Marco Minucio Rufo

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Marco Minucio Rufo
Nome originale Marcus Minucius Rufus
Gens Minucia
Consolato 221 a.C.
Dittatura 217 a.C.

Marco Minucio Rufo[1] (in latino Marcus Minucius Rufus; ... – Canne, 2 agosto 216 a.C.) è stato un politico, console e dittatore romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di nascita plebea, fu eletto console nel 221 a.C. con Publio Cornelio Scipione Asina; i due consoli condussero una campagna contro gli Istri, a cui inflissero sconfitte non decisive.

Successivamente, nel 217 a.C., fu nominato dal Senato magister equitum (maestro della cavalleria) di Quinto Fabio Massimo (il Temporeggiatore) all'epoca della seconda guerra punica.[2] In seguito divenne codittatore ma rinunciò alla sua carica.[3] Si mise alla testa dei malcontenti che serpeggiavano tra i soldati più giovani per la tecnica del dittatore. Non approvava la guerriglia che infatti non produceva le grandi vittorie che si aspettavano i romani.[3]

Codittatore[modifica | modifica wikitesto]

Marco Minucio colse al volo l'opportunità di comandare le truppe quando Fabio fu richiamato a Roma per motivi religiosi[4] e schierò le sue truppe contro qualche cartaginese uscito dal campo in cerca di cibo. Li uccise e esaltò il suo successo a Roma.[5] Il senato, che aspettava un'occasione simile, affidò la carica di dittatore anche a Marco Minucio. Mai prima di allora era accaduto che ci fossero due dittatori a Roma.[6] Quest'ultimo propose a Fabio di comandare l'esercito un giorno a testa ma Fabio decise che avendo strategie contrastanti sarebbe stato meglio dividere l'esercito.[7]

Annibale, conoscendo l'impazienza del nuovo dittatore preparò una trappola attirando l'esercito su una collina per poi accerchiarlo.[8] Minucio mandò prima pochi uomini ma fu subito costretto a mandarne di più finché tutto il suo esercito fu impiegato in battaglia.[9] Se Fabio non fosse intervenuto attaccando alle spalle il nemico, Marco Minucio Rufo sarebbe stato certamente sconfitto.[3][10] Riconoscendo la superiorità nel comando e nella tattica di Fabio, egli rinunciò alla sua carica.[11]

Si narra che Annibale vedendo Fabio scendere dalla collina disse: "la nuvola che soleva stare sui gioghi dei monti si è finalmente sciolta in tempestosa pioggia".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1, Boston: Little, Brown and Company, Vol.3 p. 673
  2. ^ Polibio, III, 87, 6-9.
  3. ^ a b c Periochae, 22.6.
  4. ^ Polibio, III, 94, 9-10.
  5. ^ Polibio, III, 101 - 102.
  6. ^ Polibio, III, 103, 1-4.
  7. ^ Polibio, III, 103, 7-8.
  8. ^ Polibio, III, 104, 1-3.
  9. ^ Polibio, III, 104, 4-7 e 105, 1-4.
  10. ^ Polibio, III, 105, 5-11.
  11. ^ Periochae, 22.7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Gneo Cornelio Scipione Calvo
e
Marco Claudio Marcello I
(221 a.C.)
con Publio Cornelio Scipione Asina
Marco Valerio Levino
e
Quinto Mucio Scevola