Lucio Russo

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Lucio Russo (Venezia, 22 novembre 1944) è un fisico, filologo e storico della scienza italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Russo studiò all'Università di Napoli dove si laureò in fisica nel 1969.

Incaricato dal 1973/74, docente dell'università di Modena dal 1978, divenne professore straordinario di Calcolo delle probabilità nel 1981. Dal 1984 tiene la cattedra di Calcolo delle probabilità all'Università degli studi di Roma Tor Vergata. Ha trascorso periodi di studio presso l'Institut des Hautes Etudes Scientifiques e presso la Princeton University.

I temi principali delle ricerche da lui condotte riguardano: problemi di isomorfismo tra schemi di Bernoulli e processi di Markov; misure di Gibbs del modello di Ising; teoria della percolazione di Bernoulli; formulazione di una versione approssimata della classica legge zero-uno valida nel caso di sistemi finiti di variabili aleatorie; ricostruzione di immagini e riconoscimento automatico di forme.

Nell'ambito di storia della scienza ha condotto delle ricerche riguardanti la ricostruzione di alcune idee dell'astronomia di Ipparco attraverso l'analisi di testimonianze contenute in opere letterarie; la ricostruzione della prova dell'eliocentrismo attribuita da Plutarco a Seleuco di Seleucia; alcuni problemi di filologia euclidea (in particolare sulle definizioni del I libro degli Elementi e sul primo postulato dell'Ottica); la storia della teoria delle maree in epoca ellenistica e nella prima età moderna.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La Rivoluzione dimenticata, Feltrinelli, 1996 (III ed. ampliata 2003).
  • Segmenti e bastoncini, Feltrinelli, 1998.
  • Scienza, cultura, filosofia, CRT, 2002, in collaborazione con Massimo Bontempelli e Marino Badiale.
  • Flussi e riflussi: indagine sull'origine di una teoria scientifica, Feltrinelli, 2003.
  • La cultura componibile, dalla frammentazione alla disgregazione del sapere, Liguori, 2008.
  • Archimede. Massimo genio dell'umanità, Canguro, 2009 (dalla collana per ragazzi Iniziatori).
  • Ingegni minuti. Una storia della scienza in Italia, con Emanuela Santoni, Feltrinelli, 2010.
  • L'America dimenticata. I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo, Mondadori, 2013.

La rivoluzione dimenticata[modifica | modifica sorgente]

La rivoluzione dimenticata, tradotto in inglese, tedesco, polacco e greco e finalista del premio Viareggio per la saggistica 1997.

In questo saggio, Russo ha svolto un importante lavoro di ricerca sul periodo ellenistico considerato dall'autore come l'era in cui ha avuto inizio la scienza, intesa nel senso attuale del termine. Confutando la tesi che lo sviluppo scientifico sia un processo ininterrotto di accumulazione di conoscenze, documenta, citando come fonte circa 450 testi, come tra il IV e il II secolo a.C. ci sia stata una scienza ben superiore a quella dei secoli immediatamente successivi, sino a quando, nel rinascimento ci fu una riscoperta degli autori classici e delle loro conoscenze, e notando che talvolta gli scienziati rinascimentali attribuivano a se stessi la paternità di scoperte che in realtà appartenevano al periodo ellenistico. Il saggio di Russo è incentrato particolarmente sulla matematica, ma, partendo da questa, Russo ricostruisce i risultati ottenuti anche nel campo dell'ottica, della scenografia, catottrica, geografia, meccanica, pneumatica, astronomia, tecnologia. Un capitolo a parte è dedicato alla tecnologia, così come alle scienze mediche. Infine l'autore tenta un'analisi delle cause del drammatico declino, attribuendolo principalmente alle conquiste dell'impero romano e accenna ad una descrizione del lento recupero successivo delle conoscenze. Nell'epilogo Russo si pone interrogativi sul futuro della scienza. Secondo l'autore si sta facendo sempre più spazio l'irrazionalismo; in particolare, l'abbandono nelle scuole del metodo dimostrativo fa sì che la conoscenza venga acquisita per il solo principio di autorità, assumendo contorni quasi magici perché non più in contatto con la realtà.

Recensioni all'edizione in lingua inglese[modifica | modifica sorgente]

« La Rivoluzione Dimenticata è piena di dettagli affascinanti e la ricostruzione delle opere perdute è ingegnosa. Ma attenzione! Quella che potrebbe essere una splendida ricostruzione delle conquiste alessandrine passa in secondo piano rispetto agli eccessivi richiami dell'Autore sulla sua influenza sulla scienza rinascimentale e alla sua sottostimata considerazione dell'importanza dei semi lasciati da Artistotele e dagli altri durante il periodo classico. »
(Michael Rowan-Robinson, "Praising Alexandrians to excess." Review of The Forgotten Revolution, Physics World vol. 17, no. 4 (aprile 2004).)
« Se c'è qualcosa di buono nella scienza moderna e nella matematica (o nell'arte, linguistica, architettura, tecnologia o medicina) l'Autore è felice di mostrare che nel periodo ellenistico c'era già. È perfino certo che in quel periodo ci fosse già la legge di gravitazione sull'inverso del quadrato [della distanza].

È corretta questa visione dei fatti? In gran parte lo è, certo, ma non del tutto e certamente non la parte sulla legge di gravitazione. Eppure lo sforzo di portare alle sue conseguenze il "What if" è ben speso. Abbiamo accesso solo all'1-2% degli antichi testi di cui conosciamo i titoli, gli altri sono persi, il che lascia a Russo abbastanza spazio per immaginare una scienza ellenistica molto più ampia e molto più moderna di quanto precedentemente immaginato." »

(Mott Greene, "The birth of modern science? Review of The Forgotten Revolution, Nature 430 (5 agosto 2004): 614.)
« La quantità di prove messe insieme da Russo renderà molto difficile anche per il lettore più scettico continuare a pensare ad un mondo ellenistico così remoto. Ciononostante, data la natura speculativa di molte delle prove prodotte, non si può negare che Russo vada un po' troppo oltre nel denigrare molte delle menti più brillanti della Rivoluzione Scientifica (oppure, per altro verso, del mondo romano). »
(Gary B. Magee, Review of The Forgotten Revolution, Economic Record, 80 (2004): 475-476.)
« La novità di queste conclusioni è tale che si potrebbe esser tentati di reagire semplicemente non credendoci affatto, se non addirittura con una scrollata di spalle. Il lettore dovrebbe, ad ogni modo, evitare una simile reazione perché il supporto dei testi è senza dubbio impressionante. Esso comprende una nuova metodologia, stavolta nell'esame delle fonti di prima mano. Grazie alla sua duplice competenza in scienza e filologia, Russo affronta un'abitudine dura a morire tra gli studiosi dell'antichità - e precisamente che gli umanisti si occupino solo di fonti "letterarie" e gli storici della scienza di fonti "scientifiche". »
(Sandro Graffi, review of La Rivoluzione Dimenticata, Notices Amer. Math. Soc., vol. 45, no. 5, May 1998.)

Segmenti e bastoncini[modifica | modifica sorgente]

Pubblicato poco dopo la riforma scolastica del ministro Luigi Berlinguer, il libro analizza l'evoluzione della scuola (in particolare italiana) negli ultimi anni, cercando di individuare i motivi strutturali che l'hanno determinata. La tesi principale è che ad essere responsabili del fenomeno di deconcettualizzazione e di impoverimento di contenuti dell'insegnamento siano da un lato la necessità sempre minore di competenze diffuse di alto livello, dall'altro l'esigenza di formare una classe sufficientemente ampia e vorace di consumatori, affinché il mercato e la sua logica non collassino. Russo sostiene quindi che la scuola di oggi, proprio perché non ha più la funzione sociale di selezionare i migliori al fine di formare una classe dirigente, si stia appiattendo su livelli minimi. Una critica importante ad una politica scolastica che si adegua (nell'ottica dell'autore) a questi fenomeni senza cercare di arginarli è che essa non consente una scelta diversa, un'alternativa, garantendo così di fatto il diritto all'ignoranza (come afferma provocatoriamente Russo), ma non alla cultura.

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