a Roma e con poche prospettive lavorative, trovò l'occasione per rientrare nel mondo delle radiocronache nel 1949, quando l'allora capo della redazione radiocronache Rai, Vittorio Veltroni, lo chiamò a sostituire un radiocronista appena licenziato in tronco[2] durante una tappa del Giro d'Italia 1949. Il rientro di Mario Ferretti coincise con una delle più grandi imprese della storia del ciclismo: l'epica tappa Cuneo-Pinerolo, nella quale Coppi scalò in solitudine la Maddalena, il Vars, l'Izoard, il Monginevro ed il Sestriere giungendo a Pinerolo con quasi dodici minuti di vantaggio su Gino Bartali. Ed anche Mario Ferretti quel giorno entrò nella storia, esclamando all'apertura del collegamento radiofonico la oramai celebre frase:

«Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi»

La frase di Ferretti fu ripresa il giorno dopo da quasi tutte le testate giornalistiche per celebrare la vittoria di Fausto Coppi il quale, sempre nel corso della stessa radiocronaca fu descritto da Ferretti come «il ragazzo secco come un osso di prosciutto»[3]. Per i sei anni successivi, Ferretti divenne il radiocronista sportivo di punta della Rai insieme con Nicolò Carosio, divenendo una delle voci più popolari in Italia. Mario Ferretti non si occupò solamente di sport: fu anche autore di testi per il teatro, sceneggiatore e aiuto regista; insieme con Vittorio Veltroni fu l'autore dei testi delle prime riviste di Renato Rascel e delle sorelle Pinuccia, Diana e Lisetta Nava.

L'incontro con la Duranti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 incontrò l'attrice - già diva dei Telefoni bianchi - Doris Duranti, se ne innamorò, lasciò la famiglia e decise con lei di cambiare vita: si trasferirono in America Latina, dove Ferretti divenne subito, anche lì, un personaggio molto popolare. Vissero insieme a Santo Domingo, dove aprirono il ristorante Vecchia Roma. Successivamente, dopo la separazione dalla Duranti, Ferretti si stabilì in Guatemala, dove riprese la sua attività di giornalista e radiocronista. Nel paese centro-americano riconquistò in poco tempo fama e ricchezza, sposò una donna dominicana e fondò una stazione televisiva, una radio ed un giornale; aprì anche una agenzia pubblicitaria ed un ristorante.

Nel 1977 venne ricoverato all'ospedale di Città del Guatemala per un intervento alla cistifellea: venne però curato male e non si risvegliò dall'anestesia. Il figlio Claudio ha seguito le orme lavorative del padre, divenendo un giornalista e radiocronista.

Il teatro di rivista[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia: società, politica, strategie, programmi, 1922-1992, Marsilio, 1992.
  2. ^ Il radiocronista fu licenziato perché colpevole di avere esagerato in diretta nella pubblicizzazione di una marca di biciclette.
  3. ^ Un uomo solo al comando, repubblica.it, 1º gennaio 2000. URL consultato il 22 gennaio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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