Leopoldo Pirelli

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Leopoldo Pirelli

Leopoldo Pirelli (Velate, 27 agosto 1925Portofino, 23 gennaio 2007) è stato un imprenditore italiano.

Ha fatto parte per più di tre decenni della società che porta il suo nome, la Pirelli, una delle maggiori nella storia dell'industria in Italia e colosso nel settore della produzione di gomma, pneumatici e cavi elettrici.

Definito calvinista e strenuo difensore della privacy, appassionato di vela, era figlio di Alberto Pirelli e nipote del senatore Giovanni Battista, che fu nel 1872 fondatore del gruppo. Il fratello Giovanni è stato un esponente del Partito Socialista Italiano.

Ha avuto due figli, Cecilia e Alberto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nella località natale, presso Varese, Pirelli si laureò a venticinque anni in ingegneria meccanica entrando subito a lavorare nell'azienda familiare, nella quale resterà fino al 1992 quando la guida del gruppo è passata all'ex genero Marco Tronchetti Provera.

Divenne presidente del suo gruppo nel 1965 mentre nel 1974 veniva nominato vicepresidente di Confindustria, l'organismo degli industriali di cui fu, assieme a Gianni Agnelli, uno dei principali rinnovatori.

Ha ricoperto per anni la carica di consigliere di amministrazione in varie aziende e istituti quali Comit, RAS e Mediobanca.

Nel 1968 propone la settimana lavorativa di 5 giorni, le ferie scaglionate, i turni di lavoro. Manda ogni sei mesi una Lettera agli azionisti.

Nel 1971 promuove un accordo di fusione con la Dunlop, che però alle prime difficoltà viene sciolto.

L'11 marzo 1973 fu gravemente ustionato nel corso di un grave tamponamento a catena avvenuto nella galleria Castelletto dell'Autostrada A12 Genova - Sestri Levante, a Sori, in cui rimase gravemente ustionato anche il fratello Giovanni, che morì il 3 aprile successivo. L'Alfa Romeo Giulia 1300 dei fratelli Pirelli, ferma in coda, venne tamponata da una Fiat 128 e si incendiò. L'autista dei fratelli Pirelli, Aldo Nardi, riuscì ad uscire dall'Alfa negli istanti successivi all'incidente e ad estrarre i fratelli Pirelli dalla vettura in fiamme. Giovanni, rimasto qualche istante in più a bordo della vettura, riportò ustioni di terzo grado sul 70% del corpo[1].

Nominato Cavaliere del lavoro nel 1977, è stato manager di grandi intuizioni, apprezzato nell'ambiente economico quanto in quello sindacale (con cui si trovò ad operare nell'autunno caldo del 1969). Amava sostenere la tesi secondo cui, nell'ambito del lavoro, è meglio un'occupazione - sia pure parziale e quale che ne sia la forma contrattuale che la regola - piuttosto che la disoccupazione.

Secondo Ferruccio De Bortoli[2], direttore de Il Sole-24 Ore, Pirelli è stato un uomo di grande garbo e di straordinaria cultura. Quando ereditò il gruppo fondato dal nonno aveva già intuito quelle che sarebbero state le dinamiche della concentrazione dell'industria mondiale. Anticipatore dei temi della globalizzazione rispetto a quella che sarebbe stata una successiva reale apertura dei mercati, non fu esente - a parere di De Bortoli - da passi falsi.

Sul finire degli anni ottanta tentò la scalata alla statunitense Firestone (per poi ripiegare sulla Armstrong Tire), e nel settembre del 1990 sulla tedesca Continental. Il fallimento della scalata alla Continental provoca grandi perdite per la Pirelli. Il fallimento dell'operazione segna la fine dell'esperienza operativa di Leopoldo Pirelli nell'azienda di famiglia. Al suo posto subentra Marco Tronchetti Provera, che si era opposto all'operazione, con cui si tentava di far superare all'azienda milanese le difficoltà del momento.

Nel maggio del 1999, quando lasciò anche l'ultima carica, quella al vertice di Pirellina, disse:

« Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articolo dell'Unità del 4 aprile 1973 Archiviato il 22 giugno 2015 in Internet Archive.
  2. ^ Fonte: Dichiarazione al TG1 del 23 gennaio 2007

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Controllo di autorità VIAF: (EN17356692 · ISNI: (EN0000 0000 0692 0546 · SBN: IT\ICCU\VEAV\001106 · BNF: (FRcb13022207f (data)
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