Luigi Bolmida

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Luigi Bolmida
Bolmidaluigi.jpg
Luigi Bolmida

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature IV (20.12.1849-20.11.1853)
V (19.12.1853-25.10.1857)
Gruppo
parlamentare
Unione Liberale
Coalizione Destra storica
Circoscrizione Torino
Collegio Varallo

Dati generali
Titolo di studio Barone
Professione banchiere, imprenditore

Luigi Bolmida (Torino, 19 gennaio 1805Torino, 29 dicembre 1856) è stato un banchiere, imprenditore e politico italiano.

Luigi Bolmida inaugurò con il fratello Vincenzo il più antico filatoio tessile per la seta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Bolmida era figlio del barone Giuseppe Bolmida. Egli compì gli studi inferiori a Torino e conseguì la laurea in economia all'Università di Bologna. Suo padre era un banchiere, appartenente alla schiera della nuova borghesia di privati banchieri che unirono all'attività del risparmio (senza sportelli e quindi senza rapporti con il pubblico),[1] l'attività dell'industria e del commercio.

Giuseppe Bolmida, padre di Luigi e Vincenzo Bolmida, fu esperto nell'importazione e vendita della seta, esercitata attraverso la sua società, Bolmida e C. con sede a Torino. Quando lui lasciò l'azienda ai suoi figli, la società cambiò la denominazione sociale in Fratelli Bolmida e C.[2] Da importatori del prodotto finito, i due nuovi titolari decisero di attivare un filatoio.

Lo stabilimento di filatura tessile fu impiantato per la prima volta nel 1835 in Val Chisone e Germanasca, e precisamente a Perosa Argentina vicino a Torino, dove furono costruiti una filanda, una carderia meccanica e un laboratorio con macchinari di nuova concezione, molto all'avanguardia per quei tempi.[3]

La storica fabbrica tessile si trova a Perosa Argentina ai piedi del monte Monginevro appartenente alla catena delle Alpi, un paese montano che porta alla stazione sciistica Sestriere al confine con la Francia.

L'idea d'importare "la meno costosa materia prima", abbassò di gran lunga il prezzo del prodotto finito, ma il successo dell'impresa, coronato da ottimi fatturati portò Vincenzo Bolmida a una maggiore gestione espansiva, tuttavia dispendiosa sia per l'acquisto dei macchinari sia per l'assunzione di un gran numero ed esubero di operai.[4]

Nel 1841 e dopo soli sei anni la fabbrica si trovò ad affrontare una grave crisi di liquidità, aggravata dal calo commerciale del mercato della seta.

Il successivo equilibrio economico fu favorito molto da Cavour col quale Vincenzo Bolmida poté entrare in società nel 1845 con bilanci nel frattempo riportati in attivo, per garantire le necessarie coperture al progetto della tratta ferroviaria che passava da Torino a Savigliano.[5][6] Due anni dopo, contro la posizione degli altri banchieri privati, la riforma che Camillo Cavour stava promuovendo, per arrivare alla costituzione di una Banca Centrale del Regno di Sardegna fu sostenuta e questa, partecipò poi alla nuova costituzione della Banca di Torino.[7][8] Egli entrò tuttavia a far parte solo come socio fondatore e consigliere,[2] di questa e, in tale veste, ebbe un peso nella lunga e laboriosa trattativa, iniziata nel 1848 con un contatto confidenziale che lo portò poi, il 14 luglio 1849 alla fusione con la Banca di Genova e alla nascita della Banca Nazionale negli Stati Sardi, un istituto regale formalmente privato con compiti di Tesoreria di Stato, di emissione di cartamoneta e con funzione di braccio finanziario per le politiche espansionistiche di Cavour stesso.

Un aiuto in questa delicata trattativa gli venne dato da Ulrich Geisser, un impiegato reclutato alla contabilità della "Fratelli Bolmida" che diventò grazie alla sua bravura, competenza e non indifferente abilità, il suo assistente personale.

[9] Al fine di sostenere comunque le politiche riformatrici di Cavour in materia economica, Luigi Bolmida si candidò alle elezioni del Parlamento Subalpino del 9/11 settembre 1849 e fu eletto nel collegio di Varallo nella IV Legislatura del Regno di Sardegna, poi rieletto nella successiva V legislatura,[10] rappresentando al contempo gli interessi dell'alta banca.

Nel ruolo di illustre esponente del settore bancario privato, Luigi Bolmida fece spesso da mediatore tra i progetti del governo e le resistenze ai duri controlli dei banchieri privati che lo Stato intendeva esercitare sulla moneta, e soprattutto sul credito mai regolamentato nella separazione tra i settori di Banca d'affari e Banca depositi.

[11] Un ruolo di mediatore si ritrovò ad averlo anche con James Mayer de Rothschild, il quale dopo che in Francia, l'impero di famiglia fu esteso, meditò propositi di predominio sull'economia di tutta la penisola italiana. Fu grazie al lungo rapporto di affari con Rothschild Frères, una holding di famiglia di Francia, che Rothschild ottenne che il governo sabaudo potesse collocare i titoli di rendita dello Stato sul mercato di Parigi, ma le repentine manovre politiche di Cavour e l'ampliamento dei rapporti in tutta Europa, resero questo suo ruolo sempre più difficile.[12] Fin dal 1850 la grave crisi economica seguita alla prima guerra d'indipendenza aveva spinto il governo a cercare prestiti e finanziamenti economici dall'alta banca europea, specie inglese.

Luigi Bolmida, nonostante continuasse a curare rapporti e interessi personali, entrando talvolta in conflitto d'interessi tra loro, riuscì anche a tessere i rapporti sia con il mondo finanziario sia politico stesso. Egli appoggiò Camillo Cavour sulla legge bancaria del 1850 che assegnava alla Banca Nazionale il privilegio di emissione e confidò molto sull'affidamento alla stessa della tesoreria nazionale nel 1853, ma soprattutto volle allargare la manovra all'intero mercato europeo, allo scopo di togliere il predominio delle contrattazioni, affidato ai grandi finanzieri locali e rese più difficile l'azione, dal momento che questa continuò ad avere forti legami col mondo bancario privato.[13] Con una paziente opera di convinzione riuscì a superare la diffidenza di Cavour e Rothschild attraverso la fondazione di un nuovo istituto bancario, il Credito Mobiliare, costituito nel 1856 come punto d'incontro dei diversi interessi in gioco. Il nuovo Istituto fu la ex Cassa di commercio e dell'industria[14] che Luigi Bolmida costituì cinque anni prima, e venne utilizzato da Rothschild per espandere i suoi interessi italiani, in contrapposizione con altri svizzeri, che da Cavour si estendevano al Regno di Sardegna e poi in tutta la penisola in vista dell'unificazione.

Luigi Bolmida fece in tempo a partecipare alla stesura della costituzione quando pochi giorni dopo, morì a Torino nel 1856 a causa di un infarto che lo colpì all'età di 51 anni.

Nel 1865 la gestione della filanda diventò di proprietà di Amato Gaydou e nel 1883 di Fritz e Caspar Jenny. Fu soprattutto grazie ad Antonio Ganzoni che la fabbrica si trasformò in filatura del cotone.

Nel 1906 la storica fabbrica tessile di Perosa Argentina vicino a Torino passò di proprietà di Carlo Abegg e Augusto Abegg originari di Zurigo in Svizzera e fu compresa nel Gruppo Tessile Cotonificio Valle di Susa. Carlo Abegg si era dedicato alla lavorazione della seta, realizzata dalla coltivazione della pianta di gelso, Augusto Abegg invece alla lavorazione del fiore di cotone. Nel 1931 la proprietà della filanda passò al nipote Werner Abegg. Nel 1947, la famiglia di Carlo e Augusto Abegg cedette la sua fabbrica tessile a Giulio Riva.

Giulio Riva, originario di Legnano vicino a Milano in Lombardia, ragioniere, sposato con Raffaella Lampugnani, nel 1960 cedette in eredità al figlio Felice Riva chiamato "Felicino" o "Biondino", le difficili sorti aziendali. Felice Riva era conosciuto anche come il "delfino della finanza" per i suoi coraggiosi, ma "azzardati" investimenti nell'alta finanza e nel gioco di Borsa Italiana che presto lo portarono al declino economico. Felice Riva, italiano nato nel 1935, emigrò all'estero nel 1982 e riuscì a rientrare in Italia solo grazie ad alcuni condoni edilizi, sgravi fiscali, amnistie e riduzioni. Felice Riva visse gli ultimi anni della sua vita in Italia in Toscana nella zona della Versilia. Nel 2017 morì all'età di 82 anni a Lido di Camaiore vicino a Lucca.

È con l'industriale Achille Roncoroni, nato a Milano in Lombardia nel 1923, già proprietario dal 1956 di Manifattura di Legnano (dal 1901), poi ampliato in un gruppo tessile più ampio, che la Manifattura di Perosa, nel 1976 attraversata già da una grave crisi economica dovuta ai movimenti finanziari del precedente proprietario Felice Riva, riuscì a risollevarsi e, quindi, a poter restituire al mondo intero quell'eccellenza nella filatura del cotone, acquisendone la proprietà. Egli fu l'ultimo proprietario di Manifattura di Perosa.

Negli anni 1970 la fabbrica perosina fu da sempre "il fiore all'occhiello" del gruppo tessile cotoniero Manifattura di Legnano (dal 1901) e raggiunse, all'inizio degli anni duemila, il suo primato nel made in Italy con pregevoli filati "pettinati" di cotone di eccellente qualità e con un fatturato annuo industriale di circa 220 milioni di euro.

Allo stabilimento produttivo di Manifattura di Perosa fu annesso inoltre un edificio religioso, un convitto di "aspirandato", in preparazione alla "clausura monastica", utilizzato originariamente come filanda e, poi dal 1951 al 1973 dalle suore monache religiose "salesiane". Il convitto religioso fu soprattutto una villa padronale e un alloggio per maestranze tessili, chiamate in francese "filoires", "filatrici". Dai primi anni 1970 agli anni 1980 l'edificio convitto religioso fu utilizzato solo come scuola media inferiore per studenti della Valle Montana, poi fu definitivamente abbandonato, insieme al suo vicino giardino.

Nel 1991 scoppiò un incendio grave nel cortile della fabbrica e solo nel 1994 fu possibile demolire la storica ciminiera in mattoni.

Achille Roncoroni muore nel 2005 all'età di 82 anni dopo una lunga malattia a Tremezzo in Italia sul lombardo lago di Como.

Il 12 febbraio 2008 il Gruppo tessile cotoniero Manifattura di Legnano (dal 1901) ha chiuso per sempre, e così anche Manifattura di Perosa (dal 1835), entrata anche questa in liquidazione in concordato preventivo qualche anno dopo, nel 2010, dopo essere stata ceduta come ramo d'azienda alla società Newcoocot. Entrambe le due aziende tessili sono in attesa di definitiva vendita e liquidazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prato, L'industria bancaria privata.
  2. ^ a b ACS M.A.I.C., Industrie, banche e società: atto costitutivo e statuto.
  3. ^ Luzzatto.
  4. ^ Marchetti, Parte terza.
  5. ^ Ogliari, Volume I.
  6. ^ Rossi-Nitti,  vicino Cuneo. La sua prematura morte manderà tuttavia, a monte la fondazione della relativa società di costruzione e gestione della linea.
  7. ^ Banca d'Italia, Fondo trattative con la Banca di Torino. Relazioni.
  8. ^ Marchetti, pag. 92 e seguenti.
  9. ^ Luzzatto, Grazie al sostegno di Bolmida, che lo presentò a Cavour, Ulrich Geisser iniziò una brillante carriera che lo porterà in pochi anni ad essere uno dei più ricchi ed influenti banchieri italiani dell'Ottocento.
  10. ^ scheda sul sito storico della Camera dei Deputati
  11. ^ Luzzatto, Tale risultato fu raggiunto solo con la legge bancaria del 1936.
  12. ^ Gille, Il volume è ampiamente citato in lingua italiana nei quaderni storici della Banca d'Italia.
  13. ^ Luzzatto, Bolmida aveva in gioco grandi capitali, ed era spesso costretto a tenere il piede in due staffe, per poter garantire i propri interessi e fare al contempo quelli del governo.
  14. ^ ACS M.A.I.C., Industrie, banche e società:.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Ogliari, Scintille tra i monti I trasporti in Piemonte e Valle D'Aosta
  • Archivio Storico della Banca d'Italia, Fondo Banca di Genova
  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Agricoltura, Industria, Commercio e Artigianato Industrie, banche e società
  • B. Gille, Les Capitaux français au Piémont (1849-1859)
  • G. Prato, Risparmio e credito in Piemonte nell'avvento dell'economia moderna in La Cassa di Risparmio di Torino nel suo primo centenario, Torino 1927
  • L. Marchetti, Cavour e la Banca di Torino(1847-1850) Milano (1952)
  • G. Luzzatto, L'economia italiana dal 1861 al 1894 Torino, 1968
  • Banche,governo e parlamento negli Stati sardi. Fonti documentarie (1843-1861) a cura di E. Rossi e G. P. Nitti, Torino 1968

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]